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Le conseguenze di Francesco

© Giancarlo GiulianI/CPP

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 01/04/14

A un anno dall'inizio del pontificato di Bergoglio, un volume di Limes descrive i processi di cambiamento innestati dal papa argentino

E’ passato un anno dall’elezione di Papa Francesco. Dal primo "buonasera" sulla loggia della basilica di S. Pietro al più recente incontro con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, la cordiale umanità del pontefice, la sua schiettezza evangelica, la disponibilità a farsi accanto a chiunque, qualunque sia la sua condizione esistenziale, perfino il linguaggio con il quale ha introdotto espressioni dello slang di Buenos Aires per racchiudere in un termine la tenerezza di Gesù, hanno prodotto un grande impatto. E hanno aperto la strada a un cambiamento. Sicuramente all’interno della Chiesa, nella quale è iniziato un processo di rinnovamento delle strutture della Santa Sede e di riflessione sulle attenzioni pastorali, prima di tutte quella richiesta oggi dalla famiglia, ma non solo. A "Le conseguenze di Francesco" è dedicato il volume di Limes presentato a Roma il 31 marzo per iniziativa del Limes Club Oltretevere.

Camminando si apre cammino. "Il gesuita è un uomo dal pensiero incompleto e aperto". Lo aveva detto Papa Francesco nell’intervista con p. Antonio Spadaro, direttore della Civiltà cattolica, il primo dialogo giornalistico che ha rivelato molta parte del pensiero del papa argentino e della sua visione della Chiesa. Anzi "del suo progetto", ha sottolineato padre Spadaro intervenendo all’incontro di Limes. Bergoglio, secondo Spadaro, non ha "teorie con le quali plasmare la storia", "visioni a priori", "astrattezze ideologiche". Francesco è, invece, "radicalmente anti-ideologico, perchè ha un rapporto viscerale con la storia". E’ il "vissuto che fa riferimento a tempi, luoghi e persone" a guidare la sua azione maturata nel grande spazio dedicato alla preghiera e nel dialogo con le persone. Per questo gli è necessario vivere a S. Marta: per poter incontrare le persone con naturalezza. Nella logica della libertà data dallo Spirito – contraria alla paura che condiziona secondo Bergoglio "la maggior parte delle decisioni importanti delle persone" – "camminando si apre cammino". "E’ tutto aperto, un cantiere aperto: è questa la conseguenza di Francesco" ha affermato Spadaro per il quale "il papa apre molti cantieri, senza chiuderli", aprendo il confronto su varie tematiche perchè, come scrive anche nell’Evangelii Gaudium, "il suo magistero non può essere la risposta definitiva su ogni questione che riguardi la Chiesa e il mondo".

La famiglia come priorità. Il primo dei "cantieri" aperti dal Papa è senz’altro quello che riguarda la famiglia. A questo tema, ha ricordato mons. Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della famiglia, ha dedicato un concistoro con i cardinali, il Sinodo straordinario previsto nel 2014 e uno ordinario nel 2015. "Il suo interesse – ha affermato Paglia di Bergoglio – è per le persone concrete, la sua passione è la salus animarum". Una preoccupazione tanto più necessaria nel contesto di una cultura "a tal punto individualista che sta intaccando il ‘noi’ che in passato impastava le culture e le società". E’ in atto un processo, secondo il presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia per il quale "l’individualismo piega a sè le strutture, le istituzioni e le società". Il "ripiegamento sull’io" porta le famiglie alla scelta del figlio unico: una scelta di "non accoglienza" che non è dissimile alla reazione che si mette in atto verso gli immigrati. E’ in questo contesto che Francesco sceglie di mettere al centro la famiglia mentre rimane aperta la domanda: "le istituzioni italiane, l’Onu, l’economia faranno altrettanto?".

Guardare a ciò che non si vuole vedere. Scegliere come meta della prima uscita fuori dal Vaticano l’isola di Lampedusa, l’approdo di tanti migranti in cerca di una vita migliore è stato, secondo la presidente della Camera Laura Boldrini "mettere al centro tutto ciò che non vogliamo vedere". Una indicazione in perfetta consonanza con chi, come la Boldrini che è stata portavoce dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, ha dedicato molta parte delle sue energie a combattere i pregiudizi contro i migranti che riescono ad attraversare le frontiere del nostro Paese, a partire già dalla denominazione di clandestino che "nega la condizione di vittima e trasforma le persone in minaccia". "Si ricomincia da qui, da questa umanità": questa, per la presidente della Camera, l’indicazione data da Papa Francesco con la sua scelta di Lampedusa, una scelta che "mi fa sentire a casa" e che continua con il rimettere continuamente al centro i poveri, gli "undocumented, gli irregolari e le vittime del trafficking, della tratta degli esseri umani, di cui Bergoglio ha parlato a lungo con Obama. E se è stato severo con i parlamentari italiani convenuti a S. Pietro per la celebrazione eucaristica mattutina del 27 marzo, il rimprovero è giustificato, "basti pensare alle politiche migratorie adottate dall’Italia in nome della paura". Il monito del Papa, però, può essere inteso anche "incoraggiamento a quanti anche nel Parlamento si spendono autenticamente per il bene comune" per "non perdere la strada come i dottori della legge del tempo di Gesù e farsi carico di trovare soluzioni per chi sta male". Bergoglio può diventare così la "stella polare" di quanti si interessano di bene comune ed espressione di "buona politica": sono anche queste le "conseguenze" di Francesco.

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antonio spadarolaura boldrinipapa francescopovertà
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