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Centro Kerigma: la “fabbrica” dei nuovi evangelizzatori.

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Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 10/04/14

Cresce il numero di persone, in Italia e fuori, che sceglie di mettersi in cammino verso le origini del “primo annuncio” di Gesù.

Essere evangelizzati per evangelizzare. Da più di vent’anni il Centro Kerigma propone corsi che formano coloro che scelgono di incontrare e poi, attraverso il racconto della propria esperienza, di annunciare Gesù Cristo nella propria realtà quotidiana. È il mandato della Nuova Evangelizzazione, che sceglie l’Occidente come sua nuova terra di missione: il servizio che l’équipe di laici e religiosi cattolici del Centro offre gratuitamente a individui, a diocesi, a parrocchie, a operatori pastorali, a gruppi e a movimenti ecclesiali è quello di accompagnare la crescita di “nuovi missionari”, e ognuno di noi può esserne parte. Sono diverse, infatti, le strade che il Centro propone, come ha raccontato ad AleteiaCarlos Macias de Lara, presidente e fondatore del Centro Kerigma.

Cos’è il “kerigma”?
Macias de Lara: Il centro vuole ripartire da questo concetto primario dell’annuncio di Gesù, questa è l’idea di base. Si prefigge in tutte le sue attività di annunciare Gesù, di tornare a bere alla “fonte”, di riscoprire le radici, anche dal punto di vista di Nuova Evangelizzazione.Kerigma è una parola greca che significa, etimologicamente, “annuncio di una persona”, in questo caso, Gesù; significa insomma proclamare, gridare, annunciare. Nella Nuova Evangelizzazione questo concetto è molto importante perché oggi dobbiamo evangelizzare annunciando questo nome. Dobbiamo risalire all’evangelizzazione primitiva, a Pietro e al giorno della Pentecoste: negli Atti degli apostoli noi troviamo sei suoi discorsi fondamentali del Kerigma, dell’annuncio di Gesù. Dice: “Voi lo avete ucciso, ma è vivo”.

Il Centro come rende attuale questo concetto?
Macias de Lara: Noi stiamo lavorando in tre aree primarie, che corrispondono ai tre progetti che portiamo avanti. Il primo progetto, lo Youth Project, è un percorso di evangelizzazione e crescita nella fede, che è qualcosa di cui parla anche il papa nell’Evangelii Gaudium. Il secondo si chiama Kaíros, parola greca che l’evangelista Marco usa nel capitolo 1, versetto 15, quando si dice  che “il tempo è compiuto”: questa parola qui nasconde un significato molto interessante, perché si riferisce a “un tempo di grazia”, non solo in senso cronologico, e noi vogliamo far sì che tale sia il tempo speso nei corsi da coloro che partecipano. La terza area è il Family Project, una serie di sette corsi per coppie e famiglie, intenzionati ad attraversare questa esperienza kerigmatica, esperienziale, di annuncio, di programmazione, di esperienza viva con Gesù.

I partecipanti vogliono vivere l’annuncio in prima persona o vogliono annunciare?
Macias de Lara: Le due prospettive vanno legate insieme. Da un primo punto di vista – questo dice la nostra esperienza è in giro nelle parrocchie, anche in America Latina, negli Stati Uniti – la gente è in cerca, ha sete, e molto spesso trova ciò che cerca, un Gesù vero, vivo, in mezzo a queste comunità. Nella pratica dunque si parte con corsi di “primo annuncio”, corsi esperienziali, che poi, in un secondo momento, fanno sì che la gente comincia a crescere e a essere formata anche in vista di una dimensione attiva di annuncio.

A che punto è oggi il cammino della Nuova Evangelizzazione?
Macias de Lara: Penso che la Chiesa si sta aprendo piano piano a questo concetto. Se ne parla molto da un punto di vista teorico, ma mostra ancora molta difficoltà da un punto di vista pratico. Si parla molto di nuova Evangelizzazione nelle parrocchie, ma spesso rimane solo un concetto teorico. Non si “fa”, manca l’applicazione. Io spero molto che con questo documento del papa anche questa prospettiva di Nuova Evangelizzazione possa atterrare di più nella realtà, ma siamo ancora agli inizi.

Ormai l’Occidente è “terra di missione”?
Macias de Lara: Si, penso che fondamentalmente quello che Papa Benedetto XVI diceva, che “l’Europa ha bisogno di ritrovare le sue radici”, è molto importante, anche perché molta gente che partecipa, che è parte della Chiesa, ha bisogno di ritrovare la persona viva di Gesù. Quindi è c’è bisogno di una Evangelizzazione che parte all’interno, dentro noi stessi, è un’evangelizzazione “ad intra”, e ovviamente ci si augura poi che vada a sbocciare in quei luoghi dove non è annunciato il nome di Gesù. Però penso che la priorità sia proprio quella di una re-evangelizzazione, qualcuno usa questo termine che non si è capito bene. Bisogna che le nostre terre che erano cristiane possano tornare al concetto di Cristo vivo.

Quali sono le modalità di formazione che impiegate?
Macias de Lara: Nella pratica noi stiamo portando avanti un metodo che è attivo, partecipativo, dove la gente lavora in prima persona, è coinvolta al 100%; non è un metodo  classico dove c’è un maestro che parla. Vengono coinvolti tutti. È anche una crescita graduale della fede, quella presente nel nostro Centro. Ci sono molti metodi in giro che lo Spirito Santo sta suscitando nella Chiesa Cattolica, noi semplicemente cerchiamo di mettere al centro dei nostri corsi questa prospettiva di annuncio, che la gente possa ritornare sempre all’esperienza viva di Gesù, come dice il Papa nell’Evangelii Gaudium. I nostri sono corsi “Karigmatici catechetici”, lui usa questa definizione, cioè camminando in questi corsi la gente può vivere una dimensione di fede e di crescita.

Come può un laico fare evangelizzazione nella sua vita quotidiana?
Macias de Lara: Penso che sia fondamentale che le persone, chiunque siano abbiano per prima cosa un incontro personale con Gesù. Da lì parte tutto. Quando una persona vive questo incontro, allora grida e parla di quello che ha vissuto. Questo è quello che manca molto nella nostra Chiesa, laddove c’è molta conoscenza teorica, dottrinale, sapere di Gesù. Questo non è vuol dire aver vissuto un’esperienza reale con lui. Questo è il punto di partenza, dei nostri programmi, portare la gente a vivere l’esperienza con Gesù morto, risorto e glorificato. Chi vive quest’esperienza poi la porta nella sua vita, nella sua famiglia, nel suo lavoro.
Il lavoro del nostro Centro si sta svolge molto in Italia, ma ci stiamo già espandendo. Stiamo cercando di costruire una rete, un network, per trasmettere in nostri corsi anche in America, in Messico, in Australia. Attraverso la rete pensiamo possa diffondersi più velocemente la parola di Dio.

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