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Io, Bergoglio testimone della santità di Giovanni Paolo II

© GIANCARLO GIULIANI/CPP
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Le profonde parole dell'allora cardinale di Buenos Aires per la causa di Beatificazione e Canonizzazione di Giovanni Paolo II

“Depongo per scienza diretta e quindi riferirò quella che è stata la mia esperienza personale del Servo di Dio Giovanni Paolo II”. Inizia così, come riporta NewsCattoliche.it il 22 aprile, la deposizione che l’allora Arcivescovo di Buenos Aires, Cardinale Bergoglio, rese in qualità di teste oculare al processo romano per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Giovanni Paolo II.

Jorge Mario Bergoglio, allora 69enne, venne chiamato a deporre dal tribunale della diocesi di Roma all’inizio del processo, nell’autunno del 2005.

La sua preghiera e il suo sguardo
“Conobbi personalmente Giovanni Paolo II nel dicembre dell’anno in cui il Cardinale Martini fu nominato Arcivescovo di Milano. Ho questo riferimento perché non ricordo esattamente l’anno. In quella circostanza recitai il Rosario guidato dal Servo di Dio ed ebbi la netta impressione che egli ‘pregava sul serio’. Un secondo incontro con il Papa diretto lo ebbi nel 1986-87, in occasione del secondo viaggio che egli fece in Argentina e il Nunzio volle che incontrassi il Servo di Dio in Nunziatura con un gruppo di Cristiani di varie confessioni. Ebbi un breve colloquio con il Santo Padre e mi colpì particolarmente questa volta il suo sguardo, che era quello di un uomo buono”.

Ascoltare e ascoltare
“Il mio terzo incontro con Giovanni Paolo II lo ebbi nel 1994, quando già ero Vescovo Ausiliare di Buenos Aires e fui eletto dalla Conferenza Episcopale Argentina per partecipare al Sinodo dei Vescovi sulla Vita Consacrata, tenutosi qui a Roma. Ebbi la gioia di pranzare con lui insieme a un altro gruppo di Presuli. Mi piacque molto la sua affabilità, cordialità e capacità di ascoltare ogni commensale. Anche nei 2 Sinodi successivi, a cui partecipai, ebbi modo di apprezzare ancora la sua grande capacità di ascolto nei confronti di tutti. Nei colloqui personali che ho avuto nel tempo con il Servo di Dio ho avuto conferma del suo desiderio di ascoltare l’interlocutore senza porre domande, se non qualche volta alla fine, e soprattutto dimostrava chiaramente di non avere alcun pregiudizio.

Si aveva l’impressione che anche quando forse non era del tutto d’accordo su quello che gli veniva detto, il Servo di Dio non lo dava assolutamente ad intendere proprio per mettere a suo agio l’interlocutore, poi se doveva fare qualche osservazione o delle domande per ricevere chiarimenti lo faceva alla fine”.

Una memoria incredibile
“Un altro aspetto che mi ha sempre colpito del Santo Padre era la sua memoria direi quasi senza limiti, perché ricordava luoghi, persone, situazioni di cui aveva preso conoscenza anche durante i suoi viaggi, segno che prestava la massima attenzione in ogni circostanza e in particolare nei confronti delle persone che incontrava. Segno questo per me di vera e grande carità. Inoltre, egli non perdeva tempo abitualmente, ma ne dedicava abbondantemente quando ad esempio riceveva i vescovi. Posso dire questo perché da Arcivescovo di Buenos Aires ho avuto incontri personali privati con il Servo di Dio, e io, essendo anche un po’ timido e riservato, almeno in una circostanza, dopo avergli parlato delle cose che erano oggetto di quella Udienza, feci il gesto di alzarmi per non fargli perdere tempo, secondo il mio concetto, ma lui mi prese per un braccio, mi invitò a sedermi nuovamente e mi disse: ‘No! No! No! Rimanga’ per continuare a parlare”.

Atteggiamento di preghiera
“Ho un ricordo particolare del Servo di Dio che conservo in occasione della visita Ad Limina che feci con i Vescovi argentini nel 2002. Un giorno concelebrammo con il Santo Padre e quello che mi colpì fu la sua preparazione alla celebrazione

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