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Il mercoledì nero della famiglia e della vita

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 10/04/14

Sentenze e provvedimenti legislativi che costituiscono un attacco congiunto alla famiglia

di Alfredo Mantovano

Mercoledì 9 aprile, Camera dei deputati. All’ordine del giorno della Commissione Giustizia ci sono, fra gli altri, due provvedimenti: a. la conversione del decreto-legge sulla droga, reso necessario dalla sentenza della Corte costituzionale che ha reintrodotto la distinzione fra droghe “leggere” e “pesanti”; b. un insieme di proposte di legge che puntano a restringere ulteriormente il tempo necessario per chiedere una sentenza di divorzio. Il primo, contro ogni evidenza scientifica e di esperienza, riduce già da subito le sanzioni per chi traffica cannabis e derivati, e rischia di andare oltre – nei tempi rapidi della conversione – fino a una legalizzazione esplicita o strisciante di questo tipo di sostanze; il secondo si commenta da sé, accontentandosi di un anno fra la presentazione dell’istanza di separazione – dai tre anni attuali – e la richiesta di divorzio, o a nove mesi in assenza di figli minori.  

Mercoledì 9 aprile, Senato della Repubblica. Anche lì in Commissione Giustizia si segnalano due provvedimenti: il disegno di legge, già approvato alla Camera, sull’omofobia, e quello sulle unioni civili, che ha accorpato le proposte sul matrimonio fra persone dello stesso sesso. Anch’essi hanno ripreso a marciare spediti: il primo, che vede il governo rappresentato dal sottosegretario Scalfarotto – mai era accaduto nella prassi parlamentare che il presentatore di una proposta di legge dapprima ne fosse relatore in un ramo del Parlamento e poi esprimesse di esso il parere dell’esecutivo nell’altro ramo –, con la bocciatura degli emendamenti di buon senso presentati da senatori di esperienza come Giovanardi, Bianconi e Malan, e con la possibile approvazione di emendamenti peggiorativi presentati da esponenti di Pd, Sel e M5S; il secondo, col deposito di un testo-base prossimo quanto a impostazione alla civil partnership: per avere un’idea della equiparazione sostanziale che tale testo opera con il matrimonio, basta pensare che ammette la disposizione di una quota corrispondente alla legittima nella successione ereditaria e, a determinate condizioni, la pensione di reversibilità.

Mercoledì 9 aprile, Corte costituzionale. Proseguendo un’opera di demolizione della legge sulla fecondazione artificiale, che in passato aveva già eliminato il divieto di crioconservazione e aveva reso possibile la selezione genetica degli embrioni, la Consulta – con una sentenza di cui si attendono le motivazioni – apre alla fecondazione c.d. eterologa, dichiarando illegittime le norme che la precludevano e quelle che la sanzionavano. Radicali e libertari hanno di che gioire: la Corte fa oggi quello che loro avevano provato – senza riuscirci – nel 2005: il quesito n. 4 del referendum da loro presentato, bocciato dagli italiani, è invece accolto dai 15 giudici costituzionali. Il ministro della salute Lorenzin ha ragione nel definire complessa l’attuazione di questa pronuncia, dal momento che la fecondazione artificiale eterologa presenta difficoltà irrisolvibili: intanto il conflitto fra il diritto all’anonimato del donatore/donatrice di gameti e il diritto dei figli a conoscere i loro genitori biologici; poi i rischi per la salute del figlio, derivanti dall’anonimato del donatore, e quindi l’impossibilità di una anamnesi completa; ancora, la difficile “neutralità” della madre surrogata nel caso di affitto di utero (pardon: “gestazione di sostegno”, come impongono le linee-guida Unar per i giornalisti), soprattutto nei casi in cui questa “madre” fosse anche la donatrice di gameti.

Che tutto ciò avvenga nello stesso giorno non è un caso. Un filo rosso ideologico lega la facilità di scomporre la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna – il divorzio sprint – con la sostanziale equiparazione al matrimonio, per come finora è stato disciplinato, dei diritti e dei doveri derivanti dall’unione civile, anche fra persone dello stesso sesso. Col ricorso all’eterologa, la rivendicazione del sottosegretario Scalfarotto nell’intervista di qualche sera fa a Invasioni barbariche – “possiamo avere figli”, proclamava riferito a sé stesso e al proprio compagno – sarà una realtà; è vero infatti che nella legge 40 la fecondazione artificiale è ammessa per coppie sposate o conviventi da almeno tre anni: ma, sommando la disciplina delle unioni civili in discussione con gli effetti della sentenza costituzionale, è fatta! E se qualcuno ha qualcosa da obiettare ecco – nuove di zecca – le sanzioni penali, con tanto di carcere e di pene accessorie, della legge omofobia: pronte a colpire chi ardisca sostenere che la crescita e l’educazione di un bambino riescono meglio potendo contare su un padre e su una madre, e non su due persone del medesimo sesso; o chi osi richiamare lo squilibrio familiare causato dall’eterologa, sulla base dell’esperienza di altre Nazioni (il senso di estraneità facile a crearsi nel genitore non biologico ha portato negli USA, dove l’eterologa è ammessa, al divieto di disconoscimento di paternità, a causa dell’alto numero di richieste di questo tipo da parte dei padri unicamente “sociali”).

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