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Una palla a giro sul secondo palo

© Public Domain
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La strada molto personale di Dario per dirci che la differenza tra uomo e animale non poggia sulla “razionalità”, ma sulla capacità di produrre bellezza

Primo. La percezione antropologica di oggi non appoggia più la differenza tra uomo e animale sulla "razionalità" che tutto comanda, come poteva essere nella modernità. L’appoggia invece sulla "unitarietà" della persona, che pur essendo a più facce, esiste come tale solo se ritrova in sé un "centro unificatore" di tutto ciò che essa è. Tanto che, quando questo centro è smarrito rischiamo di arrivare a dare la qualifica di persone anche agli animali o ai più sofisticati computer, perché mostrano di possedere "pezzi" di umano anche loro. (Le emozioni per gli animali e la razionalità organizzativa per i computer).

Secondo. La specificità dell’uomo rispetto all’animale oggi non è più vista nella sua capacità di controllo razionale, che nel paradigma antropologico moderno fondava poi la libertà umana. E’ vista piuttosto nella abilità umana di "produrre bellezza" (Pirlo è un artista!), di generare atti che rimandano ad una pienezza di senso ben maggiore ed oltre la semplice somma algebrica delle singole potenzialità che compongono l’uomo. Cioè nel creare qualcosa che lo trascende e lo richiama all’ulteriore che si porta dentro. Certo parlare di trascendenza partendo da Pirlo sembra davvero poco, ma per Dario è così. E allora devo partire da lì.

Forse quindi, oggi la trascendenza si apre più dal recupero di una unitarietà interna che produce bellezza, che dal superamento del limite della razionalità.

Qui l’originale

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