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Il “tempo favorevole” dell’Azione cattolica italiana

© Azione Cattolica
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A Roma gli 800 delegati da tutte le diocesi italiane per l’assemblea nazionale. Il 3 maggio l’incontro di Papa Francesco con 7 mila presidenti parrocchiali

Ottocento delegati, 250 uditori, 80 ospiti provenienti da diversi Paesi del mondo: sono alcuni dei numeri della XV Assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana che si aprirà il 30 aprile a Roma sul tema “Persone nuove in Cristo Gesù. Corresponsabili della gioia di vivere”. In conclusione, il 3 maggio, l’incontro con Papa Francesco al quale parteciperanno oltre 7 mila presidenti parrocchiali e assistenti di Azione cattolica provenienti da tutta Italia. L’assemblea, come accade con scadenza triennale, è convocata per l’elezione del nuovo Consiglio nazionale a conclusione di un percorso di rinnovo degli incarichi elettivi che ha coinvolto prima i livelli parrocchiali, diocesani e regionali dell’associazione. Con questa assemblea termina il suo mandato da presidente nazionale Franco Miano che ha guidato l’Azione cattolica dal 2009 e che racconta ad Aleteia realtà e progetti dell’associazione.

Nella bozza di Documento finale che verrà discussa in assemblea c’è l’invito a considerare questo tempo come "tempo favorevole" da vivere nella gioia: non è un po’ azzardato in anni di crisi?

Miano: L’insistenza sul "tempo favorevole" ha una valenza spirituale e culturale insieme. Come credenti dobbiamo ritenere ogni tempo favorevole e propizio perchè c’è la presenza del Signore e la possibilità per fare il bene. Ma anche una attenta lettura di ordine culturale spiega che in un tempo di crisi, di cambiamenti, di frammentazione, c’è uno spazio nuovo di ricerca che porta a nuove sintesi, per nuove acquisizioni e passi in avanti. Lo vediamo, ad esempio, nelle tante forme di economia solidale moltiplicate per far fronte alle minori risorse a disposizione delle famiglie, come il microcredito, i gruppi di acquisto, la banca del tempo. E’ soprattutto in tempi di crisi, economica ma anche etica e culturale, che scaturisce l’occasione per una testimonianza cristiana più solida, più forte, più significativa per recuperare o far crescere valori come la sobrietà, la responsabilità, la fraternità.

Cioè quelli a cui richiama Papa Francesco…

Miano: Papa Francesco è uno dei segni più belli di questo “tempo favorevole”, una autentica sorpresa dello Spirito e un grande dono per credenti e non credenti. Il papa “venuto dalla fine del mondo” ci mostra il Concilio Vaticano II all’opera, cioè che è possibile vivere con semplicità la propria fede e, pur mantenendo forte la propria identità, entrare in dialogo con tutti, tenendo sempre in primo piano l’attenzione prioritaria per i poveri. Il Concilio invita i cristiani alla lettura dei segni dei tempi e Papa Francesco ci dice che questo è il tempo dei segni: il cristiano non pianta bandiere, ma pone segni. E’ questo il senso di aver scelto come prime tappe del suo itinerario Lampedusa o Assisi: le migrazioni e la pace sono due grandi segni del nostro tempo che richiedono tutta la nostra attenzione.

A proposito di Concilio, l’Ac ripete spesso che questo è la “bussola” per il suo cammino: dove l’ha portata questa bussola dopo 50 anni?

Miano: In questi anni l’Azione cattolica, anche grazie al Concilio, ha ripensato se stessa, non senza difficoltà perchè ogni autentico ripensamento non è mai indolore: è qualcosa che provoca e mette in discussione. Così è tornata a quel nucleo fondamentale della sua identità che è la "scelta religiosa", cioè il primato dello spirituale e della fede da cui scaturisce una testimonianza cristiana nella storia che sappia distinguersi per la coerenza tra la fede e la vita. Questo processo non è stato sempre compreso con facilità, forse era troppo presto. Eppure ora ne vediamo i frutti. I cinquant’anni che ci separano dal Concilio consentono oggi di comprendere meglio la portata della scelta profetica operata dall’allora presidente dell’Ac, Vittorio Bachelet, e dall’assistente generale, mons. Franco Costa: proprio papa Francesco dimostra che questa scelta è feconda di vita perché indica come la testimonianza della fede, nella semplicità e nella ferialità della vita dei laici, è una leva per cambiare la storia.

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