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Lettera aperta ai giovani non credenti

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Juan Ávila Estrada - Aleteia - pubblicato il 09/04/14

Dio non ha problemi con chi non crede, perché non è colpevole. Il problema è quando si chiude la propria mente alla verità

Oggi voglio parlare a te. Non mi conosci, sicuramente non sai chi sono. Posso solo iniziare dicendoti che sono un sacerdote. Ma aspetta… non giudicarmi per la mia condizione, non ti farò sermoni, non ti minaccerò con l’inferno né ti dirò che vivi male la tua vita. Voglio solo parlarti come qualcuno che un giorno ha trovato un tesoro enorme che lo ha aiutato a cambiare tutta la prospettiva su chi era.

Cercavo di divertirmi come te e di essere felice. Non posso dire che il Signore mi abbia tirato fuori da un’enorme cloaca dove non arrivava alcun potere umano. Posso solo dire che vivevo, lottavo per mantenere la felicità che trovavo in ogni cosa che facevo e che rallegrava temporaneamente il mio cuore.

Ma tutto svaniva così come arrivava. Quando ho iniziato a “filosofare”, a interrogarmi per la prima volta su chi fossi, non mi accontentavo del mio nome. Non appagava la mia sete di un qualcosa che non conoscevo.

Pregavo? Sì, me lo avevano insegnato e sapevo fare solo quello che fanno molti quando pregano: chiedere. Ma non era sufficiente. Il mio cuore voleva qualcosa di più profondo. È successo anche a te?

C’era qualcosa che mi diceva che non potevo accontentarmi di essere un altro di quegli esseri viventi che si definivano come quelli che “nascono, crescono, si riproducono e muoiono”. È lì che ho deciso di prendere sul serio la mia vita interiore. Non avevo idea di cosa fosse, ma qualcosa mi diceva che esisteva quella che molti chiamano “anima”, che non sappiamo dove sia ma, come mi ha detto un giorno una donna bellissima, “sai che esiste quando ti fa male”.

Non mi conosci. Di me resta solo un piccolo riferimento, come ti ho già detto: sono un sacerdote. Questo può rendermi disprezzabile ai tuoi occhi, puoi pensare che sia tutto ciò che dicono di noi, o un frustrato, uno che fa il lavaggio del cervello, un commerciante della fede.

Posso solo dirti che sono un essere umano, che piange come hai pianto tu, che ha provato la solitudine, una persona che ha figli (molti figli), mogli (molte mogli) e genitori (a bizzeffe). Hanno mantenuto una promessa che mi hanno fatto.

Sai una cosa? Vivo innamorato di un uomo che mi seduce; è strano da sentire perché sembra una cosa sdolcinata (chiaro, sei un prete, penserai), ma ogni volta che mi sono prostrato davanti a quell’uomo mi ha risollevato come un vincitore, come un uomo nuovo. Non mi ha mai condannato per niente. Ha solo saputo sussurrarmi delicatamente il suo amore immenso, quello che ho scoperto sulla croce. E non ha mai stretto le sue braccia aperte per schiavizzarmi, ma per darmi una libertà che solo lui ha saputo permettermi.

Ti sei sicuramente innamorato, non una né due volte, e probabilmente sei pessimista sull’amore. “È una stupidaggine ridicola a cui credono solo gli ingenui”. È perché l’amore umano è imperfetto; per questo è costruibile, perfettibile e dolorosamente paziente.

Io, però, ti presento un amore perfetto, che non fallisce mai, che sarà lì quando piangerai, quando soffrirai, quando riderai e trionferai. Credo che sia giunto il momento di dare un’opportunità a Qualcuno che probabilmente per te è stato indifferente o un perfetto sconosciuto. La merita. Hai dato un’opportunità a molti e tutti ti hanno deluso. Qui c’è uno che, anche se sembra un cliché, “non ti abbandonerà mai”.

Guarda la croce, le sue braccia aperte, i suoi occhi chiusi pensando a te e tutto l’amore che ti offre. Vuoi vincerlo? Lasciati vincere da lui. Non ti chiede di credergli, semplicemente di lasciarti amare. È lì che scoprirai quell’altro che ha incontrato un uomo chiamato Paolo di Tarso arrivando a dire: “Tutto ritengo come spazzatura pur di guadagnare Cristo”.

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Tags:
ateismodialogo tra credenti e non credentifedegesù cristo
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