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Omofobia? l’UNAR passa alle minacce

© UNAR/ Istituto Beck

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 28/03/14

5. Forse il direttore dell’UNAR considera falso, diffamante ed aberrante il giudizio pubblico espresso da un altro Sottosegretario, quello all’Istruzione, Gabriele Toccafondi, il quale ha dichiarato grave «Il fatto che gli opuscoli sulla diversità siano stati redatti dall’UNAR e diffusi nelle scuole senza l’approvazione del Dipartimento Pari Opportunità da cui dipende, e senza che il Ministero dell’Istruzione ne sapesse niente», invitando «chi dirige UNAR a trarne le conseguenze»? Se così fosse, De Giorgi avrebbe dovuto rivolgersi direttamente agli onorevoli Cecilia Guerra e Gabriele Toccafondi, e non a CitizenGo e La Manif pour tous, anche se comprendiamo come nei confronti di questi ultimi sia più facile lanciare minacce.
6. Forse il direttore dell’UNAR considera falso, diffamante ed aberrante il contenuto della interpellanza parlamentare inoltrata dai senatori Carlo Giovanardi, Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni, Luigi Compagna, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi sulla vicenda degli opuscoli “Educare alla diversità”, in cui è stato censurato il fatto che l’UNAR si fosse «avvalso della collaborazione dell’Istituto Beck, il cui sito, nella parte che riguarda l’omofobia, contiene pesanti giudizi sulla religione cattolica e sul ruolo educativo della Chiesa nella società», e il fatto che «tali giudizi o meglio pregiudizi» fossero stati «inseriti nei tre opuscoli con l’ennesima inaccettabile critica al ruolo educativo della famiglia, e della morale cristiana, confondendo la lotta all’omofobia con inaccettabili ed offensivi apprezzamenti negativi sul ruolo di istituti fondamentali nella storia e nella cultura del nostro Paese»? 
7. Forse il direttore dell’UNAR considera falso, diffamante ed aberrante il fatto che nella citata interpellanza sia stato richiesto «per quali motivi l’UNAR avesse scelto come consulente proprio l’Istituto Beck la cui scuola di pensiero è clamorosamente di parte», e «quali iniziative intendesse intraprendere per bloccare la distribuzione di questo materiale nelle scuole»? Beh, ma se così fosse, perché De Giorgi non se la prende con i senatori Giovanardi, Sacconi, Formigoni, Compagna, Chiavaroli e Bianconi, anziché minacciare CitizenGo e La Manif pour tous? Domanda ovviamente retorica, la cui risposta non necessita spiegazioni ad una mente di media intelligenza.

Il punto, invece, seriamente inquietante è capire quale idea abbia Marco De Giorgi della libertà, ed in particolare della libertà religiosa. Giacché siamo convinti che egli abbia almeno letto gli opuscoli “Educare alla diversità”, il cui contenuto rivendica con orgoglio, passione e zelo, spieghi a noi profani della discriminazione alcuni passaggi che ci risultano alquanto preoccupanti. Mi riferisco, in particolare, al passo in cui testualmente si afferma che «i tratti caratteriali, sociali e culturali, come il grado di religiosità, costituiscono fattori importanti da tenere in co
nsiderazione nel delineare il ritratto di un individuo omofobo», e che «appare evidente come maggiore risulta il grado di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba». 

Ci spieghi, poi, cosa significa che «l’omofobia continua a essere rinforzata nell’interazione quotidiana con altri individui omofobi, nella ricezione costante di messaggi omofobi, subliminali o espliciti, da parte di istituzioni o e organizzazioni religiose». Ci spieghi, ancora, il significato di questa precisazione contenuta nei libretti: «Per essere più chiari, vi è un modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato». 

E ci dica se lui è davvero personalmente convinto di dover condannare il catechismo della Chiesa cattolica sostenendo quanto scritto negli opuscoli, ovvero che «un pregiudizio diffuso nei paesi di natura fortemente religiosa secondo cui il sesso vada fatto solo per avere bambini», può determinare la considerazione omofoba per cui «tutte le altre forme di sesso, non finalizzate alla procreazione, sono da ritenersi sbagliate».

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Tags:
ideologia genderunar
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