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Albert Schweitzer, il “guaritore” bianco

© Public Domain
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Medico, missionario, musicista, Premio Nobel per la pace, cent'anni fa partiva per l'Africa dominato da una idea: il rispetto per la vita

Lo chiamavano il “dottore bianco” e veniva pagato in natura dai suoi pazienti: pollame, capre, maiali. “Lui, rigorosamente vegetariano, distribuiva i 'pagamenti' a chi più ne aveva necessità” (Corriere della Sera, 12 gennaio).

Ma accanto alle opere realizzate, alle sue grandi capacità e talenti e al suo indubbio carisma,  Schweitzer continua ad affascinare per il patrimonio di pensiero, riflessioni e ideali che ha lasciato e che risulta ancora oggi di grande attualità.

Una volta ricordando un viaggio lungo il fiume Ogooué, scrisse questo: “La sera del terzo giorno, al tramonto proprio mentre passavamo in mezzo a un branco di ippopotami, mi balzò d'improvviso in mente, senza che me l'aspettassi, l'espressione 'rispetto per la vita'. Avevo rintracciato l'idea in cui erano contenute insieme l'affermazione della vita e l'etica”. 
 

GUARDA QUI IL VIDEO DI RAI STORIA SU ALBERT SCHWEITZER

 

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