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Cosa è e come si prega la novena a Maria che scioglie i nodi?

© Public Domain
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Fu proprio l’attuale papa Francesco a promuovere l’immagine della “scioglinodi” in America

Che significato ha pregare una novena? Pregare la novena è un modo per seguire il consiglio di Gesù che invitava i discepoli a “pregare sempre senza stancarsi” (Lc 18,1) come la vedova importuna del Vangelo che, con grande insistenza, pregava al giudice di farle giustizia di fronte al suo avversario (cfr. Lc 18,1-8). Per fare questo, per una preghiera veramente efficace, sono necessarie umiltà, costanza e perseveranza assieme alla consapevolezza che Dio ascolta le preghiere del suo popolo. Con la parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 189-14) Gesù indica l’umiltà come caratteristica essenziale della preghiera cristiana.

Come si prega la novena? La preghiera della novena è strettamente legata alla preghiera del Santo Rosario, “compendio di tutto quanto il Vangelo” (Paolo VI, Marialis Cultus, 42): durante nove giorni consecutivi il fedele reciterà il Rosario assieme alle preghiere della novena a Maria che scioglie i nodi. Si inizia col Segno della Croce e l’atto di contrizione per chiedere perdono a Dio dei propri peccati e disporre l’anima alla preghiera. Poi si prega la “Supplica a Maria che scioglie i nodi” (si può anche recitare alla fine) e si inizia il rosario coi misteri corrispondenti al giorno della settimana. Dopo le prime tre decine (i primi tre misteri) del rosario si recita la preghiera “Meditazione del primo giorno” (poi del secondo, del terzo e così via…) e si continua con le ultime due decine del Rosario. Alla fine del quinto mistero si recita la “Salve Regina” e si conclude con una delle preghiere a Maria che scioglie i nodi presente nel libretto. Questo schema è una “traccia” per aiutare la preghiera e non una norma ferrea e immutabile, la pratica esteriore infatti non è importante come la disposizione interiore del fedele che può liberamente modellare la preghiera senza la paura di invalidare l’efficacia della devozione.

Qual’è l’atteggiamento giusto per una preghiera efficace? Nel pregare una novena è importante assumere l’atteggiamento giusto evitando due estremi opposti: la superstizione e la sfiducia. L’atteggiamento superstizioso è quello che porta a considerare la recita di una preghiera o un rito religioso come una pratica di tipo “magico” per ingraziarsi la divinità e piegarla alla propria volontà; la devozione diventa così uno strumento per tentare di convincere Dio ad assecondare le proprie richieste. E’ facile cadere in questo atteggiamento e – purtroppo – alcuni libretti di preghiere e di novene rischiano di scivolare anch’essi in questo pericolo proponendo al fedele una quantità esorbitante di preghiere, di formule, di gesti o di riti da compiere per il buon fine della novena (una pubblicazione francese arriva suggerire l’uso dell’incenso durante la preghiera personale della novena!). Il superstizioso è anche scrupoloso e non sarà soddisfatto pienamente se non riuscirà a recitare tutte le preghiere nei tempi e nelle modalità prestabilite: ne risentirebbe – a suo dire – la buona riuscita della novena ovvero la richiesta della grazie potrebbe essere disattesa da parte di Dio. Contro questo atteggiamento si schierarono già i profeti dell’AT che condannarono il culto esteriore a cui non corrispondeva una adesione di cuore ai precetto di Dio. Anche Gesù invitò la donna samaritana (Gv. 4, 1-42) a una preghiera “in spiritò e verità” al di là del luogo geografico scelto per il culto esteriore (Cfr. Gv 4, 23). Il superstizioso scambia il mezzo (la devozione) con il fine (la richiesta di grazia divina) rischiando di concentrarsi più sulla osservanza esterna che sul vero significato della preghiera. Il filosofo francese J. Guitton afferma a questo proposito: “Le nostre azioni religiose più autentiche sono minacciate di superstizione non appena subordiniamo il loro fine a ciò che è soltanto un mezzo” (J. Guitton, La medaglia miracolosa, p. 88). Quando la “lettera” prevale sullo “spirito” la preghiera diviene meccanica, tecnica e perde l’ampio respiro della supplica fiduciosa.

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