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Studenti spagnoli contro aborto. “Non è coraggio ma certezza di un bene più grande”

LUIS ACOSTA / AFP
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Un gruppo di universitari a Madrid ha distribuito un volantino sull'aborto e i diritti del bambino. Tra scontri e incontri "la certezza di un amore che è lo stesso per tutti gli uomini"

«Es bueno que tú existas». È quello che recita il titolo di un volantino che questa settimana è stato distribuito da alcuni universitari cattolici di Madrid tra i corridoi delle loro Facoltà. ​Un gesto che ha suscitato non poco scalpore e reazioni violente tra gli studenti della Complutense, perché porta l’attenzione su un tema che sta scaldando gli animi della popolazione spagnola, e non solo: l’aborto e i diritti del bambino. In Spagna, infatti, il dialogo si è acceso quando, a dicembre del 2013, è stato proposto un progetto di legge che vuole restringere i casi in cui l’aborto non venga riconosciuto come reato.

Di seguito le parole di Rocío, studentessa della Complutense, rilasciate a Tracce.it il 21 marzo: «Noi con questo volantino vogliamo sottolineare qual’è il vero punto della questione: una donna che subisce violenza non risolve il suo dramma abortendo, quello che desidera è amare ed essere amata, bisogna tornare al valore della persona» 

Violenza ideologica
«Quando è uscito il volantino che dava un giudizio chiaro sulla situazione, abbiamo deciso di distribuirlo nella nostra Facoltà». Ma già mercoledì, volantinando tra i corridoi di Scienze Politiche, sono stati aggrediti da un gruppo di femministe e da ragazzi politicamente schierati. «Sapevamo che saremmo finiti nella fossa dei leoni», racconta, «Appena abbiamo cominciato a dare i volantini ci hanno attaccati a parole e fisicamente. Da noi questo argomento è un tabu, sono quasi tutti favorevoli all’aborto e non c’è nessuno che porta una visione come la nostra». Ma non è la prima volta che distribuiamo volantini di giudizio in Università, ed è sempre nato qualcosa di bello da questi gesti. Il male e la violenza ci sono, e mi fanno paura, ma, guardando la mia esperienza, in queste occasioni sono sempre nati, nel dialogo, dei rapporti che sono un bene. E alla fine è questo ciò che rimane».

Quindi, nonostante tutto, giovedì hanno ripetuto il gesto alla facoltà di Scienze dell’informazione, dove si è verificata la stessa scena di violenza. «Mi sono chiesta più volte se era veramente utile quello che stavamo facendo, visto che nessuno aveva intenzione di ascoltarci: chi ci attacca parte da una posizione ideologica, non vuole sapere nemmeno quello che abbiamo da dirgli», riprende a raccontare Rocìo. Ma anche questa volta sono stati sorpresi: «Alcune ragazze, che hanno un giornalino, si sono avvicinate e ci hanno chiesto cosa avevamo da dire, con altri abbiamo iniziato un dialogo, anche se sostenevano una idea diversa dalla nostra».

Dialogo e incontro
Come anche alcuni ragazzi comunisti dell’associazione "Tempi moderni", che Rocío aveva conosciuto in Università: «Con loro è nato un bellissimo rapporto, ci aiutiamo, e uno di loro leggendo il volantino ha detto: "che invidia, magari potessi dire io una cosa così”. E continua «Noi non volevamo imporre la nostra idea, ma far riflettere sul problema, perché a volte sembra che abortire sia come andare dal parrucchiere».

Il cuore dell’uomo è uguale per tutti
E conclude: «Io avevo paura, la violenza mi irrigidisce, ma poi ho pensato che se la paura e il male ci bloccano allora vuol dire che vincono». Invece no, e questo gli altri lo vedono: «Il mio non è coraggio, ma la certezza del bene, che è lo stesso per tutti gli uomini». La violenza è quella che fa più rumore ma «vedendo le femministe ho provato un moto di tenerezza perché desidero questo anche per loro. Mi veniva da pensare: "io sono più libera di voi, perché non leggete nemmeno un volantino che porta un’idea diversa dalla vostra. Non è vero che io non sono libera perchè mi costringete ad andarmene". Ed un’ultima scoperta: "Il cuore dell’uomo è uguale per tutti, di questo sono certa. E i nostri amici comunisti ne sono la prova evidente"».

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