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Il linguaggio dei ‘sensi’: opportunità e limiti

Berkeley T. Compton / Flickr / CC
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Contro l’illusione di catturare l’esperienza di Dio nelle reti del soggettivismo, occorre considerare i sensi non solo come il luogo della suprema occasione, ma pure come il luogo della quotidiana tentazione

3. La liturgia, luogo della sensibilità redenta

Tra le opposte derive di una liturgia che non si prende più cura delle forme e di una liturgia che si sofferma sulle forme in modo ingenuo e ‘carnale’ (secondo l’opposizione paolina tra carne e spirito), si gioca la sfida di una liturgia dei ‘sensi spirituali’: sensi inabitati dallo Spirito di Cristo, che attiva la varietà e la ricchezza dei codici sensibili e li integra in una scena armonica, capace di lasciar trasparire l’ordine evangelico della carità; sensi abitati dalla parola di Dio che orienta azioni e percezioni alla rivelazione del senso cristologia); sensi che sanno abitare il limite, nel pudore che accompagna l’ardore con cui la sensibilità si sporge, oltre se stessa, sull’eccedente rivelazione del Dio trinitario. Forma, senso, stile: ecco i capisaldi di un’estetica liturgica dei sensi spirituali, sospesi tra cielo e terra, a pregustare il compimento, desiderandolo e invocandolo.

1) Per un approfondimento più sistematico delle tesi qui accennate, cfr. P. Tomatis, Accende lumen sensibus. La liturgia e i sensi del corpo, C.L.V, – Edizioni liturgiche, Roma 2010.

2) Cfr. Agostino, Le Confessioni, Città Nuova, Roma 19915, X, 6; 30-35; IV, 15-18.

3) Cfr. al proposito, M. Lacroix, Il culto dell’emozione, Vita e Pensiero, Milano 2002.

(da Rivista di Pastorale Liturgica, n. 1, 2011, pp. 30-36)

qui l’articolo originale

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