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“Corro per la famiglia, anche in Europa”

European Elections 2014 – it

European Parliament / Flickr / CC

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 09/04/14

“Vote for family 2014” è la campagna lanciata dalle associazioni familiari in occasione delle elezioni europee

Un Manifesto in 12 punti: lo sottoporrà alla firma di tutti i candidati alle elezioni europee del 25 maggio prossimo la Fafce, Federazione europea delle associazioni familiari, di cui fa parte anche il Forum delle associazioni familiari italiano. Il documento “ Vote for Family 2014 – Corro per la famiglia, anche in Europa” èstato presentato il 9 aprile presso la sala stampa della Camera dei deputati. Si tratta di una campagna promossa in tutti gli Stati della Ue che vede coinvolte le famiglie e le associazioni familiari di primo e di secondo livello con l’obiettivo di “riprendersi” l’Europa. Aleteia ne ha parlato con Francesco Belletti, presidente del Forum delle famiglie.

Quali sono le caratteristiche principali del Manifesto?

Belletti: Il Manifesto ha almeno due qualità principali: in primo luogo è un documento unico per tutti i Paesi europei. E’stato costruito da una rete europea di associazioni familiari e ha lo scopo di porre la vertenza famiglia nel cuore del progetto europeo. La seconda qualità del manifesto è che si tratta di un segnale di convinto europeismo. Con questa iniziativa ci schieriamo decisamente dalla parte di coloro che ritengono che l’Europa sia un processo importante e la sua costruzione fa parte della nostra cultura e dei nostri obiettivi. Allo stesso tempo, diciamo che vogliamo un’Europa dei popoli e dei valori e non soltanto quella della moneta e delle merci.

Quali affermazioni contiene il testo?

Belletti: La mappa del manifesto è fortemente concentrata su tematiche antropologiche  e valoriali. In primo luogo, con riferimento al dibattito europeo, chiediamo di non utilizzare l’ideologia del gender come criterio discriminante e di fondare nuovamente l’identità della famiglia sulla differenza sessuale tra uomo e donna, sul maschile e femminile, riconoscendo il matrimonio come una istituzione fondamentale per la società. Una seconda questione che riteniamo decisiva è quella della tutela della vita, dal concepimento fino alla sua fine naturale. Rispetto a questo tema l’orizzonte europeo presenta alcune sfide importanti, basti pensare all’eutanasia dei bambini prevista in Belgio, ma noi pensiamo che una società che non custodisce la vita diventi una società più barbara. Nel Manifesto facciamo esplicito riferimento alla campagna “Uno di noi” che per la prima volta ha fatto vedere un popolo della vita capace di raccogliere 2 milioni di firme in tutto il continente. Il Manifesto, ancora, mette a fuoco con molta chiarezza la questione della titolarità e responsabilità educativa – direi quasi della “sovranità” educativa – dei genitori nei confronti dei figli. Questo criterio che è compreso in tutte le carte internazionali , tra tutte la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti del fanciullo , viene spesso attaccato in modo ideologico attraverso l’affermazione che l’educazione spetta allo Stato o affermando l’ideologia del gender. Noi diciamo che la famiglia è una risorsa educativa insostituibile e i processi educativi pubblici – quelli della scuola così come quelli di altre agenzie educative – devono essere costruiti in alleanza con la famiglia, mai sostituendo la famiglia. Un’altra area, infine, su cui si appunta l’attenzione del Manifesto è quella del lavoro inteso come valore necessario alla vita e alla dignità delle famiglie, ma anche come un lavoro “family friendly” cioè adeguato a rispondere all’esigenza di conciliare famiglia e compiti di cura, valorizzando anche il lavoro non retribuito. Questa che dovrebbe essere un’attenzione esplicita del progetto europeo, noi chiediamo allora che sia “colorata” di famiglia.

In tema di tutela della vita si pone anche il tema della fecondazione assistita. Oggi la Corte Costituzionale italiana ha affermato l’incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa contenuto nella legge 40: cosa ne pensa?

Belletti: Siamo molto preoccupati degli effetti di questa sentenza. Ci sembra che l’analisi giuridica sia rimasta formale e non tenga conto della sostanza dei criteri della legge improntati alla protezione del valore della vita. Questa pronuncia ci orienta verso verso una società artificiale in cui il valore della vita è subordinato alla tecnologia, alle possibilità di una scienza che non riconosce nessun limite. Si aprono prospettive molto pericolose di ingegneria genetica e di rischi che la legge 40, con i tutti i suoi limiti, cercava di contenere. Il criterio della fecondazione omologa tentava di dare a ogni bambino la certezza dei suoi genitori, un padre e una madre sicuri e certi. Invece il rischio della fecondazione eterologa è creare un mercato artificiale delle nascite.

Cosa si richiede ai candidati alle elezioni europee rispetto ai punti elencati nel Manifesto?

Belletti: I vari punti sono introdotti dall’espressione “mi impegno a “ difendere, promuovere, valorizzare. Per noi la firma di questo manifesto è una promessa vera e propria. A noi spetterà di non lasciare soli tali candidati se verranno eletti in Parlamento. Ci aspettiamo che custodiscano i valori rappresentati dal Manifesto e che agiscano per promuoverli con proposte di legge e con il lavoro nelle commissioni. Saremo anche chiamati a vigilare. Costruiremo dei sistemi di monitoraggio per cui verificheremo le modalità con cui i parlamentari avranno votato nell’ipotesi in cui passino risoluzioni contrarie ai valori della piattaforma. Il nostro associazionismo familiare deve diventare più capace di far sentire la sua voce e di verificare quante delle promesse fatte in campagna elettorale vengono poi mantenute in aula.

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