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“Il Papa come lo conosco”

© Emanuela DE MEO / CPP / CIRIC

Rossoporpora - pubblicato il 18/04/14

Intervista al professor Guzman Carriquiry, segretario della Pontificia Commissione per l’America latina.

Da 43 anni al Servizio della Santa Sede il settantenne (compleanno il 20 aprile, auguri!) professor Guzman Carriquiry Lecour è oggi segretario della Pontificia Commissione per l’America latina, primo laico a ricoprire tale incarico (da maggio 2011) com’era stato il primo laico ad essere scelto come sottosegretario di un dicastero vaticano, il Pontificio Consiglio per i laici (da settembre 1991). Uruguayano nato a Montevideo, laureato in diritto e scienze sociali, Guzman Carriquiry è stato dirigente della gioventù studentesca e universitaria cattolica sia in patria che a livello latino-americano. Nella sua attività pastorale tra l’altro ha collaborato spesso sia con l’episcopato latino-americano che nella preparazione di viaggi papali in quel continente; responsabilità di primo piano le ha avute anche nell’organizzazione delle Giornate mondiali della Gioventù e nei contatti con le più diverse aggregazioni laicali del mondo cattolico. Tra le sue numerose pubblicazioni “Una apuesta por America Latina” (Editorial Sudamericana, 2003 – in italiano presso “Le lettere”) e “El bicentenario de la Independenciade los Paises latino-americanos: ayer y hoy”  (Ediciones Encuentro, 2011 – in italiano presso Rubbettino), ambedue prefati da Jorge Mario Bergoglio, allora cardinale arcivescovo di Buenos Aires, ma che Guzman Carriquiry conosceva fin da quando l’attuale Papa era padre provinciale dei Gesuiti argentini…  

Professor Carriquiry, al momento dell’elezione del cardinale Jorge Mario Bergoglio quale fu il sentimento dominante?
Ci fu l’impatto di una novità sorprendente. Ci è toccato di vivere in poco tempo due fatti inediti di una portata enorme: la rinuncia di papa Benedetto, poi l’elezione del primo Papa gesuita e latino-americano. E’ stato qualcosa di sconvolgente… due scosse di terremoto! Non a caso papa Francesco ripete sempre che bisogna essere aperti e accoglienti verso le novità di Dio, andare oltre le nostre “sicurezze”, persino quelle ecclesiali, pastorali, spirituali.

Anche Lei è stato sorpreso dall’elezione di un cardinale che ben conosceva e che aveva anche scritto la prefazione dell’edizione originale spagnola del Suo libro del 2005 “Una scommessa per l’America latina” e quella del più recente sul “Bicentenario dell’indipendenza dei Paesi latino-americani”?
Ho avuto da anni la certezza spirituale che padre Bergoglio fosse destinato a divenire Papa… Lo conoscevo, frequentavo da lungo tempo e ogni volta che lo incontravo mi confermava in tale certezza…

Però nel 2005 era già stata avanzata la sua candidatura in alternativa a quella di Joseph Ratzinger, ma senza successo, pur essendo stata appoggiata da una quarantina di confratelli rossoporpora…
Tutti noi pensavamo nei lunghi anni della malattia di papa Giovanni Paolo II che il cardinale Ratzinger, data la sua personalità straordinaria, sarebbe stato il candidato più indicato alla successione. Sono convinto che quello stesso giudizio fosse anche del cardinale Bergoglio: credo che lui stesso fosse sorpreso di essere candidato e che lui stesso pensasse che non fosse ancora scoccata la sua ora. In ogni caso, per lo stesso Bergoglio, non fu una ‘candidatura in alternativa’.

A un anno di distanza c’è ancora entusiasmo per la ‘sorpresa‘, per la ‘novità’?
La prima sorpresa di Dio è stata la velocità del passaggio dalla condizione drammatica, tesa, per certi versi oscura di cui stava soffrendo il saggio e santo papa Benedetto XVI in quella sorta di Via Crucis che è stata il suo pontificato alla condizione di gioia e di speranza suscitata dai primi mesi del pontificato di papa Francesco. Credo che fin dal primissimo momento il Papa latinoamericano abbia esercitato un’attrazione formidabile non solo per i cattolici, non solo per tutti i cristiani, ma anche nel mondo delle altre religioni e dei lontani, degli agnostici, perfino degli atei.

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papa francesco
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