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Ecco la nuova religione: il cibo

© lyonora

Aleteia - pubblicato il 27/03/14

Fotografato, postato, esaltato, ostentato, green, bio, slow. L'idolatria del food sta sottomettendo il mondo?

Lo straniero medio, per definire gli italiani, dice: "Pizza, pasta e mandolino". Al di là delle considerazioni goliardiche c’è un pizzico di verità. In Italia il cibo è una nuova religione.

Da qualche tempo, come si legge su Ansa Magazine il 26 marzo, il cibo è diventato anche la nostra ossessione: fotografato mentre lo si cucina o mentre lo si mangia al fast food, nel tinello di casa o al ristorante stellato, ostentato ovunque in libreria per interi scaffali con titoli classici come l’antico Artusi o improbabili come il Dizionario dei Mieli Nomadi, glorificato dagli ascoltitv dove ha invaso ogni ora del palinsesto, esaltato in un continuo crossover con l’arte.

Il cibo si è conquistato una centralità sociale come mai in epoche recenti ed è l’unico settore, l’enogastronomico, a non conoscere crisi ed anzi ad essere spesso trainante anche del turismo. In Italia e nel mondo.

Food e Web
Flickr, la più grande comunità fotografica del web, ha un gruppo interamente dedicato al food con quasi 40 mila membri e 600 mila immagini caricate. Si va dalle semplici foto di costolette di maiale posate sulla brace incandescente ai pancakes irrorati di sciroppo d’acero, dalla pizza home made alla torta di mele. E non solo Flickr. Le gallery fotografiche sul cibo su Pinterest generano il 50% in più di re-pins. I blogger di cucina spadroneggiano, temutissimi da ogni ristorante, così come gli aspiranti recensori di Tripadvisor.  

Voglio fare il cuoco
Gli chef stellati sono delle star e i bambini sognano di fare quel mestiere come un tempo sognavano di pilotare aerei o di diventare calciatori. La triade CraccoBastianich-Barbieri su tutti, con l’aggiunta di Alessandro Borghese e Lidia Bastianchic nella versione junior spopola in tv. Il cibo occupa il palinsesto con decine di programmi dal longevo "La prova del cuoco" a "Cucine da incubo" su Real Time. E non solo. Perché contamina l’arte: una nuova sfida per gli chef, raccolta da Heinz Beck e Antonello Colonna (e da altri colleghi israeliani) riguarda piatti "opere d’arte" immortalati dal foodphotographer israeliano Dan Lev per Colorfood.

Religione Green
Tra i trend del food si afferma con successo crescente il green. Una galassia dentro cui si trovano tutte quelle espressioni di consumo critico e consapevole che vanno dal bio food, non più solo relegato ai supermercati dedicati, al zero emission food che favorisce la creazione di food communities – in Italia le prime a Treviso e Vicenza  – in cui si consumano cibi di piccoli consumatorilocali, dunque a km zero, biologici e ad un costo equo perchè comprati direttamente dal produttore. E’ un passo oltre il farmer market perchè si tenta, con l’aiuto di una piattaforma social (apripista è Food Republic), di realizzare una rete cittadina affinchè in maniera non episodica ma stabile e strutturata si mangi buon cibo, sicuro e si contribuisca alla salvaguardia dell’ambiente riducendo le emissioni generate dal trasporto.

Condivisione equa
Papa Francesco
non ha mai rinunciato ad affrontare il tema del creato, con un particolare accento sul cibo. Ecco le sue parole pronunciate durante l’udienza generale dedicata all’ambiente del 5 giugno 2013. «Quando il cibo viene condiviso in modo equo, con solidarietà, nessuno è privo del necessario, ogni comunità può andare incontro ai bisogni dei più poveri. Ecologia umana ed ecologia ambientale camminano insieme».Continua Bergoglio «Vorrei che prendessimo tutti il serio l’impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro». Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero».

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