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L’insegnamento del Messia

Midiman / Flickr / CC

Dimensione Speranza - pubblicato il 11/04/14


Di cui sembra legittimo supporre

gli provenisse la forza del suo agire.

E’ la dedizione suprema alla sua missione,

ed è la chiave di tutto.

L’interesse degli Evangelisti punta non tanto sulla manifestazione terrena e umana di Gesù, quanto piuttosto sul Cristo della Gloria. Quindi essi descrivono la sua vita terrestre solo in funzione del suo carattere celeste e lo fanno con semplicità senza intenzione di glorificare.

Per conoscere effettivamente Gesù dobbiamo pertanto acquisire anche il suo aspetto psicologico, la sua vita e la sua struttura intima.

La sua nascita cade nell’autunno dell’anno settimo prima della nostra era volgare e la sua crocifissione sarebbe da fissarsi al 7 aprile dell’anno 30, quindi egli aveva 37 anni, e se si accetta la durata di tre anni per la sua attività pubblica, doveva averne 34 quando lasciò la casa paterna.

La fisionomia di Gesù doveva esercitare un fascino irresistibile. Un giorno una donna si lasciò sfuggire un grido di lode: "beato il grembo che t’ha portato, e il seno che ti ha nutrito" Lc 11,27; Gesù risponde: beati quelli che ascoltano la parola di Dio" (11,28) dimostrando che la donna aveva di mira non solo i pregi dello spirito, ma anche quelli del corpo di Gesù.

Altri asseriscono che aveva un corpo deforme (Origene ed altri monaci greci ed egiziani) rifacendosi semplicemente sull’esegesi dogmatica d’un passo di Isaia, e tale interpretazione venne diffusa dalla concezione neoplatonica (ancora diffusa oggi) del periodo ellenistico che considerava il corpo indegno dell’uomo, come prigione dell’anima. Temevano che un corpo ben formato fosse opera del demonio. L’occhio di Gesù doveva suscitare vivissima impressione: il suo sguardo era fiamma stimolo, castigo. Lui stesso lo dice: "L’occhio tuo è la luce del tuo corpo. Se l’occhio tuo è limpido, tutto il tuo corpo sarà nella luce" (Mt. 6,22) e Marco dice "ed Egli li fissò e disse" in molti passi del suo vangelo.

Ad un dignitoso aspetto esterno doveva aggiungersi la impressione prodotta dal portamento sano, vigoroso, equilibrato di Gesù. Egli era un uomo avvezzo alla fatica, resistente, sano e robusto a differenza di altri celebri fondatori di religioni: Maometto affetto da tare ereditarie e scosso nel sistema nervoso; Buddha snervato e stanco della vita.

Il suo corpo doveva essere indurito e resistente alla fatica: "Al mattino si alzò molto presto e andò in un luogo deserto a pregare" Mc 41,35; "All’aurora chiamò attorno a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici" Lc 6,13.

Un senso di freschezza e di sano vigore spirava dal suo amore per la natura. Amava i monti e il lago spesso terminava la sua faticosa giornata salendo su qualche altura o sulle rive del lago.

Ciò che reca meraviglia è che Gesù non si stanca mai: dopo aver fatto una marcia di sei ore nel deserto, superando un dislivello di mille metri, alla sera prende parte ad una cena offertagli da Lazzaro e dalle sue Sorelle.

La maggior parte della vita pubblica Gesù la trascorre all’aperto, notti comprese, spesso non c’era il tempo di mangiare, fino a tarda notte visitava i malati, discuteva per sanare le incomprensioni e l’orgoglio dei discepoli, oppure aveva scontri fisici e/o verbali con Farisei e Sadducei. Di fronte a discussioni snervanti, lotte e insidie pericolose Gesù non si è mai ritirato e sempre lo vediamo come nella notte, in mezzo al lago in tempesta, che dorme tranquillo adagiato sul suo guanciale.

Tutto questo dimostra come non avesse un temperamento eccitabile, nervoso; invece Egli era sempre padrone dei suoi sensi: era insomma perfettamente sano.

L’uomo che non sa valutare lo straordinario e l’eroico, perché misura tutto col proprio metro della mediocrità, ha creduto e crede di dover attribuire a Gesù una anomalia psichica. I primi a spargere questa voce furono proprio i suoi parenti e poi, anche i suoi avversari Farisei.

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Tags:
gesù cristoreligione
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