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Il pericolo della vita spirituale e lavorativa: il burnout

Miguel Angel / Flickr / CC

adolescenti (il tema è: suicidio di una ragazzina per insulti via web)

padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 15/04/14

Quando in un ambiente di lavoro, con un linguaggio quotidiano, si ascoltano espressioni come “sono scoppiato” oppure “mi sento fuso” significa che potremmo essere davanti al fenomeno del burnout.

Il termine, che letteralmente significa “bruciarsi” o “essere bruciato”. È la malattia professionale specifica degli operatori di aiuto, che colpisce soprattutto quelli più motivati e con aspettative maggiori riguardo al lavoro.

Come vedremo si tratta di una sindrome che colpisce quanti precedentemente svolgevano funzioni di aiuto al prossimo e si ritrovano sfiniti, demotivati e senza più gratificazione personale nel lavoro. Una sindrome che interessa anche il clero. Sono sei le cause di burnout individuate in uno studio svolto da autori dell’area anglosassone: sovraccarico di lavoro, mancanza di controllo su di esso, insufficiente gratificazione, venir meno del senso di appartenenza comunitario, assenza di equità percepita nel proprio trattamento, percezione di un contrasto tra i valori propri e quelli dell’organizzazione.

A volte dietro i “professionisti dell’altruismo” si nasconde l’incapacità di manifestare i propri sentimenti; o un eccesso di disponibilità; oppure un senso di impotenza che ti porta a dire “non ce la faccio più”. Anche la mancanza di gratificazione (interna ed esterna), quando ad esempio nessuno dice “grazie” può fare andare il tilt.

1. PERCHE’ SI ENTRA IN BURNOUT?
Le le cause del burnout sono molte, vanno dalla ricerca di soddisfare della propria autostima, alle difficoltà lavorative: organizzazione, ambiente fisico e sociale, mancanza di spazio, strumenti, ecc.; alle difficoltà nel gruppo di appartenenza: rapporti difficili con superiori, colleghi, utenti…
Medici, infermieri, sacerdoti, psicologi, insegnanti, assistenti sociali, volontari, impiegati sono tra le professioni più a rischio di burnout perché sono a contatto con persone bisognose di aiuto.
Gli effetti del burnout iniziano con un periodo in cui la propria autostima viene compromessa e l’identità personale ferita, si rinuncia alle proprie responsabilità professionali e il disinteresse sul lavoro cresce fino al rifiuto delle relazioni con i propri colleghi. 
Le motivazioni iniziali si esauriscono, il rapporto si spersonalizza e di conseguenza si genera un fallimento professionale.
Il fenomeno segue tre stadi di sviluppo: 
a) nel primo l’operatore riscontra una incongruenza tra richieste e risorse disponibili; 
b) nel secondo avverte alcuni disturbi come ad esempio stanchezza, fatica psicologica, irritabilità, ecc.; 
c) nel terzo l’operatore entra in uno stato depressivo che può manifestarsi attraverso atteggiamenti di cinismo, rigidità, distacco emotivo verso gli utenti.
Tuttavia le conseguenze del fenomeno non sono solo personali; oltre alla propria salute viene coinvolto anche l’ambiente in cui si vive: la famiglia subisce tensioni e conflitti, nell’ambiente di lavoro diminuisce la qualità delle prestazioni.
A rischio di burnout sono coloro che confondono il coinvolgimento personale con quello professionale compromettendosi senza un’adeguata lettura della realtà, delle risorse e degli aiuti di cui può disporre. In burnout entra, infatti, chi perde il controllo della situazione professionale che svolge.
Certamente i ritmi e i sovraccarichi di lavoro a cui l’uomo contemporaneo è sottoposto, con le dinamiche spesso di concorrenza e di conflittualità che si vivono negli ambienti professionali, concorre a determinare il burnout, tuttavia rimangono centrali le dinamiche psicologiche ed etiche implicate nelle relazioni di aiuto.

Vivere con gente che soffre implica un grande coinvolgimento psichico e il coinvolgimento può rendersi difficile quando si creano identificazioni o le proprie difese entrano in crisi. 
Ci si trova esposti ad una serie di problemi psicologici difficili da gestire a causa di una inadeguata formazione o per la mancanza di un referente a cui rivolgersi che faccia da sostegno e da supervisore.

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burnoutstress

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