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Scattano le nuove norme antipedofilia: ma sono attuabili?

Nazareth College

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 05/04/14

Ma riconosce la validità del suo principio?

Morlacchi: Il principio secondo me è corretto, vale a dire far ricadere sulle spalle di un datore di lavoro che assume dipendenti a diretto contatto con minori la responsabilità di verificare che queste persone non abbiano dei precedenti penali. Bisogna però distinguere vari livelli: un conto infatti è l’affidabilità morale, che è una cosa non attestata dai documenti, una cosa è la responsabilità penale, che questa persona non abbia dei precedenti penali in ordine a delitti di pedofilia. Qui secondo me c’è una situazione di difficoltà, soprattutto dove si cerca di mettere insieme tipologie diverse: nell’articolo 2 si parla non solo dei lavoratori, ma anche dei volontari, e questo è un altro punto estremamente complesso, perché rispetto alla persona che svolge attività di volontariato non si può configurare una struttura di datore di lavoro che chiede un certificato. E oltretutto l’attività di volontariato avviene normalmente con persone che al 18° anno di età virano dalla categoria protetta, cioè oggetto di pedofilia, alla categoria potenzialmente pericolosa. Ovvero per un ragazzo che fa volontariato in parrocchia e mi gestisce i ragazzini, finché ha 17 anni dovrei chiedere ai maggiorenni un certificato penale che dichiari che quel ragazzo è tutelato, ma il giorno che lui diventa maggiorenne, dovrei chiedere a lui stesso di procurarsi al casellario giudiziario un certificato in cui dichiara che non ha commesso crimini di questo tipo. Forse è una fattispecie speciosa, un caso surreale, ma di questo stiamo parlando.

Intendiamoci, a mio avviso l’iniziativa è corretta, perché tutto ciò che si fa per combattere la pedofilia è doveroso e lodevole; però probabilmente lo strumento legislativo che è strato costruito può essere perfezionato, e io ritengo che questo accadrà nei prossimi mesi per evitare che si crei un numero adeguato di inadempienti. Qui si dice infatti che il datore di lavoro inadempiente è soggetto a sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 10.000 a Euro 15.000: ora, il sette entra in vigore il decreto, e per fare soldi sarebbe sufficiente che il giorno 8 si facesse un’indagine in ogni scuola dove sicuramente sarebbe scoperto inadempiente e sanzionato qualunque dirigente scolastico che ha firmato contratti per tutti i suoi dipendenti. Sono scenari davvero surreali.

Esistono strategie specifiche della Chiesa per combattere la pedofilia negli ambienti parrocchiali?

Morlacchi: Strategie di questo tipo non ci sono, perché fino a prova contraria in Italia vige il regime di presunzione di innocenza. Noi non possiamo pensare che ogni persona che si occupa d’infanzia e adolescenza sia ipso facto sospettabile di pedofilia, perché questo significherebbe che bisognerebbe fare indagini a partire dalle Facoltà di Scienze della formazione primaria. Sicuramente la maggioranza di persone lì sono sane di mente, e amano i bambini in modo sano e nobile. Non credo che la Chiesa debba occuparsi di costruire un meccanismo di sospetto sistematico. L’unica cosa che secondo me la Chiesa può e deve fare – e in questa linea si muovono le indicazioni che sono uscite dall’ultimo consiglio permanente della CEI – è fare in modo che laddove ci sia un sospetto minimamente plausibile deve intervenire con la massima tempestività e prendendo sul serio l’accusa. Poi, che l’accusa di pedofilia sia stata utilizzata nei confronti di sacerdoti e religiosi come strumento per fare fuori dei pericolosi avversari, questo è purtroppo tristemente noto, questa è una delle strategie più adottate dalla criminalità organizzata nel Mezzogiorno e altrove. D’altronde è anche vero che un solo e singolo caso di pedofilia che fosse registrato meriterebbe tutta l’attenzione. Allora secondo me bisogna agire con la massima chiarezza senza dare giudizi sommari, ma tutelando in maniera prioritaria il benessere dei bambini.

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scuola
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