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La disinformazione? È un peccato, anche per i laici

Corrado Augias (left) / Marco Tarquinio – it

Youtube & Daniele Devoti / Flickr / CC

<h1 class="yt" id="watch-headline-title"><span style="font-size:12px;"><span class="watch-title long-title yt-uix-expander-head" dir="ltr" id="eow-title" title="Intervento di Marco Tarquinio al convegno Testimoni digitali">YOUTUBE : Intervento di Marco Tarquinio al convegno Testimoni digitali </span></span></h1>

Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 31/03/14

Il direttore di Avvenire commenta una risposta di Corrado Augias in cui si diffondono idee fuorvianti su alcuni aspetti della dottrina cattolica

“Un vero peccato”. Così Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, commenta la risposta data da Corrado Augias a una lettrice nella rubrica che cura su “la Repubblica”. La signora in questione, che ha preferito rimanere anonima, ha scritto ad Augias raccontando di aver detto al suo parroco di avere subìto l’asportazione dell’utero e che il sacerdote le avrebbe risposto: “Adesso non potrai più crearti una famiglia, né sposarti”.

Due lettori hanno scritto a loro volta a Tarquinio dicendosi interdetti per i contenuti faziosi del botta e risposta, apparso su “la Repubblica” del 27 marzo, giorno in cui il quotidiano di De Benedetti inaugurava il proprio restyling grafico.

Uno dei lettori di Avvenire che hanno scritto al direttore, Corrado Marucci, ha osservato come sia poco probabile che il parroco abbia risposto in quel mondo, visto che “la sterilità sia dell’uomo sia della donna non costituisce impedimento per le nozze, come esplicitamente dichiara il canone 1084 par. 3 del vigente Diritto canonico”.

Augias, invece, “accredita la ricostruzione della donna e ne approfitta per criticare un inesistente 'precetto' cattolico in basa al quale 'l’atto sessuale è consentito solo se destinato alla procreazione'. Precetto (inventato) che agli occhi del laico intellettuale appare 'parecchio logoro se posso giudicare dagli atteggiamenti notturni dei giovani papa-boys (and girls) ai tempi dei grandi raduni sui prati con i sacchi a pelo'” (Tempi, 29 marzo).

Augias, nota con amarezza Tarquinio, “è un collega esperto, colto e raffinato, ma sulle questioni 'cattoliche' alterna ormai da tempo una interessante e acuta curiosità a una ben più frequente e tenace propensione all’affondo ostile e al luogo comune denigratorio e persino grossolano”.

“Il direttore di Avvenire la chiama esplicitamente 'disinformazione', e in sostanza è bel mix di 'inconsistenza – diciamo così – 'legale'' e di malizia. In effetti si fa 'davvero fatica a immaginare un parroco che (…) in un colpo solo riesce a contrastare radicalmente non solo con la gentilezza umana e l’amore cristiano, ma proprio con le 'regole' della Chiesa'. E oltre a essere 'un 'quadretto' troppo brutto' per sembrare vero a Tarquinio, sembra anche troppo bello per le tesi di Augias, ispirato come appare essere alle solite 'tristi caricature di un sacerdote ignorante e insensibile e di vescovi-giudici feroci, caricature che capovolgono totalmente ciò che la Chiesa è e fa ogni giorno tra la gente e per la gente'”.

Allo stesso modo, è curioso che questa “sciatta intemerata anti-cattolica” sia apparsa su la Repubblica nel giorno, per usare l'immagine scelta dal direttore Ezio Mauro, di un “nuovo inizio” grafico e contenutistico.

“Quelle pagine hanno visto, anche di recente, ben altri dialoghi, tra credenti e non credenti. Ma, evidentemente, Augias su certi temi preferisce ascoltare soprattutto se stesso, preferendo capire, spiegare e far circolare soltanto ciò che gli fa comodo. E questo, anche per un laico, è un vero peccato”.

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