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Evoluzione e creazione: in cerca di una relazione possibile

Evolution of man

© Public Domain

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 29/04/14

Presso la Facoltà Teologica del Triveneto un convegno rimette in campo uno dei temi più delicati nell’eterno confronto tra scienza e fede.

Scienza e fede, specie in un tempo in cui il progresso della tecnologia procede a ritmo sfrenato e l’uomo, spesso spiazzato da questi, cerca i punti di riferimento nella religione, hanno sempre bisogno di rinnovare il proprio dialogo. Lo sanno bene gli studiosi della Facoltà Teologica del Triveneto di Padova, che da anni si dedicano ad esplorarne i percorsi comuni e le tensioni reciproche. In questo ambito di ricerche, in tutta la giornata di martedì 13 maggio si svolgerà in quella sede il convegno accademico Evoluzione e creazione: per ritrovare una relazione. L’intento degli organizzatori è quello di “comprendere gli interrogativi che il pensiero scientifico contemporaneo – e segnatamente la biologia evoluzionista – pone alla teologia, così come all’antropologia e all’etica; si tratta, d’altra parte, di comprendere come la fede nel Creatore possa aiutare a interpretare il dinamismo del mondo della vita e il ruolo dell’uomo al suo interno”. Noi di Aleteia abbiamo intervistato uno dei coordinatori dell’evento, Simone Morandini, docente Teologia e spiritualità della creazione al Biennio di specializzazione della Facoltà teologica del Triveneto, ma che arriva allo studio dopo essere partito come studioso di fisica.

Qual è stato lo spunto per organizzare questo incontro?

Morandini: L’incontro si inserisce all’interno di un percorso che la Facoltà Teologica del Triveneto conduce ormai da parecchi anni sul rapporto tra scienza e fede. Quest’anno si è voluta dare una maggiore ampiezza all’attività in quest’ambito dedicando ad essa il convegno annuale della Facoltà. Ma c’è un lavoro di riflessione sia condotto con un gruppo di docenti della Facoltà, sia con corsi rivolti ai docenti delle scuole superiori del Veneto. Il tema naturalmente è di estrema attualità: il rapporto tra creazione ed evoluzione è uno dei nodi non sciolti, diciamo così, che restano all’interno della nostra tradizione teologica, ma anche del pensiero scientifico. Pensiamo a figure come Telmo Pievani Richard Hawkins, che usano in modo polemico questo tipo di riflessioni. Noi vogliamo proporre una riflessione serena, non polemica, per cercare di approfondire i nodi tematici tra scienza e fede.

Perché la biologia evoluzionista è un terreno dove più si misurano le tensioni tra scienza e teologia?

Morandini: Probabilmente dipende, in parte almeno, da una mancanza di comunicazione, perché in realtà ci sono decenni di riflessioni, di elaborazioni teologiche e filosofiche che oramai ci mettono a disposizione strumenti concettuali abbastanza robusti per poterci misurare su temi di questo tipo. Solo che c’è ancora un’immagine speculare di una scienza che trascura le questioni del senso e di una teologia che non è capace di aggiornarsi e di confrontarsi con quella. Tutto questo richiede di soffermarsi e riflettere. Parlerei di una non contraddizione tra scienza e teologia. Quello a cui teniamo abbastanza e di chiarire questo, che c’è un dialogo, un gioco di interrrogazioni, di rimandi reciproci, di prospettive indubbiamente diverse già sul piano del linguaggio, ma che sono capaci di itneragire in modo fecondo.

Un biologo evoluzionista quindi può essere un uomo di fede?

Morandini: Direi che qui non parliamo di possibilità, ma semplicemente di realtà. Io penso per esempio ad una figura come Francisco Ayala, un biologo statunitense di alto livello, che è credente, ha scritto bellissimi testi anche sull’argomento. Dunque credo che lo stereotipo di una contraddizione secca tra una teologia ed evoluzione è appunto solo uno stereotipo.

Un essere umano in evoluzione e l’anima creata da Dio sono due concetti compatibili?

Morandini: Credo che la questione sia dover capire che cosa intendiamo quando diciamo che Dio crea una realtà. Noi probabilmente abbiamo ancora in mente quest’immagine un po’ ingenua di una creazione che davvero è avvenuta in sette giorni, nella quale per ogni evento c’è un momento identificabile in modo preciso. Ma io credo che la riflessione di autori come Teilhard de Chardin o altri ci hanno fatto capire che Dio crea proprio utilizzando quelle dinamiche che noi sperimentiamo come dinamiche evolutive. Quando noi diciamo che Dio crea il reale diciamo che sostiene percorsi fatti di necessità e di contingenza nelle quali tale ente viene ad essere. Certo naturalmente Dio quando agisce, interviene, opera non dobbiamo pensare che lo faccia interrompendo delle dinamiche con le quali non avrebbe niente a che fare.

Allora lo scioglimento dei nodi passa per una continua apertura a rileggere le Scritture?

Morandini: Su questo non c’è dubbio. Come non c’è dubbio sul fatto che c’è la necessità di prendere in mano sempre di nuovo quelle prospettive che il Concilio Vaticano II ha per esempio assunto come normative per i cattolici ma che in alcune frange del mondo cattolico e in alcuni gruppi cosiddetti evangelicali del mondo protestante faticano invece ad essere prese sul serio. Rileggere i testi, dunque, non per modificarne il senso, ma per comprenderne quello che il vero, autentico senso.

Quali sono i terreni dove teologia e scienza vanno d’accordo e dove sono in conflitto?

Morandini: Il tema ambientale è un’area nella quale l’interazione tra scienza e fede è positiva. Più delicati sono quei temi in cui si parla di inizio e fine della vita. L’impressione però anche lì è che la contrapposizione non sia tanto col discorso scientifico in quanto tale, ma con le posizioni di singoli, che usano in forme diverse il discorso scientifico per sostenere tesi diverse, sia tra gli scienziati che tra i teologi. Quindi io realmente di campi nei quali si possa individuare una tensione tra scienza e fede ne vedo pochini. Già San Tommaso del resto diceva che ciò che la ragione scopre in modo solido e corroborato mai la riflessione teologica solida potrà contraddire. 

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