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Dio soffre?

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padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 24/04/14

Dio ha sofferto nella natura umana che ha assunto e cioè nell’umanità di Gesù Cristo

Caro Padre Angelo,
la mia domanda sarà assai sintetica ma, per renderne più evidenti le motivazioni di base, mi permetta alcune considerazioni propedeutiche. Io credo che gli uomini considerino le azioni e le motivazioni di Dio, per quanto talora misteriose, secondo una chiave di lettura – per così dire – antropocentrica. Molti cattolici praticanti (tra questi, mi parrebbe anche taluni teologi) negano apertamente o aggirano alcune verità di fede. Ad esempio, molti ritengono che l’Inferno non esista, o non sia eterno, o esista ma sia "vuoto" (cioè senza uomini che lo abitino…). D’altra parte, non devo insegnare io a lei che anche padri della Chiesa (Origene) ipotizzassero una finale riabilitazione. In pratica, viene portato alle sue conseguenze un ragionamento del tipo: l’inferno eterno è dolore infinito; Dio condanna gli uomini all’inferno, riducendo gli uomini in una condizione di dolore… il che pare illogico, considerato che Dio è buono (molti sembrano non ricordarselo, ma io credo che sia buono sul serio…). Io credo, piuttosto, che bisognerebbe cercare (compito arduo) di mettersi nei panni del Creatore; in altri termini, considerare non soltanto il riflesso di una libera scelta umana (il rifiuto di Dio) per l’uomo, ma le conseguenze che ne derivano per Dio. Se l’inferno è un allontanamento volontario, provocato dall’uomo (Dio fa di tutto per evitarlo, salvo rispettare la libera volontà), io penso (anzi, temo) che la catastrofe che ne discende colpisca anche, e soprattutto, Chi subisce il rifiuto in oggetto. E si tratta di conseguenze definitive. A questo punto ecco la mia domanda, sintetica ma terribile: Dio soffre? Grazie per l’attenzione, Padre. Premesso che anch’io posso contribuire spesso al rifiuto verso Dio, magari anche soltanto per negligenza, paura e pigrizia, la mia coscienza mi suggerisce di pormi tale domanda, soprattutto per onorare, ricordare e contemplare il sacrificio del Redentore.
Paolo

Risposta del sacerdote

Caro Paolo,
1. devo dire che Origene non è un padre della Chiesa. Per essere catalogati tra i padri è necessaria l’antichità, l’ortodossia e la santità. Ora Origene non è stato annoverato nel catalogo dei Santi. Inoltre, sebbene sia stato un pensatore acuto, alcune sue affermazioni sono state condannate dalla Chiesa, come quella sull’apocatàstasi.

2. Per Apocatàstasi s’intende la salvezza finale da parte di tutti gli uomini, con la logica conseguenza che l’inferno non sarebbe eterno. Ma questa dottrina, sostenuta da Origine, fu condannata dal Concilio di Costantinopoli del 553: “Se qualcuno dice o sente che il castigo dei demoni e degli uomini empi è temporaneo o che esso avrà fine dopo un certo tempo, cioè ci sarà un ristabilimento (apocatastasi) dei demoni o degli uomini empi, sia anatema (scomunicato)”.

3. Ma la domanda che ti poni è la seguente: l’autoesclusione dei dannati dalla comunione con Dio non provoca dolore a Dio? Dio, pertanto, soffre? Se si dice di no, si ha l’impressione di un Dio impassibile, che non sarebbe partecipe delle vicende e degli affanni degli uomini. Se si dice di sì, si giunge ad un’affermazione inaccettabile ed erronea. Poiché mettendo la sofferenza in Dio, dovremmo concludere che a Dio manca qualcosa e pertanto non sarebbe più Dio.

4. Pertanto dobbiamo escludere nella maniera più assoluta che in Dio vi sia mutamento, mancamento o sofferenza.
Dio è pienezza di essere e di felicità. Gesù ha promesso agli eletti: “Entra nella gioia del tuo Signore” (Mt 25,21).
Nell’Apocalisse si afferma che in paradiso, nella Gerusalemme celeste, non c’è sofferenza: “E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4).
La prima condizione della beatitudine è l’esclusione di ogni male. Giustamente San Tommaso ne parlava come di quello stato di vita cui nulla manca.

5. Possiamo dire invece che Dio ha sofferto nella natura umana che ha assunto, e cioè nell’umanità di Gesù Cristo.
Il dolore di Cristo è stato immenso, inimmaginabile. Ha sofferto a causa dei rifiuti degli uomini, dei loro peccati e anche delle pene cui si sarebbero autosoggettati (inferno). Ma questo dolore non tocca la natura divina di Gesù, ma la sua natura umana. Allora hai ragione anche tu: l’autoesclusione dalla comunione con Gesù è dispiaciuta immensamente al Signore, come si può cogliere dal profondo turbamento che ha provato prima di annunciare il tradimento di Giuda.

Ti saluto, ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo

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