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Secondo me se i preti fossero sposati capirebbero meglio i problemi della gente

© Andrea Nissolino / Flickr / CC

padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 11/04/14

3. Mi chiedi perché le chiese orientali non si avvalgono delle convenienze del celibato. Se tu ascoltassi i vescovi delle Chiese orientali ti direbbero che il celibato è una realtà preziosissima e la invidiano alla Chiesa latina. Per questo esortano al celibato, anche se non lo impongono per rispettare una tradizione che si è imposta. Come sai, le chiese orientali si avvalgono di queste convenienze tanto che i vescovi sono assunti solo tra i sacerdoti celibi.

4. Mi dici che il prete non ha le esperienze dei padri di famiglia, per cui le sue risposte ai problemi degli uomini sono come quelle di un avvocato che abbia studiato il codice senza mai aver affrontato un processo. L’obiezione non tiene un granché perché dovremmo dire che una psicologa non può rispondere in maniera adeguata ai problemi dei maschi perché lei è donna. Ugualmente un esperto di psicologia non potrebbe dare risposta adeguate a pazienti donne perché non ha il vissuto femminile.Tu mi porti una tua esperienza personale. Ti sei rivolto ad un prete e hai ricevuto risposte evasive. Può darsi che quel prete, da uomo prudente, prima di dare consigli, si sia detto: “qui è necessario essere cauti, questa persona non la conosco. Prima di dare una risposta non perfettamente adeguata è meglio rimanere sulle generali”. Se avessi continuato ad avere una frequentazione con quel sacerdote, forse avresti ricevuto risposte più puntuali. Potrei anche dirti che il sacerdote, sebbene non abbia una famiglia, tuttavia è vissuto in famiglia, spesso vive nella sua stessa famiglia, sente i problemi dei suoi fedeli come se fossero suoi. Ha davanti a sé i problemi non di una sola famiglia, ma di tante famiglie e talvolta di generazioni di famiglie. Allora forse cambieresti parere e diresti che è un esperto di umanità. Molti sacerdoti delle chiese orientali hanno moglie e figli. Non mi risulta che siano più esperti dei sacerdoti celibi. Anzi ti posso dire che la gente va più volentieri dai sacerdoti celibi che da quelli sposati. Senza dire che se un sacerdote sposato avesse moglie e figli con problemi vari, uno potrebbe dire al sacerdote: insegni prima ai suoi, e poi venga a insegnare a noi. Ma qui andiamo forse fuori tema. Perché dimentichiamo che il sacerdote è essenzialmente uomo di Dio. Sicché deve aver con Lui una familiarità simile a quella di Mosè.

5. Il voto di castità non è legato solo ai monaci e ai frati, ma anche ai religiosi, alle religiose e ai laici consacrati.
Il prete non fa propriamente voto di castità, ma promessa di celibato. Praticamente l’impegno è lo stesso. Anche il prete è tenuto ad essere casto, e tanto più perché è p
rete. Ma il vincolo nei consacrati è maggiore, tant’è che quando un sacerdote religioso chiede la dispensa per tornare allo stato laicale, deve ottenere dal Sommo Pontefice una duplice dispensa: dagli obblighi dell’ordine sacro e dai voti. Mentre il prete chiede solo quella dall’ordine sacro. E il Sommo Pontefice può dare l’una, ma non l’altra, e, dando l’una può commutare l’altra con qualche pratica penitenziale.

Ti ringrazio, Carlo, per tutte queste domande. Sono contento che tu segua il sito e ti riconosca in tante problematiche suscitate.

Ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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Tags:
castitàcelibato sacerdotalematrimonio
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