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La scuola cattolica è una risorsa per tutta la società

AFP PHOTO / Tiziana Fabi
ITALY, Viterbo : A teacher writes on the blackboard under a crucifix in a classroom in Viterbo on July 1, 2010. Italy began its appeal on June 30, 2010 against a European Court of Human Rights ruling condemning the display of crucifixes in Italian schools in a case that could affect all of Europe. AFP PHOTO / Tiziana Fabi
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Galantino: "Rispettare il principio di sussidiarietà". L'opuscolo Unar? "Frutto della presunzione del pensiero unico"

"La scuola cattolica, risorsa educativa della Chiesa locale per la società": è questo il titolo della Nota pastorale curata dalla Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università approvata dal Consiglio permanente della Conferenza epsicopale italiana riunito a Roma dal 24 al 26 marzo. La nota arriva in un momento di gravi preoccupazioni sul futuro delle scuole cattoliche in Italia stretto tra un insufficiente riconoscimento del principio di sussidiarietà, i tagli dei finanziamenti e la contrazione del personale religioso che fino ad oggi ne ha assicurato in larga parte il funzionamento. Tutto questo nonostante, come viene evidenziato, la funzione assicurata dalle scuole cattoliche assicuri un significativo risparmio anche sul piano economico per lo Stato e in altre nazioni, anche più "laiche" come la Francia il sostegno sia significativamente maggiore. Aleteia ne ha parlato con il segretario generale della Cei, appena confermato da Papa Francesco per il prossimo quinquennio, mons. Nunzio Galantino.

 

Quali orientamenti vengono espressi nella nota?

 

Galantino: C’è al primo posto un recupero molto chiaro delle finalità della scuola cattolica che è essenzialmente quella di assicurare ai genitori la libertà di scegliere che tipo di indirizzo educativo dare ai propri figli. Vengono quindi evidenziati i valori che vengono trasmessi dalla scuola cattolica per passare a sottolineare il valore oggettivo che la scuola cattolica ha per la società di oggi. Per esempio quello dell’attenzione alla persona e la cura dei soggetti più fragili. E’ un fatto che, in un momento in cui si parla tantissimo di dispersione scolastica, questa riguardi per la stragrande maggioranza solo la scuola pubblica statale mentre in quelle paritarie è quasi pari a zero. La preparazione di programmi rispondenti ai bisogni professionali, consente inoltre valore aggiunto del travaso quasi immediato dei ragazzi delle scuole paritarie professionali al mondo del lavoro.

 

Lei ha affermato che nei confronti della scuola cattolica permane una certa confusione e anche una lettura di tipo ideologico…

 

Galantino: In effetti si continua a parlare di scuola privata mentre si tratta di pubblica paritaria. Si verifica spesso un mix terribile di ignoranza – perchè da ormai 14 anni c’è una legge in materia nella quale non compare il termine scuola "privata" – e pregiudizio. E’ un pregiudizio che forse fa comodo per guardare alla scuola cattolica solo in senso negativo e ignorando, per esempio, il principio di sussidiarietà sancito dalla nostra Costituzione.

 

Nel comunicato finale dei lavori si afferma che si rilancia al governo la richiesta di politiche coerenti che garantiscano finanziamenti: quali richieste fate?

 

Galantino: Si tratta in sostanza di chiedere al governo di rispettare quelle che sono le leggi vigenti, non c’è da chiedere niente di più. La scuola paritaria è prevista dalla legislazione italiana, si tratta solo di non ignorarla e di smettere di affrontare la questione in modo ideologico.

 

Durante il Consiglio permanente è stata affrontata anche la vicenda dell’opuscolo dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) "Educare alla diversità a scuola" che introduce nelle scuole la teoria del gender: cosa ne pensa?

 

Galantino: Il libretto – anzi i libretti, perchè sono tre, uno per ogni grado della scuola – ha un titolo molto bello contro il bullismo e ogni forma di discriminazione, ma poi all’interno dà la colpa alla religione. Sono il frutto di una presunzione del pensiero unico che vuole trasformare la scuola in un campo di rieducazione. Come vescovo se devo andare a parlare in una scuola, c’è bisogno del permesso del Consiglio di Istituto. Invece l’Unar non ha chiesto il permesso a nessuno, nè ai genitori e nemmeno al Ministero dell’istruzione essendo quella degli opuscoli una iniziativa che partiva dal Dipartimento delle Pari opportunità del governo Letta. Sarà senz’altro uno degli argomenti che discuteremo con il ministro dell’istruzione Stefania Giannini: un incontro, già previsto per il 25 marzo, è stato annullato a causa di un impedimento dell’ultimo momento del ministro.

 

 

 

 

 

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