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Cristo c’entra con la musica?

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© Good News Festival

Aleteia - pubblicato il 26/03/14

Le parole del direttore artistico del Good News Festival "Esiste tanta buona musica che parla di Gesù e vogliamo valorizzarla"

Il 29-30 marzo a Roma si accenderanno i riflettori sulle semifinali del Good News Festival un evento, giunto alla sua sesta edizione, che ha preso vita grazie all’intuizione di Padre Raffaele Giacopuzzi, oggi direttore artistico del festival. Ma esattamente di cosa si tratta? Lo abbiamo chiesto direttamente a lui…

Padre, da dove nasce l’idea di creare il Good News Festival? A cosa si ispira?
Il Good News Festival nasce da alcuni cantautori ed editori di musicacristiana che in un momento in cui, un po’ per problemi che riguardano la musica in generale, un po’ per il ristagno che c’è stato nella musica cristiana in Italia, hanno deciso di rilanciare la propria esperienza musicale. Come? Mettendola al servizio dei giovani, scommettendo sul fatto che esiste tanta musica che parla di Gesù Cristo ma che non ha spazi adeguati per prendersi sul serio, per migliorare, per crescere. Così sono andato personalmente al vicariato di Roma, all’ufficio di Pastorale giovani, dove don Maurizio Mirilli ha accolto molto volentieri questa idea, perché anche nel suo cuore c’era qualcosa di simile.

Che cosa vuole comunicare con questo festival?
Rispetto al modo normale di intendere un festival di musica cristiana, in Italia il nostro punto era: vogliamo valorizzare le idee, vogliamo valorizzare chi scrive le canzoni perché per fare cultura cristiana devi mettere a disposizione i mezzi a chi ha le idee, mentre molto spesso la cultura cristiana è “parrocchietta”: ognuno sta con gli amici suoi e non ha l’aiuto sufficiente per confezionare le cose e presentarle con un linguaggio contemporaneo. Molto spesso succedeva che la canzone era bella però non aveva i musicisti adatti intorno oppure il contrario.

Quindi…
quindi noi mettiamo a disposizione un team di musicisti che fanno parte del circuito della musica pop moderna italiana, professionisti, e cerchiamo di ascoltare i pezzi e poi di arrivare ad una finale dove queste canzoni siano presentate al meglio delle loro possibilità.

Come è composta la giuria?
C’è una prima giuria che riceve gli mp3 arrivati tramite posta elettronica e valuta per lo meno se sono attinenti al tema. Ogni anno diamo un tema proprio per stimolare la creatività e non farci arrivare semplicemente quello che uno ha già scritto nella sua carriera. Quindi la prima valutazione è puramente tematica. Dopo di che sottoponiamo i pezzi ad un paio di maestri diplomati più ad alcuni cantautori cristiani, in passato avevamo anche una consacrata irlandese che adesso insegna negli Stati Uniti spiritualità della musica. Abbiamo anche un cantante che ha calcato il palco di Tor Vergata alla GMG, insomma gente che conosce la musica cristiana. Mettiamo insieme queste sensibilità puramente tecniche e quelle anche un po’ più poetiche all’interno del tentativo di annunciare il Vangelo con gruppi, cantautori e musicisti.

Quali sono i parametri per valutare la bontà di un pezzo?
Abbiamo tre metri di valutazione: il testo, la musica e l’interpretazione, specialmente del cantante. Diamo molta attenzione al cantante, guardiamo sempre all’età che viene richiesta solamente per chi canta e non per i musicisti.


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