Aleteia

Le 10 cose che bisogna sapere sulla fecondazione in vitro prima di ricorrervi

Stefan Pasch
Condividi
Commenta

Desiderare un figlio è una cosa buona e giusta – ma è giusto volere un figlio ad ogni costo?

Una coppia su sei non è fertile. Dal momento che sia io che mio marito veniamo da famiglie con molti fratelli e nipoti, non mi sarei mai aspettata di provare l’infertilità. In realtà, durante i tre anni che ci siamo frequentati prima del matrimonio, abbiamo discusso di ogni potenziale problema che avremmo potuto affrontare – come gestire le finanze in comune, come bilanciare famiglia e carriera, come gestire i conflitti dovuti al carattere, come caricare correttamente una lavastoviglie. Ci siamo preoccupati di tutto tranne di ciò che ha finito con l’essere la più grande sfida del nostro matrimonio.

Poi, l’abbiamo capito. Abbiamo capito quanto può essere devastante una inaspettata diagnosi di infertilità.
Alice Domar, ricercatrice medica ad Harvard, ha detto che “La maggioranza delle donne non fertili sostiene che l’infertilità sia l’esperienza più sconvolgente della loro vita. Le donne non fertili hanno un livello di ansia e depressione equivalente a quello delle donne con un tumore, con l’HIV o che soffrono di malattie cardiache”

E così, procedure come la fecondazione in vitro (FIV) offrono apparentemente una speranza tangibile per coloro che desiderano disperatamente dei figli. In questa procedura, una donna assume degli ormoni per stimolare le ovaie a produrre molti ovuli in un unico ciclo. Gli ovuli maturi vengono poi rimossi tramite aspirazione transvaginale (procedura fatta sotto sedazione) oppure tramite chirurgia laparoscopica. Vengono raccolti degli spermatozoi dall’uomo, di solito tramite masturbazione. Poi uno specialista mette ogni uovo all’interno di un bagno di sperma, nel tentativo di ottenere degli embrioni. A fecondazione avvenuta, uno o più embrioni vengono trasferiti nell’utero della donna nella speranza che almeno uno verrà impiantato con successo per portare a termine la gravidanza.

A proposito, che cosa è un “embrione”? Un embrione è il risultato dell’unione riuscita tra sperma e uovo. E’ un essere umano completamente nuovo, in una fase molto precoce del suo sviluppo. Nel giusto ambiente e con le giuste circostanze, un embrione continuerà a crescere – dal feto ad un neonato, poi un bambino, un adolescente e infine, sopravvivendo al trambusto della pubertà e delle scuole superiori, diventerà un adulto. Quindi l’embrione non è altro che una persona molto giovane.

Il problema è che, quando si impara di più sulla FIV, questa non risulta essere una cosa buona. La maggior parte delle persone trova difficile credere che possano essere delle implicazioni morali o etiche in una procedura medica che viene eseguita per assecondare il giusto e naturale desiderio di avere un figlio. Ho dovuto spiegare a molti amici e familiari perché io e mio marito abbiamo scelto di non utilizzare la FIV. E’ vero, la fecondazione in vitro può consentire alle coppie di concepire il bambino che desiderano e per alcuni questo ha più importanza di tutto il resto. Ma ci sono dieci cose che ho imparato circa la FIV che potrebbero far cambiare idea ad alcune coppie:

1. La fecondazione in vitro distrugge le comuni nozioni della genitorialità. Il vecchio modo di fare i bambini comporta l’unione fisica tra uomo e donna. Invece, anche la versione più semplice della FIV coinvolge altre persone nell’atto del concepimento – medici e tecnici che raccolgono lo sperma e gli ovuli, li fecondano in laboratorio e li inseriscono nel corpo della donna. E la situazione può essere anche più complicata – genitori surrogato, donatori di ovuli, donatori di sperma, bambini “concepiti dal ghiaccio”, sperma di padri morti conservati in apposite banche, tecnologie che sembrano uscite da “Brave New World” e che coinvolgono tre diverse serie di DNA. Tutto questo potrebbe anche non dare fastidio ai genitori, ma può confondere e sconvolgere i bambini concepiti con la FIV. Le statistiche della scienza sociale riportano che i bambini così concepiti soffrono di crisi di identità ed hanno una maggiore propensione alla depressione e l’abuso di sostanze rispetto ai coetanei nati da un normale rapporto.

Pagine: 1 2 3

Tags:
bioetica
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni