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Spinta globale verso il linguaggio dell’“identità di genere”

Jeffrey Beall
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L’orientamento sessuale, l’identità di genere e il diritto all’aborto continuano a figurare nel diritto internazionale, avvertono gli avvocati

 

I “conducenti primari” sono le “organizzazioni di attivisti”, seguiti dai “Paesi liberali, soprattutto occidentali”, e poi dalle “istituzioni stesse all’interno dell’ONU: gente che lavora per la stessa ONU”.

Quando le posizioni dei tre gruppi sono allineate, ha avvertito Coleman, i risultati sono notevoli.

“È per questo che definizioni come ‘identità di genere’ erano del tutto sconosciute fino a dieci anni fa mentre ora vengono spinte su più livelli anche se non c’è un unico trattato dell’ONU che menzioni le definizioni ‘orientamento sessuale’ o ‘identità di genere’”, ha spiegato.

Quanti sostengono il movimento SOGI lavorano “giorno e notte” per “convincere i delegati o i rappresentanti dei Paesi che partecipano a queste organizzazioni che è ciò che la gente vuole”, ha detto Casillas.

Il risultato è che molti Paesi “cambiano il proprio diritto”.

Coleman ha notato che un processo di questo tipo è spesso molto complesso, dato che coinvolge la reinterpretazione dei trattati internazionali.

“Dove, ad esempio, i trattati internazionali dicono che la gente ha il diritto alla salute, viene interpretato come se si dicesse ‘Bene, la salute include la salute riproduttiva, la salute riproduttiva include l’aborto – quindi c’è un diritto all’aborto’”.

“O ad esempio”, ha continuato, “quando un trattato afferma che chiunque ha il diritto di sposarsi: i trattati dicono realmente che gli uomini e le donne in età matrimoniale hanno il diritto di sposarsi, e questo viene reinterpretato come se si dicesse ‘Bene, anche se si dice ‘uomini e donne’ dovremmo interpretare questa disposizione in base alle circostanze moderne, per cui dovrebbe essere ‘uomini e uomini’ e ‘donne e donne’”.

I trattati, ha dichiarato Coleman, vengono non solo reinterpretati, ma a volte completamente ignorati.

“Anziché questi trattati firmati dalle Nazioni, approvati al massimo livello, troviamo che moltissimi altri documenti sono elaborati e approvati con uno scarsissimo esame, con un minimo input dall’esterno – e sicuramente non dai cittadini dei vari Paesi”.

Molti di questi documenti “non sono strettamente vincolanti”, ma “hanno l’aria di essere ufficiali e vengono usati come uno strumento, in un certo senso, per costringere le Nazioni a cambiare le proprie leggi”, ha commentato Coleman.

Anche se le Nazioni si possono rifiutare, molte “vogliono far vedere che tengono il passo con i loro ‘doveri sui diritti umani’ – non vogliono essere costantemente molestate dalle Nazioni Unite o dall’Unione Europea”.

L’influenza dei Paesi occidentali, poi, può essere notevole.

L’avvocato britannico ha affermato che “il Regno Unito ha detto che bloccherà gli aiuti ai Paesi del terzo mondo se questi non cambieranno le proprie leggi sull’omosessualità”.

“In America vediamo il Presidente Obama dire che è una priorità della politica estera promuovere l’omosessualità nel mondo. Si tratta di Paesi potenti con notevoli budget di aiuti internazionali, e stanno aiutando a promuovere la questione in tutto il mondo”.

“Se alle Nazioni viene detto costantemente: ‘Dovete cambiare le vostre leggi sull’aborto. Dovete cambiare le vostre leggi sull’omosessualità’, quella pressione può portare a cambiamenti a livello interno”.

Queste idee hanno inoltre un significato molto pratico, o meglio un “effetto a catena”, ha detto Coleman, citando la recente decisione di Facebook di includere 50 diverse opzioni di genere per i profili anziché maschio o femmina o una cosa come i giochi olimpici invernali. “Sono definiti come competizioni maschili e competizioni femminili. Che fare se c’è qualcuno che vuole partecipare alle competizioni femminili e non è una donna?”.

“A un livello più profondo, a un altro livello, può avere un grande impatto sulla libertà religiosa”, ha aggiunto, citando un caso in Gran Bretagna in cui è stata fatta causa a una diocesi per 50.000 sterline perché il vescovo non ha voluto assumere un uomo omosessuale per un incarico come ministro giovanile.

La gente che crede che l’umanità si divida in uomini e donne, e che vuole agire in base a queste convinzioni, affronterà “un conflitto nella legge”, ha dichiarato Coleman.

“Assisteremo a più casi di libertà religiosa in cui la gente viene citata in giudizio, venendo minacciata legalmente perché si aggrappa alla convinzione che esistano solo maschio e femmina”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]
 

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