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Pasqua e il suo ciclo

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Originariamente la chiesa celebrava la propria festa di Pasqua in un solo giorno: nella notte tra il Sabato santo e la domenica di Pasqua

Testimonianze chiare si hanno solo nel sec. IX. Nella seconda metà di questo secolo assume una particolare importanza la controversia pasquale. Mentre i cristiani dell’Asia Minore e della Siria compivano la celebrazione annuale, indipendentemente da un determinato giorno della settimana, sempre il 14 di nisan, il plenilunio del primo mese di primavera (‘Quartodecimani’), la rimanente parte della cristianità si decise per la domenica dopo il 14 di nisan. Il concilio di Nicea del 325 pose termine a questa controversia interna della chiesa a motivo della data pasquale con la prescrizione di celebrare sempre la pasqua la domenica dopo il primo plenilunio di primavera. Con questo ordinamento dipendente dalle fasi lunari si accettò che questa data di pasqua, in un computo del tempo basato sul sole, avesse un’oscillazione di cinque settimane (22 marzo – 25 aprile) e che così una gran parte dell’anno liturgico fosse caratterizzata da feste mobili. Recenti sforzi per una fissazione (più stabile) della data di pasqua sono rimasti finora senza esito .

La lingua latina come denominazione per la celebrazione annuale ha ripreso il greco Pascha (dall’ebraico Pesach), e di qui derivano lo scritto siriaco Didascalia, della prima metà del sec. II, che motiva il digiuno del mercoledì con il tradimento di Giuda e quello del venerdì con la morte in croce di Cristo. Ugualmente il digiuno del sabato, già molto presto in uso a Roma, è giustificato con il lutto degli apostoli per la morte di Gesù .

Diventa così evidente che gli eventi della Settimana santa hanno avuto un ruolo importante nella caratterizzazione liturgica dei giorni della settimana. Infine, nel Medioevo anche il giovedì riceve un inconfondibile accento cristologico nel ricordo dell’istituzione dell’eucaristia nell’Ultima Cena e della passione iniziata con l’agonia nell’orto degli ulivi «Così come la domenica rappresenta una pasqua di tutte le settimane, anche la settimana appare come una copia attenuata della Settimana santa. I grandi fatti della storia della salvezza dovevano passare sotto gli occhi dei fedeli non una volta solo nel corso dell’anno, ma ogni volta anche nel piccolo ciclo della settimana».

Questa caratterizzazione storico-salvifica della maggior parte dei giorni della settimana nel Medioevo viene soppiantata per un certo tempo, cominciando con Alcuino (+804), da numerose serie di messe votive caratterizzate differentemente. In esse hanno un ruolo particolare la venerazione della trinità e dei santi, ma anche la preoccupazione della perfezione e della salvezza dell’anima. Il tentativo di rapportare anche l’incarnazione di Gesù ai giorni della settimana non ebbe un successo permanente. Finalmente nel processo postridentino di unificazione e di fissazione della liturgia, quale troviamo soprattutto nel Messale di Pio V, si delineò la seguente serie di messe votive, che insieme con alcune aggiunte più tardive rimase in vigore esattamente 400 anni fino al Messale di Paolo VI del 1970.

  • Lunedì: Trinità
  • Martedì: angeli e anche angelo custode
  • Mercoledì: apostoli; dal 1920 anche s. Giuseppe e ss. Pietro e Paolo
  • Giovedì: Spirito santo; dal 1604 anche eucaristia, dal 1935 anche Cristo sommo ed eterno sacerdote
  • Venerdì: croce; dal 1604 anche passione di Cristo
  • Sabato: Maria

Il nuovo MI conosce 17 messe votive, tra le quali quelle citate sono tutte rappresentate. Esso però rinuncia ad assegnarle a particolari giorni della settimana. Così il singolo sacerdote è lasciato più o meno libero di mantenere la caratterizzazione dei giorni della settimana essenzialmente medievale.

a) Il triduo pasquale

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