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Diritto alla vita, card. Sgreccia: “Wojtyla e Bergoglio? Modi diversi ma unico obiettivo”

© FILIPPO MONTEFORTE/AFP
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Due approcci per tempi differenti ma la medesima cura per la vita: due papi a confronto

Nella tarda mattinata di giovedì 24 aprile la Sala Stampa Estera di Roma ha ospitato un altro ospite illustre, dopo padre Federico Lombardi, per parlare di temi attinenti alla doppia canonizzazione di domenica 27 aprile: il cardinale Elio Sgreccia, già – tra l’altro – deus ex machina della Pontificia Accademia per la Vita, voluta fermamente nel 1995 proprio da uno dei due nuovi santi, Karol Wojtyla. Alla fine dell’interessante e variegato scambio di opinioni con i giornalisti presenti, abbiamo chiesto al porporato – che con Giovanni Paolo II e con Benedetto XVI  ha avuto una frequentazione molto intensa, legata al tema del diritto alla vita – di tracciare brevemente un parallelo tra la situazione internazionale degli Anni Novanta in materia e quella odierna, oltre che tra l’agire (sempre in materia) del Papa polacco e di quello argentino.
 
Eminenza, è cambiato qualcosa, magari di sostanziale, in sede internazionale per quanto attiene alla difesa del diritto alla vita dagli Anni Novanta, quelli di papa Wojtyla, ai nostri, di papa Bergoglio? 
L’analisi è necessariamente  a due facce. Da una parte cresce nell’opinione pubblica la coscienza del valore della vita…

Per esempio in Svizzera, nella recente consultazione popolare del 9 febbraio, i voti antiabortisti si sono accresciuti sia nel numero che in percentuale, dal 18,2 al 30,2% dei votanti… 
Negli Stati Uniti si valuta che oggi più del 50% della popolazione sia convinta che l’embrione sia un individuo umano, tanto che i vescovi statunitensi sono fiduciosi che col tempo  – e continuando con la formazione sull’argomento – la maggioranza degli americani, se richiesta, voterà contro l’aborto…

Già si nota dalla crescente e convinta partecipazione popolare alle ‘Marce per la vita’… 
Sì, indubbiamente nell’opinione pubblica la coscienza del valore della vita fin dal primo momento si accresce… D’altra parte, però, vediamo in questi anni come la legge si sia allentata e abbia reso l’aborto legale anche in Paesi dove prima, negli Anni Novanta, sarebbe stato inimmaginabile, come per esempio in America latina… Quindi le previsioni di Giovanni Paolo II nell’ Evangelium Vitae, considerata come il preludio a una nuova Rerum Novarum che certificasse il trionfo del diritto alla vita, non si sono avverate. Purtroppo oggi bisogna riconoscere che l’aborto è più diffuso che negli Anni Novanta. E il bastione dell’America latina, fondato sul divieto all’aborto della Convenzione di San Josè di Costa Rica, è stato notevolmente intaccato e aggirato costituzionalmente da parlamenti e giudici…

La tentazione di imporre rivoluzioni antropologiche a colpi di sentenze della Magistratura è molto diffusa, come è noto, anche in Europa…
 Malgrado tutto, dobbiamo conservare la speranza che la Verità finisca per trionfare anche in condizioni difficilissime, apparentemente irreversibili.

Certo ci vogliono forti testimonianze pubbliche perché ciò accada… 
Il trionfo della Verità non è per niente automatico. Per far sì che la maggioranza sia convinta della realtà della vita umana sono necessari sforzi continui di educazione e di formazione sull’argomento. Un po’ tutte le Conferenze episcopali evidenziano il fatto che il compito principale della Chiesa oggi è di educare e di insegnare, di formare coscienze rette. Sennò la confusione e la sopraffazione dei mezzi di comunicazioni di massa renderebbero inefficace ogni sforzo pur lodevole.

Eminenza, negli Anni Novanta era papa Karol Wojtyla, oggi abbiamo Jorge Mario Bergoglio. Lei trova delle differenze importanti tra i due Papi nell’approccio al tema del diritto alla vita? 
Credo che oggettivamente si riscontri una differenza di approccio. Papa Wojtyla, pur avendo avuto esperienza di mestieri diversi, era ed è sempre rimasto un cattedratico, dotato di vigore filosofico, spessore teologico, intenzionato a trattare il tema della vita anche nei documenti ufficiali. Papa Bergoglio, pur provvisto di una solida cultura, si è sempre occupato più delle masse e delle periferie. Magari di proposito, quando tiene un discorso, smonta l’apparato accademico, non perché non lo sappia poi ricucire ma perché vuole colpire tutti, raggiungere tutti, anche chi non ha studiato Questa sua semplicità e immediatezza la comprendo: anche chi non ha studiato ha bisogno di Dio… tanti… tantissimi….

C’è chi ricorda che papa Wojtyla interveniva puntualmente nel caso di violazioni gravi della dignità umana in uno Stato, mentre papa Francesco tende a evitare la contrapposizione diretta, pubblica… 
Anche papa Francesco pronuncia la condanna di determinati comportamenti legislativi in un contesto però di misericordia, per non ferire gli autori di tali comportamenti. Recentemente ha detto parole inequivocabili ad esempio sull’aborto, ai medici cattolici, ma senza un riferimento particolare all’attualità concreta, proprio per non urtare la persona. Penso che su questo punto le modalità utilizzate da papa Wojtyla e papa Bergoglio siano certamente diverse, ma tendenti ambedue a uno stesso fine, quello di valorizzare la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale.

Qui l’originale

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