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Perché conviene diventare cristiani

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Mirko Testa - Aleteia - pubblicato il 06/04/14

L'intenso diario del medico e scrittore Pavol Strauss, ebreo convertito al cristianesimo sotto il totalitarismo in Cecoslovacchia

Pavol Strauss (1912-1994) era un medico, ma anche un bravo pianista, filosofo, pensatore, traduttore e soprattutto poeta e scrittore, che ci ha lasciato un’immensa produzione di opere saggistiche, aforistiche, prosa e versi.

Nato in Slovacchia da una famiglia colta di origine ebraica. Suo nonno era medico e sua madre un’ottima pianista. Cresce in un ambiente sostanzialmente ateo rimanendone imprigionato al punto che, in gioventù, non esita a fare propri i dettami dell’ideologia marxista. In questa fase si costruisce un’immagine di Dio piuttosto negativa, in cui prevalevano senso della sofferenza, incertezza e angoscia.

Irrequieto e perennemente insoddisfatto, era comunque un ricercatore. Ed è stata questa posizione a fargli scoprire il fascino del cristianesimo. Ecco come egli stesso descrive le sue ricerche: “La vita umana è solo ricerca, ricerca di valori. È possibile valutare le persone in base ai valori per cui lottano. In base a cosa si cerca molto spesso si risale a chi cerca. Comincio da quello che avrei dovuto dire alla fine: io ho ricercato – perché ho sempre puntato a valori spirituali e applicabili a tutta l’umanità – la via, la verità e la vita”.

Il fattore decisivo all’origine della sua conversione è legato a una famiglia di convertiti, anch’essa di radici ebraiche, i Munk (in seguito interamente distrutta dalla follia dei campi di sterminio). La vita cristiana esemplare di questa famiglia lo affascinò in maniera irreversibile: “Da loro imparai cosa significa seguire Cristo nella vita di tutti i giorni, in un costante lavoro su se stessi e nell’amore verso il prossimo, verso tutti; imparando a fare sacrifici, autocritica ed a sopportare le croci finché col sacrificio della propria vita essi confermarono alla lettera la loro fermezza nel seguire Cristo, fino all’ultimo respiro, fedeli al loro modello divino”.

Nell’agosto 1942, Pavol Strauss si fece battezzare abbracciando in modo definitivo la fede cattolica. Per Strauss scrivere divenne quindi un apostolato. Si sentiva un terapeuta dell’anima e i suoi scritti cominciarono ad essere alimentati da una fiamma che potremmo definire paolina: “... una volta che veniamo a sapere in chi abbiamo creduto, non possiamo che ardere”. A chi, seguendo l’ideologia marxista, allo sbaraglio dal 1950 in poi, attaccava il cristianesimo dichiarando la sua débâcle e denunciando i suoi errori, Strauss rispondeva che il cristianesimo non fallisce mai e che gli errori sono solo colpa di singoli.

Soprattutto nell’opera Stretta è la porta (Edizioni Paoline)l’autore vuole dimostrare che la civiltà del tempo è malata e che la causa del morbo è il rifiuto (rinnegamento) di Dio. La soluzione è nel ritorno alla fede tradizionale, non dunque piccole modifiche di facciata ma profonda trasformazione della coscienza umana con al centro il messaggio di Cristo. Il messaggio che Strauss lascia anche al lettore di oggi è allora quello della necessità di abbracciare l’umiltà e l’ottimismo della fede, per farsi piccoli e tornare come bambini.

Tags:
marxismotestimonianze di vita e di fede
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