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Alcide De Gasperi: a 60 anni dalla morte cosa resta?

© Margaret Bourke-White

Aleteia - pubblicato il 08/04/14

Il valore della persona e l'unità politica europea. L'eredità dello statista trentino nelle parole del segretario generale della Fondazione De Gasperi

Lunedì scorso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Massimo D’Alema, Romano Prodi e Angelino Alfano sono intervenuti al convegno organizzato dalla Fondazione De Gasperi per commemorare lo statista trentino a 60 anni dalla sua morte. L’evento aveva come titolo: "L’eredità di De Gasperi: l’Italia nell’Unione Europea a sessant’anni dalla sua scomparsa". Per capire quale sia il patrimonio reale che De Gasperi ha lasciato ai posteri, Aleteia ha intervistato Lorenzo Malagola, segretario generale della Fondazione.


Che significato ha per la politica italiana ricordare un gigante come De Gasperi? 

Innanzitutto non si è trattato di una mera commemorazione rivolta al passato ma di un’occasione per proiettarsi nel futuro.
Ricordare la figura di De Gasperi è essenziale per l’Italia, per continuare ad essere protagonista nel mondo, perché lo fu proprio sotto la guida di De Gasperi all’indomani della seconda guerra mondiale quando l’Italia, in macerie, dovette ripartire e riconquistare una posizione centrale nello scacchiere globale. 

Quindi celebrare Alcide De Gasperi è importante per richiamarsi alla sua visione e al suo esempio di statista. E la
Fondazione De Gasperi nasce proprio con questa funzione: rendere attuale il pensiero degasperiano al fine di contagiare le giovani generazioni – soprattutto coloro che sono impegnati nelle istituzioni e in politica. L’Italia non può prescindere dalle proprie radici perché senza queste, oggi, sarebbe destinata a rimanere periferica nel mondo.

Di quali radici parla?

L’azione di De Gasperi e la sua più stretta attività politica sono ricchissime di spunti ma se dovessi scegliere due direttrici sulle quali fondare la ripartenza del Paese citerei la
persona come motore dello sviluppo e
l’unità politica europea. Alcide De Gasperi fu capace di richiamare il popolo italiano alla riscossa, non con un’azione dirigista ma con uno straordinario
percorso
sussidiario, riuscendo a mobilitare persone, corpi intermedi e rappresentanze. Tutti quei corpi vivi che furono in grado di ricostituire l’Italia subito dopo la guerra, proprio perché espressione del desiderio della gente di mettersi insieme e di ripartire. Questo fu dunque il motore del boom economico dell’Italia degli anni ’50 e ’60. E oggi ci troviamo in condizioni di crisi economica molto simili a quelle prodotte da uno scontro bellico: per tale motivo
De Gasperi ci indica la strada assolutamente attuale di un rinnovato protagonismo sociale.

La seconda direttrice è l’
Europa unita. Un sogno di De Gasperi ma anche di Schuman, Adenauer, Monnet e di tanti altri che si adoperarono per valorizzare quanto li univa e guardare insieme al futuro, superando le ferite e le divisioni belliche.  

E oggi…

Un sogno purtroppo ancora non del tutto compiuto e che – anzi – si fa sempre più confuso.
Oggi abbiamo l’Europa dei burocrati e dei tecnici, abbiamo un’Europa distaccata dalla vita del popolo. Questo
sogno di un’Europa dei popoli deve essere riposto al centro dell’agenda politica. Basta riprendere gli scritti di De Gasperi e degli altri padri fondatori dell’Unione europea per trovare la strada da percorrere. Altrimenti rischiamo che l’Europa si dissolva di fronte alla crisi economica, di fronte alle tensioni che vive ai propri confini mediterranei e orientali. Dobbiamo lavorare perché non prevalgano gli egoismi e vengano riconosciute le comuni radici europee che pescano nella tradizione greco-romana e giudaico-cristiana.
Un’identità comune per un futuro comune: al di fuori di tale prospettiva l’Unione europea rischia di essere spazzata via dai populismi e dalla forza dirompente delle aree emergenti del mondo.

Esistono personaggi come De Gasperi nella politica odierna?

Devo ammettere che purtroppo non vedo ad oggi personaggi politici di quel calibro. Molti sono certamente figli di quella storia, ma altrettanti l’hanno dimenticata e a volta tradita. Oggi
il pericolo nasce proprio da questa mancanza di consapevolezza che porta a politiche asfittiche e miopi. Abbiamo bisogno di guardare all’orizzonte con quel coraggio e quella umiltà come seppero esprimere i nostri padri politici. 

Parliamo di lei. Qual è la sua esperienza di segretario della Fondazione? 

Io sono segretario da pochi giorni e sono orgoglioso di potermi dedicare alla promozione dell’eredità di
Alcide De Gasperi, soprattutto perché sono ancora relativamente giovane: ho 31 anni e credo che la mia generazione debba riscoprirne tutta la ricchezza di pensiero e di testimonianza. Ricordo che De Gasperi non solo è stato un grandissimo politico considerato padre della patria italiana e della patria europea ma è anche
Servo Di Dio, quindi è stato un
testimone luminoso della fede cristiana anche nell’agone politico e in quel campo oggi così tanto bistrattato che è il servizio nelle istituzioni.

Cosa farebbe De Gasperi se fosse oggi in parlamento?

Farebbe quello che ha sempre fatto.
Servire il proprio Paese testimoniando gli ideali in cui credeva. È questo ciò che ha fatto con semplicità e dedizione rendendo indelebile la propria memoria nel popolo italiano e in quello europeo, rimanendo un
esempio
eccezionale rispetto al quale dobbiamo essere grati per provare ad esserne degni eredi.

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