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Il pianeta terra è malato: non c’è tempo da perdere

International Transport Forum / Flickr / CC

Jeffrey Sachs. Director of The Earth Institute, Quetelet Professor of Sustainable Development and Professor of Health Policy and Management at Columbia University.

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 31/03/14

Sachs: “La conferenza di Parigi del 2015 sul clima rappresenta l’ultima spiaggia per decidere una strategia di cambiamento”

Il pianeta terra è “malato” e gli effetti del riscaldamento globale probabilmente sono “gravi e irreversibili”: è la grave conclusione a cui è giunto l'Ipcc (Panel Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite) nel rapporto diffuso il 31 marzo a Yokohama sullo stato di salute mondiale dell'ambiente. Per gli oltre 1700 scienziati che hanno lavorato al rapporto in vista delle decisioni che dovranno essere prese nella conferenza di Parigi del 2015, lo scenario che si apre è da apocalisse: i cambiamenti climatici e l’impatto sull’ambiente da cui “nessun territorio sul pianeta sarà escluso” porteranno milioni di persone al collasso per fame e sete e l’umanità sarà dilaniata da guerre, carestie, alluvioni ed esodi di massa. Le possibilità di questa tendenza si stanno sempre più riducendo. Anzi, Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University, già consigliere di Kofi Annan e di Ban Ki-moon, non esita ad affermare che se alla fine del prossimo anno, i capi di governo riuniti a Parigi per la conferenza sul clima non prenderanno delle decisioni importanti, potrebbero non esserci altre occasioni. Aleteia lo ha intervistato in occasione del convegno di studio "Famiglia, custodisci il creato!" organizzato dal Pontificio Consiglio per la famiglia in collaborazione con l’associazione culturale Greenaccord.

Perché i cambiamenti climatici sono diventati così allarmanti?

Sachs: Anni fa i governi di molti paesi del mondo si erano messi d’accordo per prendere delle misure per abbassare la temperatura globale di due gradi, ma la promessa non è stata mantenuta. La temperatura negli ultimi anni è salita di quattro  gradi e si prevede che la tendenza al riscaldamento globale peggiorerà entro questo secolo. I segni di un peggioramento del clima estremamente negativi sono visibili ovunque: tempeste, uragani, inondazioni in tante parti del mondo. Gli shock climatici si susseguono – posso fare l’esempio di situazioni che ho visto da vicino in viaggi recenti in Brasile o a Pechino – ma sono purtroppo tantissimi gli esempi che si possono fare. Il vertice di Parigi del 2015 rappresenta davvero l’”ultima spiaggia” e non possiamo permetterci di perdere questa occasione.

In quale direzione dovrebbero operare i governi?

Sachs: Tutti i governi del mondo hanno bisogno di mettere in atto un piano ad hoc per salvare il pianeta con iniziative tecniche specifiche, in particolare nell’ambito di quella che chiamiamo la “de carbonizzazione”, cioè la riduzione drastica di produzione di anidride carbonica da parte soprattutto delle industrie. Sia gli Stati europei, che la Russia  e la Cina e l’India hanno parlato delle necessità di strategie integrate ma in effetti in questo momento non esiste niente di simile. Ventidue anni fa è stato firmato un trattato proprio per impedire che ci fosse un peggioramento della produzione di Co2 e per contrastare il verificarsi dell’effetto serra, ma non è stato dato corso a specifici piani di azione per tradurre in realtà questo impegno. Da qui derivano i guai del pianeta.

Dal suo osservatorio internazionale, ha avuto modo di verificare l’esistenza di buoni modelli di contrasto al depauperamento ambientale che potrebbero essere diffusi e replicati?

Sachs: Alcuni governi si stanno impegnando in sforzi molto seri e produttivi di contrasto alle emissioni. Per esempio negli Stati Uniti, lo Stato della California ha messo in atto un piano per ridurre dell’80% le emissioni di Co2 entro il 2015. Lo stesso avviene in Europa per quanto riguarda la Danimarca che ha un Piano per eliminare la quasi la totalità delle emissioni di Co2 entro il 2015. Sono esempi virtuosi che andrebbero imitati negli altri Paesi, compreso il resto dell’Unione europea e la Cina. Per realizzare questo tipo di piani occorrono tuttavia investimenti specifici per i quali è necessario coinvolgere altri gruppi economici, protagonisti essenziali di questo tipo di iniziative. Diventa, quindi, fondamentale, il binomio strategia/investimento.

Nelle slides attraverso le quali ha illustrato la sua relazione, c’era una bilancia tra elementi positivi e negativi per cambiare strategia sul clima e andare verso un futuro migliore:dove pende la bilancia?

Sachs: C’è la possibilità di raggiungere un risultato positivo e dobbiamo far di tutto per far pendere la bilancia verso il segno “più”. Invertire la tendenza è qualcosa che ritengo fattibile, ma dobbiamo raddoppiare gli sforzi di tutti per promuovere e implementare esperienze positive e buone pratiche.


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ambientecambiamenti climaticiconferenza di parigi 2015
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