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Il sacerdote che venne crocifisso con Gesù

© LordFerguson

Aleteia - pubblicato il 18/04/14

La toccante storia del presbitero che visse il suo calvario in un campo di concentramento

di Gerardo Rodríguez

Campo di concentramento di Auschwitz, il sabato precedente alla Domenica delle Palme 1942.

Il carnefice ha un nome: Hans. Anche la vittima: Piotr. Del tedesco, le cronache del campo hanno registrato solo il nome proprio e l’incarico, Arbeitsdienstführer (capo delle operazioni). Del polacco si dice che il numero 24.529 è un sacerdote cattolico. Il suo nome completo era Piotr Edward Dankowski.

Quel giorno, nella conta del mattino, un altro sacerdote fu testimone della crudeltà nei suoi confronti. Colpito da un tirapugni, già a terra, venne preso a calci in testa e sull’addome. Il kapò ruppe anche i suoi occhiali. Il motivo? Il giorno prima, padre Piotr non aveva potuto lavorare perché malato. Per il carnefice, si trattava di un capriccio: “Non hai voluto lavorare”.

Ordinò poi che legassero un grosso tronco sulle spalle del sacerdote maltrattato, che si contorceva dal dolore. Più tardi venne mandato all’infermeria.

Il giorno dopo, Domenica delle Palme, pur se consapevole che stava mettendo in pericolo la propria vita, padre Ladislao Puczka decise di far visita al suo amico. Accolse la sua confidenza: “Il kapò Hans ha annunciato la mia Via Crucis per questa Settimana Santa”. E così fu. Rimanendo in infermeria nei giorni successivi, subì nuove torture.

Il Venerdì Santo, quando padre Ladislao entrò nell’infermeria per fare nuovamente visita al suo amico, lo trovò come stava quello stesso giorno la Vittima Divina del Calvario: sulla croce. Debilitato, sfiancato, picchiato brutalmente, aveva un tronco legato alle spalle. Ricevuta l’assoluzione, si congedò dal suo amico: “Arrivederci in cielo”. Quello stesso giorno venne ucciso a pugni e calci dal kapò. Era il 3 aprile 1942.

Quando iniziò la II Guerra Mondiale, padre Piotr non rimase indifferente alla sofferenza del suo popolo, e si unì anche al movimento di resistenza a Podhale, dirigendo una radio clandestina insieme al fratello Stanisław e redigendo comunicati. Allo stesso tempo, prestava aiuto a tutti coloro che erano perseguitati dalla Gestapo e fuggivano in Ungheria attraverso i monti.

Il comandante tedesco del luogo lo avvertì che era sotto sorveglianza e avrebbe potuto essere arrestato in qualsiasi momento. Egli, però, rifiutò di fuggire o di nascondersi, decidendo di restare nel posto che il vescovo gli aveva affidato per esercitare il suo ministero sacerdotale.

Il 10 maggio 1941 venne prelevato e portato al “Palace”, dove venivano eseguiti interrogatori e torture. Un compagno di prigionia rilasciò una deposizione ricordando come nelle fredde notti di primavera, quando dormivano tremando sul pavimento, il sacerdote condividesse la sua tonaca come coperta.

Da lì venne trasferito in un carcere a Tarnów, da dove fu deportato al campo di concentramento di Auschwitz. Vi giunse il 15 dicembre 1941 e ricevette il numero 24. 529. L’unico sacerdote sopravvissuto di quel campo è stato padre Ladislao, amico di padre Piotr all’epoca del seminario. La cronaca del suo amico martire è stata scritta a partire dalla sua deposizione.

Nel campo di concentramento, padre Piotr fu costretto a lavorare al di là delle proprie forze, scavando fossati per la costruzione di canali. La sua condizione di sacerdote cattolico lo rese la vittima privilegiata di una speciale persecuzione da parte del kapò Hans, che gli diede un lavoro extra e lo costrinse a scavare ogni giorno la propria fossa per poi riempirla di terra. Malgrado tutto ciò, padre Piotr non perdeva la sua serenità, e pur sfiancato dal lavoro riusciva a intonare canti religiosi per animare gli altri. Fino all’arrivo della Settimana Santa del 1942.

Padre Piotr era stato ordinato sacerdote nel 1931. Era molto devoto alla Madonna ed erede di una lunga tradizione religiosa familiare. Cordiale, gentile, aperto a tutti, sapeva conversare con le persone semplici e i grandi intellettuali e guadagnarsi la fiducia dei fedeli che accorrevano al suo confessionale per esporgli le proprie necessità spirituali e umane.

È stato beatificato il 13 giugno 1999 da colui che sarà proclamato santo il prossimo 27 aprile, papa Giovanni Paolo II.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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crocifissionemartirinazismosanti e beati
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