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La tecnologia ci renderà più liberi?

© lyonora

Aleteia Team - pubblicato il 01/04/14

Alberi parlanti e robot giornalisti. Le parole del guru David Pescovitz fanno sorgere molti interrogativi sul rapporto uomo-tecnologia

"La tecnologia ci parlerà, ci darà indicazioni e se necessario ci comanderà." Le parole del futurologo David Pescovitz, direttore di ricerca all’Istituto per il futuro di Palo Alto, in California, divideranno il mondo. Infatti stando a quanto dichiara Pescovitz in un’intervista rilasciata a Lettera23.it il 1 aprile, il cibo, il lavoro, l’energia, le neuroscienze, le nanotecnolegie e l’automazione che verranno, saranno rivoluzioni capaci di ridisegnare radicalmente i rapporti tra esseri umani, macchine e natura. Come?

Consigli e comandi
Un albero potrà dire: «C’è troppo inquinamento. Non usate le auto per una settimana». E una strada potrà avvertire: «Non percorretemi, scegliete un altro percorso». E un’altra strada potrà informare: «Non tutti i tipi di mezzi possono passare di qua, altrimenti avremo troppo traffico». O spiegare semplicemente: «Tu non puoi passare».

Più controllo e meno libertà?
"Il pericolo è la creazione di un sistema di sorveglianza e di controllo, ne abbiamo visto un assaggio negli Usa – dichiara Pescovitz. E quindi potenzialmente il rischio è alto. Ma io spero che le persone costruiscano o tentino di costruire un sistema per proteggere i loro diritti."

Binomio artificiale e naturale 
"Con la genetica programmeremo nuove forme di vita che rispondano a particolari obiettivi. Creeremo – continua il direttore  californiano – nuovi tipi di microbi che non ci sono in natura, per esempio in grado di assorbire le tossine dall’ambiente o vere e proprie nuove fonti di energia rinnovabile. Inoltre impareremo anche dalla natura come creare forme più intelligenti, per esempio minuscoli robot in grado di simulare il volo della api. O in grado di arrampicarsi sui muri, grazie all’impiego di nuovi materiali nati dallo studio del geco. Così la linea di confine tra scienza e natura diverrà assolutamente labile e noi dovremo essere ancora più attenti alle conseguenze delle nostre azioni sugli equilibri dell’ecosistema.

Il robot e l’estinzione del giornalista
Pescovitz è sicuro che lavoreremo a fianco a fianco alle macchine e utilizzeremo i robot per migliorare le nostre vite e i nostri prodotti. Anche se alcuni mestieri rischiano l’estinzione: il giornalismo ad esempio: "Il futuro del giornalismo mi preoccupa, ma non perché i robot ci possono rubare il mestiere. Questo è esattamente un esempio della differenza tra le mansioni adatte alle macchine e quelle adatte agli uomini. Perché gli uomini sono più bravi dei robot a interagire e a coinvolgere le persone. Gli umani hanno intuizioni e i robot non ne hanno. E soprattutto gli esseri umani si prendono a cuore le cose, i robot no. Se il giornalismo come attività umana continuerà, i robot non ne saranno i protagonisti. Anche perché il lavoro giornalistico è fondamentale per le democrazie. Vuol dire realizzare inchieste che devono essere fatte, raccontare storie che devono essere raccontate: il giornalismo è centrale per una società libera.

Desiderio di interazioni fisiche
Nell’intervista gli si dice che un ricercatore spagnolo ha lanciato l’allarme: un giorno avremo tutto online e quando ci sarà un blackout si diffonderà il panico, teniamoci strette le nostre relazioni in carne e ossa… "Al di là di possibili blackout – risponde Pescovitz – più tempo passiamo nell’ambiente virtuale, più dovrebbe crescere il desiderio e l’apprezzamento per le interazioni fisiche, gli oggetti reali, la voglia di incontrare, di costruire, di cucinare. Proprio perché passiamo così tanto tempo online, dovremmo renderci conto di quello che offre il mondo reale. 

Protagonisti del cambiamento
Infine gli si chiede come può un ragazzo o una ragazza di oggi prepararsi al futuro. "Cogliendo ogni opportunità di seguire la propria curiosità e di celebrare la meraviglia del mondo, la meraviglia della scienza, della tecnologia, della cultura. E riconoscendo ciò che sarebbe possibile, perché solo aprendo gli occhi sul possibile si può partecipare al cambiamento e al futuro del mondo.

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