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Possiamo stare dalla parte di Dio e attentare contro l’ambiente?

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© jurvetson

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia - pubblicato il 24/04/14

Il rapporto sullo sviluppo umano del 2013 dice chiaramente che le vittime sono i poveri. Gli effetti dei cambiamenti climatici – deforestazione, siccità, piogge, inondazioni… – si verificano dove ci sono le popolazioni più povere, che sono quindi quelle che soffrono di più: non hai denaro, le tue condizioni di vita non ti aiutano a uscirne e lo Stato non ti aiuta… Chi ha la possibilità si trasferisce. Nelle città, quando ci sono inondazioni, terremoti e altre calamità naturali, alla fine quelli che soffrono di più sono i poveri.

Partendo da una visione cristologica, lei parlava di curare il nostro ambiente naturale come una proposta d’amore verso tutto il creato…

Gesù aveva una preferenza per ciò che è fragile, per questo ho parlato del tema dell’ambiente come di un bene fragile. Cosa significa bene fragile? Quando si vede la fragilità, se si ha un minimo di coscienza si reagisce. Quando si vede una persona anziana che ha bisogno di qualcosa, si reagisce. Con un atteggiamento di attenzione, di protezione, di conservazione, siamo capaci di guardare all’ambiente. Gesù agiva davanti a ciò che era fragile. La compassione per gli ultimi, per le loro fragilità, è un’opzione cristologica.

Noi rendiamo fragile la terra?

Sì. C’era già un equilibrio molto fragile, e noi l’abbiamo rotto, l’abbiamo peggiorato. Possiamo però apportare qualcosa per non finire di rompere questo equilibrio. Non ho, ad ogni modo, una visione apocalittica. Credo che come cristiano dobbiamo anche dare speranze di fronte a questa crisi ecologica. Non è una speranza che consiste nel rimanere a braccia incrociate e continuare a fare lo stesso, ma è il fatto che Dio agisce nella mia storia […]. In questa esperienza spirituale, dare un apporto per recuperare la creazione, che ha i suoi gemiti di pace.

Come possiamo seguire l’esempio che ci chiede papa Francesco di cambiare il nostro stile di vita?

Una vita austera, che non significa povertà o miseria, ma condurre una vita sobria. Vivere con il necessario. Un esempio: una pianta assorbe i sali e l’acqua di cui ha bisogno, non assorbe più acqua o più sali di quelli che le sono necessari. Se fossimo capaci di vivere con questa logica le relazioni con gli altri, le relazioni con i beni naturali, con i beni artificiali… Ciò non vuol dire andare a vivere in campagna; nella nostra quotidianità c’è molto da cambiare.

Il mondo è in pericolo e ha bisogno di noi […]. Condurre una vita sobria è decentrarsi. Bisogna conservare la natura, rispettando il ritmo dell’ambiente.

[Ha collaborato a questo servizio Maria Paola Daud].

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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ambientecreato
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