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L’insegnamento del Messia

Midiman / Flickr / CC

Dimensione Speranza - pubblicato il 11/04/14


La sua simpatia era particolarmente intensa verso quanti erano oppressi da un senso di colpa che li rendeva incapaci di reagire. Quando afferma: "ti sono rimessi i tuoi peccati", ecco tornare il rispetto di sé, ecco liberarsi una nuova energia morale. Con questo Egli non ; tendeva suggerire che il senso di colpa fosse una semplice illusione patologica né che i suoi pazienti si preoccupavano senza motivo, ma accettare il perdono implicava riconoscere una regola morale da cui ci si era allontanati e l’intenzione di prendere una strada migliore.

Nell’episodio della donna adultera Gesù conclude: "Nemmeno Io ti condanno: va, e d’ora in poi non peccare più" (Gv 8,2-11). Il sentimento di compassione nei confronti della donna non è meno marcato dello sdegno nei confronti dei suoi accusatori, ma la severità dell’ultima frase elimina ogni dubbio di "permissivismo". Quando egli afferma che i pubblicani e le prostitute sono soggetti più promettenti che non gli scribi e farisei, va inteso nel senso che i primi erano esenti da quella odiosa compiacenza di sé tipica dell’individuo che sa di essere religioso e si ritiene quindi autosufficiente. I secondi, invece, erano disposti ad essere curati dal medico.

Incontrare Gesù doveva essere una esperienza formidabile, tanta era la simpatia che ispirava e la sensibilità che mostrava verso quanti avevano bisogno di aiuto.

Verso i singoli troviamo molteplici esempi nei quali le persone riconoscevano la sua autorità e vi si sottomettevano: "ti sono rimessi i tuoi peccati", le "vocazioni" dei discepoli che abbandonano tutto per seguirlo.

Verso le masse si ripetono i fenomeni verificatisi coi singoli; interessanti sono due casi nei quali Gesù si trova difronte a della gente non disposta a simpatizzare con Lui, ciò nonostante Egli si impone con la sua autorità: quando disperde pacificamente la folla che lo vuole capo della propria rivolta e quando scaccia i mercanti dal tempio.

Gesù ci insegna anche una forma di didattica: chi ha posto il problema è costretto a trovare la riposta attraverso un nuovo cammino. Nelle parabole i presenti sono invitati a formulare un giudizio su una situazione fittizia, per applicarlo poi alla vita reale. Lc 10,25-37: "va e anche tu fà altrettanto"

La conclusione è perentoria, ma chi ha posto il problema è stato gradualmente condotto ad individuare la soluzione coinvolgendosi personalmente. In questi casi, l’autorità di Gesù si manifestava nel condurre le persone, forse contro la loro volontà, fino al punto in cui esse dovevano assumersi la responsabilità di una decisione. Autorità sì, ma che rispetta la libertà individuale.

Gesù propone di fare….

se qualcuno si rifiuta di agire di conseguenza 

egli lo lascia semplicemente a se stesso.

L’autorità di Gesù è priva del supporto di una posizione ufficiale o del prestigio della tradizione, per non dire dello spauracchio rappresentato dalle sanzioni legali o dal ricorso alla forza. Evidentemente scaturiva da una qualche indefinibile qualità personale di Gesù. Alla domanda "con quale autorità fai questo?" Egli non risponde che in termini evasivi,facendo intendere che la sua risposta sarebbe stata inutile, se chi la sollecitava non sapeva darsene una da sé. Anche su persone estranee al proprio ambiente Gesù provoca impressione Mt 8,5-10; Lc 7,2-9; ma ancora più notevole è il fatto che Gesù sembra aver dato ragione all’ufficiale, e ciò si può comprendere soltanto nel senso che Egli esercita l’autorità stessa di Dio semplicemente perché gli obbedisce senza riserve.

La reticenza che gli altri evangelisti mantengono su questo argomento riflette, con ogni probabilità, un riserbo osservato da Gesù stesso e che dobbiamo considerare come una sua caratteristica. Tornando sul concetto dell’obbedienza su citato non può sfuggire il senso di dedizione ad una missione, profondamente compenetrato in Lui e che talvolta costituiva un tremendo fardello (Lc 12,49-50). Nonostante la sua disponibilità al contatto con gli altri, la sua missione lo isolava dagli altri uomini (Mc 9,19; Mt 11,27; Lc 10,22). Gli ultimi due passi iniziano con una confessione di profonda solitudine che sempre più caratterizza la vita di Gesù. Egli non ha trovato nessuno che lo conoscesse veramente, nemmeno tra quelli che gli sono più vicini; ma vi è Qualcuno che lo conosce: Dio, suo Padre. E nella stessa maniera intima e personale anche lui conosce Dio.

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gesù cristoreligione
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