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«Ucraina, una luce per l’Europa»

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La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 09/04/14

Intervista a monsignor Francesco Braschi, presidente dell'Associazione Russia Cristiana.

di Stefano Magni

La crisi ucraina non accenna a rientrare. Proprio in questi due giorni, dopo la Crimea, anche Donetsk proclama unilateralmente la sua secessione da Kiev e l’intenzione di farsi annettere dalla Federazione Russa, facendo temere un nuovo intervento armato di Mosca in territorio ucraino. Su quel che sta avvenendo in quella parte di Europa è bene, prima di tutto, far chiarezza. A questo proposito abbiamo avuto l’occasione di incontrare e intervistare a Milano, al Centro Culturale San Fedele, monsignor Francesco Braschi, Dottore della Biblioteca Ambrosiana e presidente dell’Associazione Russia Cristiana.

«Cosa è successo al Maidan? – si chiede e ci chiede monsignor Braschi – Non si sono scatenate manifestazioni oceaniche per la volontà di entrare nell’Ue, dopo che è stata negata la firma del presidente Yanukovich all’Accordo di Associazione con Bruxelles. Perché quando è stato diffuso l’annuncio della mancata firma, si radunarono in piazza circa 5mila persone. Ma quando questi manifestanti, in gran parte giovani, vennero selvaggiamente picchiati dalla polizia, quando venne messa in atto, nei loro confronti, una pratica di potere ben conosciuta nell’epoca pre-1989, non conforme neppure alla legge ucraina, quando si sparse la notizia di queste violenze, i manifestanti non erano più solo 5mila, ma 50mila. Ed è cambiata anche la costituzione delle persone in piazza: non più solo attivisti, intellettuali e studenti, ma uomini comuni, donne, madri, nonne e nonni, persone che si sono sentite profondamente offese nella loro dignità. Persone che non erano più disposte a tollerare che il governo, qualunque fosse la sua ideologia, utilizzasse metodi brutali contro la popolazione che era chiamata a servire e di cui è espressione. Il Maidan rappresenta una sfida, “per la nostra e la vostra libertà”, come si leggeva in uno slogan di piazza Maidan. “Per la nostra e la vostra libertà”: la stessa scritta che si leggeva anche in occasione della Primavera di Praga, nel 1968. Quello che il Maidan ci insegna è il risveglio della propria coscienza, della propria dignità. Ed è una provocazione per noi. Perché l’appello agli ideali europei arriva a cadere in un’Europa che si è dimenticata dei suoi valori. Perché oggi, nella nostra parte di Europa, prevalgono il cinismo, la disillusione, la non volontà di credere che possano esistere delle spinte ideali capaci di cambiare il corso della storia».

La volontà di non credere o l’incapacità di credere è un aspetto molto evidente: ogni volta che si parla dell’Ucraina e della sua rivoluzione, la prima reazione è l’incredulità, seguita dall’elaborazione di una serie di teorie del complotto, secondo le quali il Maidan non sarebbe affatto una rivoluzione, bensì un golpe architettato dagli Usa e dall’Ue. Cosa dire a coloro che non credono ad alcuna delle motivazioni di chi ha perso la vita, o l’ha rischiata sul Maidan nel nome di ideali di libertà? «Il problema fondamentale è porsi una domanda – ci spiega monsignor Braschi – Esiste qualcosa di diverso dai grandi complotti? È chiaro che non esistono solo forze che agiscono alla luce del sole. La vera domanda, però, è “quanto mi metterei in discussione se riconoscessi che non esiste solo un giudizio astratto, estraneo all’esperienza concreta, che si conclude solo con un aumento di cinismo?” Anch’io ho molti amici con cui discuto spesso del Maidan. E chiedo loro: perché hai paura di ammettere che esiste anche una realtà, fatta di uomini e donne in carne ed ossa, del loro cuore e della loro fede, che va oltre alla logica dei grandi giochi politici?».

Dopo la Crimea anche Donetsk rischia di essere annessa dalla Federazione Russa

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kievucraina
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