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Santi insieme

© Public Domain
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I tratti comuni di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, sugli altari il prossimo 27 aprile, nel libro di Emanuele Roncalli

Per tutti è il "papa buono" o il profeta del Concilio Vaticano II, ma per lui è prima di tutto lo zio protagonista dei racconti ascoltati sulle ginocchia di nonno Giuseppe, il minore dei fratelli di Giovanni XXIII. Per Emanuele Roncalli, giornalista e saggista, Papa Giovanni è una presenza familiare che lo accompagna da tutta la vita e, anche, "mi ammonisce". La canonizzazione del prossimo 27 aprile insieme a un altro gigante della Chiesa – Papa Giovanni Paolo II – ha spinto il pronipote di Roncalli a cercare i punti di contatto e di sovrapposizione tra due pontefici destinati ad incidere profondamente, in momenti diversi, nella vita della Chiesa e del mondo. E’ nato così il libro "Santi insieme" (Cairo editore) in libreria in questi giorni: Emanuele Roncalli ne ha parlato con Aleteia.

 

Cosa hai scoperto nel tuo gioco di specchi tra Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II?

 

Roncalli: Per prima cosa un particolare che può sembrare secondario, ma non lo è e cioè che entrambi provenivano da famiglie umili, una condizione che ha influenzato la sensibilità verso le persone semplici e la loro vita. Entrambi nutrivano una grandissima devozione verso la Madonna, "imparata" dai genitori nel piccolo santuario di Sotto il Monte per Giovanni XXIII e vicino il paese natale Wadowice per Giovanni Paolo II. Entrambi hanno un grande feeling con i giovani – Wojtyla è l’inventore della Gmg – ma è un’attenzione che nasce già nei primi anni di sacerdozio: Roncalli apre la casa degli studenti a Bergamo, mentre Wojtyla maturerà il suo impegno come cappellano degli universitari di Cracovia. Se Giovanni Paolo II, ancora, è considerato il papa "globe trotter" per i suoi innumerevoli viaggi, Roncalli ha viaggiato moltissimo prima di arrivare al soglio di Pietro: come presidente di Propaganda Fide girò tutta l’Italia e poi come diplomatico della Santa Sede gran parte dell’Oriente – Romania, Bulgaria, Moldavia, la Transnistria dei nostri giorni, Turchia, Grecia – oltre a Terra Santa, Egitto, Francia. Questi viaggi diedero ad entrambi una visuale globale e aperta della realtà mondiale. Allo stesso modo così come Giovanni Paolo II è ricordato per le sue ammirevoli doti di sportivo, Roncalli era un grande camminatore: da studente percorreva 10 chilometri al giorno per andare a scuola e quando era in Oriente ha percorso tanta strada a piedi per incontrare la gente.

 

I due santi si incontrarono mai fisicamente?

 

Roncalli: Una volta, l’8 ottobre 1962, tre giorni prima dell’apertura del Concilio Vaticano II. Giovanni XXIII ricevette in udienza privata i vescovi polacchi guidati dal primate Stefan Wyszyński e tra essi c’era anche il giovane Wojtyla, come attestano alcune foto d’epoca. Più tardi, nel suo diario, Roncalli scriverà alcune note sul "nobile stuolo di polacchi" che aveva ricevuto quel giorno.

 

A proposito di Concilio Vaticano II, c’è, rispetto a qualche tema in particolare, un’attenzione condivisa tra Giovanni XXIII che lo volle con intuito profetico e Giovanni Paolo II che ne fu uno degli attuatori?

 

Roncalli: Tenendo conto che agirono in periodi molto diversi della Chiesa – i problemi degli anni ’60 affrontati da Roncalli non erano gli stessi del tardo Novecento di Wojtyla -, credo che l’attenzione al dialogo interreligioso ed ecumenico accomunò entrambi. La sensibilità maturata da Roncalli nei suoi anni da nunzio e affermata nei testi conciliari, fu poi ampliata da Giovanni Paolo II nel grande incontro interreligioso di Assisi.
 

Papa Francesco ha affermato che Wojtyla, ideatore delle Gmg, ne sarà anche il patrono; quale "patronato" sceglieresti per Giovanni XXIII?

 

Roncalli: Giovanni XXIII è ricordato in particolare per il "discorso della luna" che fece dalla finestra del suo studio su piazza s. Pietro la sera dell’apertura del Concilio e per quella frase rimasta nella memoria di tutti: "fate una carezza ai vostri bambini". Lo vedrei come patrono dei bambini, in particolare dei bambini malati. I bambini sono molto presenti nella sua biografia: per esempio i cento bambini ebrei sulla nave arrivata ad Istanbul che riuscì a salvare quando era delegato apostolico in Turchia durante la guerra e i bambini ortodossi che sfamò in Bulgaria dopo il terremoto attraverso le mense sostenute da Pio XI.

 

La santità dei due pontefici cosa dice a questo nostro tempo?

 

Roncalli: Quando si parla di santità è facile pensare alle guarigioni e ai prodigi. Invece quella di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II è ciò che io definisco una santità "terrena", fruibile anche da ciascuno di noi. Con la loro vita e il loro esempio Roncalli e Wojtyla ci dicono "potete essere santi" attraverso l’umiltà, la preghiera, la condivisione. I due papi ci indicano un percorso di vita e ci invitano a camminare insieme a loro.

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