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Giovanni XXIII: aneddoti delle due guerre mondiali

© Patriarcado de Venecia
Papa Roncalli.
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Tra questi, quello divertente della cena improvvisata nella Nunziatura di Paría

Nunzio apostolico a Parigi

Dopo la liberazione della Francia nell’agosto 1944, Pio XII nominò Roncalli nunzio apostolico a Parigi, in un’epoca in cui lo Stato francese era dominato dai partiti di sinistra. Poco tempo dopo il suo arrivo, si presentò un problema gravissimo: 24 vescovi cattolici erano stati inquisiti come traditori della Francia durante la Resistenza. Erano accusati di aver collaborato con i nazisti e di essere amici leali del maresciallo Pétain e del suo Governo di Vichy. L’accusa era grave, ma le prove erano scarse. Il Presidente francese era allora Bidault. E dato che al nunzio Roncalli sembravano poche le prove di colpevolezza dei vescovi, chiese serenamente alla Resistenza i dossier e un tempo sufficiente per studiarli dettagliatamente.

Furono sei mesi di duro lavoro da parte del nunzio. Alla fine chiese udienza a Bidault, e a poco a poco, con abilità, scartò davanti al Presidente tutti i nomi di vescovi condannati. Alla fine ne furono inquisiti solo tre. “Gli altri, diceva, li pongo sotto lo zucchetto e rispondo per loro”. Con la sua caparbietà contadina, il tatto diplomatico e la bontà nei confronti di tutti, c’era riuscito. Non a caso i francesi lo chiamarono con il tempo “il conciliatore”.

Per tutta Parigi correva la notizia di questo fatto che aveva avuto come protagonista il nunzio: aveva invitato a cena nella nunziatura vari personaggi di spicco. Frastornato dai tanti impegni ufficiali, si era del tutto dimenticato dell’invito quando arrivò il giorno fatidico. In casa non c’erano né cuoca né cena quando iniziarono ad arrivare i commensali: un rettore di università, un imprenditore, qualche vescovo… Il nunzio si ricordò dell’impegno della cena e chiese umilmente scusa agli invitati, ma reagì rapidamente con entusiasmo, per lo stupore di tutti, dicendo: “Devo confessare che ho dimenticato completamente l’invito. La cuoca se n’è andata, non c’è nessuno che prepari la cena. Dovremo prepararla noi. Per cui, se vi va, ciascuno prepari ciò che sa fare prendendo ciò che c’è in cucina”. All’inizio gli invitati rimasero attoniti e in silenzio, poi scoppiarono a ridere, divertiti.

“E sua eccellenza cosa preparerà?”, chiese un ospite. “Ci ho già pensato: un piatto di polenta italiana che ho imparato da mia madre. A Sotto il Monte lo chiamano ‘il piatto del Signore’ perché non manca in nessuna casa, per quanto povera possa essere. Vi piacerà, vedrete. E un’altra cosa: dirò a tutti che non ho mai visto né vedrò mai personaggi così importanti come voi mangiare la mia polenta vestiti in smoking”. Tutti risero e iniziarono a preparare la cena. Il giorno dopo, la Parigi bene raccontava tra le risate la famosa cena di polenta nella residenza del nunzio.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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