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I quasi mistici Marlene Kuntz e Max Gazzè

Cover disco Marlene Kuntz

© Public Domain

padre Massimo Granieri - Arena dei Rumori - pubblicato il 09/04/14

La ricerca del sacro nei testi "profani"

I Marlene Kuntz pubblicano nell’anno 2000 “Che cosa vedi”, un album che contiene “La canzone che scrivo per te” cantata in coppia con Skin degli Skunk Anansie, ma soprattutto “La mia promessa”, brano quasi mistico, non fosse per l’incapacità del protagonista di dare del “tu” a Dio. Interviene la compagna ad intercedere perché l’unione possa rimanere tale anche in paradiso, per l’eternità: Non chiedo per me la gioia eterna di risorgere, ma di esser cura perenne per te, regalandoti quel che non do in vita. E allora chiediglieLo tu che ti conceda di avermi lassù.

A una rock band conviene rimanere bravi e dannati. Il cd “Uno” contiene quello che può essere considerato il manifesto del loro ateismo, “Abbracciami”Stanno come in gruppo e sono lì, tutte le miserie degli uomini. Stanno… e non si estingueranno mai. E per questo esistono le favole, che raccontano di un aldilà dove trovar di nuovo ciò che andremo a perdere: amori… affetti… Ed è compassionevole. Stranamente, qualche verso più in avanti, in inglese si sussurra: “Everything’s vanity”, tradotto vuol dire: “tutto è vanità”. E’ un riferimento biblico, Qoelet 1,2: “Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità”. Solo l’amore sopravvive alla morte.

“Noi sudiamo. Corriamo. Ci alziamo e ricadiamo per terra. E Padre nostro o di nessuno sei nei cieli. Ma verresti un po’ quaggiù su questa terra?”. La preghiera del Padre Nostro rivisitata da Max Gazzè nella canzone“Il mistero della polvere” (Tra l’aratro e la radio, 2007). Dopo “Gli anni senza un dio” dove cantava: “Ringrazio Dio, per gli anni senza un dio perché sarei un uomo per metà” (Contro un’onda del mare, 1996), Gazzè pare riavvicinarsi al Padreterno, non senza incertezze. “Il mistero della polvere” è adatta per il mercoledì delle Ceneri. Sul capo dei penitenti, alla vigilia della Quaresima, si sparge la cenere formulando queste parole (o altre previste dal rituale): “Polvere eri e polvere ritornerai”.
Un monito per non cadere nella tentazione dell’autosufficienza. La formula trova origine nel libro della Genesi: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai” (Genesi 3,19).

Mentre la polvere (e le ceneri nell’azione liturgica) ci ricorda il mistero della finitudine, Gazzè si aggrappa alla vita: Dei misteri imperscrutabili, resta sempre quello della polvere. Che fa la terra. Cerco la mia terra. Voglio la mia terra. Amo la mia terra. Come in cielo cosi in terra.

Poi arriva il 2013, la partecipazione al festival di Sanremo con “Sotto Casa” ispirato dal lavoro “porta a porta” dei Testimoni di Geova. Ma è un’altra storia e con Gesù quei testimoni settari non c’entrano nulla. Avrei preferito una canzone sui missionari, perché no?

Qui l'originale

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