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Quali sono i costi umani dell’austerity?

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Un rapporto di Caritas Europa spiega i costi delle misure di austerità sui Paesi più vulnerabili dell'UE

Il nuovo rapporto di Caritas Europa sull'impatto della crisi rivela livelli preoccupanti di povertà e privazioni nei sette Paesi dell'Unione Europea più gravemente colpiti dalla crisi economica: Cipro, Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo, Romania e Spagna.
In un comunicato stampa del 27 marzo, l'organizzazione caritativa spiega che l'UE e i suoi Stati membri “continuano ad affrontare la crisi attuale concentrandosi soprattutto sulle politiche economiche – a spese delle politiche sociali. Come risultato, le politiche messe in atto stanno avendo un impatto devastante sulla popolazione europea, soprattutto nei sette Paesi più colpiti”.

Secondo la Caritas, “è probabile” che il “fallimento” dell'UE e dei suoi Stati membri nel fornire “un sostegno concreto” per assistere chi è in difficoltà, difendere i servizi pubblici essenziali e creare impieghi possa prolungare la crisi.

Il rapporto “La crisi europea e il suo costo umano – un appello ad alternative e soluzioni giuste” è la seconda edizione annuale di una serie di esami approfonditi dell'impatto umano che le politiche di austerity stanno avendo sulla popolazione dell'UE, e documenta il crescente numero di persone che lottano con la povertà e l'esclusione sociale.

Il rapporto, spiega la Caritas, “dipinge un'Europa ingiusta, in cui i rischi sociali stanno aumentando, i sistemi sociali subiscono tagli e gli individui e le famiglie sono sotto stress. Mostra un'Europa in cui la coesione sociale si sta sfaldando e la fiducia delle persone nelle istituzioni politiche è sempre più indebolita”, il che “crea un rischio per l'Europa a lungo termine”.

Con questo documento, “Caritas Europa sfida fortemente il discorso ufficiale che suggerisce che il peggio della crisi economica è passato. La crisi non è finita. Le scelte politiche attuali stanno avendo un impatto estremamente negativo sulle popolazioni vulnerabili, e stanno spingendo molti altri nella povertà per la prima volta”.

Le conclusioni del rapporto si basano soprattutto sulle testimonianze che le organizzazioni Caritas raccolgono lavorando con chi sperimenta la povertà.

La conclusione principale è che “la politica di austerity non sta funzionando e che bisognerebbe adottare un approccio alternativo, come mettere in atto modelli che stimino l'impatto sociale delle misure economiche proposte prima di implementarle”.

“Le autorità hanno una scelta”, sottolinea la Caritas. “Possono decidere quali approcci politici usare e a chi rivolgersi con questi, basando la propria decisione su equità e giustizia”.

Jorge Nuño Mayer, segretario generale di Caritas Europa, ha affermato che l'organizzazione crede che il rapporto “possa contribuire a una maggiore consapevolezza dell'impatto della crisi sui gruppi vulnerabili” e “confermi gli appelli a soluzioni politiche alternative”, perché “il mondo documentato in questo rapporto non è giusto” e “dare priorità alle misure di austerity non ha risolto la crisi, ma ha provocato problemi sociali che avranno un impatto duraturo”.

Per Sylvana Rapti, membro del Parlamento Europeo, il rapporto “va oltre la mera analisi della situazione attuale”, “riesce a unire esperienza e sensibilità e permette soluzioni che stimolano la società mettendo l'elemento umano al centro”.

“Questo è ciò di cui abbiamo bisogno oggi: soluzioni, cambiamenti reali, che migliorino la vita quotidiana delle persone e assicurino la dignità dei più vulnerabili. L'unico modo in cui l'Europa può coltivare nuovamente l''Elpis' ('speranza' in greco) è rivitalizzare solidarietà e integrazione”.

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