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Chi canta, evangelizza due volte

Elio Benedetto
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Nasce dall’Anno della fede l’ultima fatica musicale del sacerdote e cantautore molisano, don Elio Benedetto

Prima “Il cammino semplice” sul tema dell’amore verso gli altri e della carità, poi “L’isola che c’è” sul tema della speranza, infine “Fides, tra buio e luce…”: don Elio Benedetto, parroco e cantautore della diocesi di Termoli nel Molise, ha terminato in cinque anni una trilogia di album di pezzi inediti che hanno come filo rosso le virtù teologali. Parole e pagine della Sacra Scrittura così come testi di spiritualità o della tradizione religiosa sono gli spunti sui quali si esercita la vena musicale pop-rock di don Elio, che poi li offre con semplicità attraverso i suoi cd e i concerti nelle parrocchie per un pubblico di fedeli e non, che hanno imparato ad apprezzarlo e a seguirlo con puntualità. Una vocazione per la musica autoriale, quella del sacerdote molisano, che ha avuto una “madrina” d’eccezione, come racconta ad Aleteia don Elio.

Come è nata la tua ispirazione?

Benedetto: La spinta decisiva è venuta da madre Teresa di Calcutta, una mistica della quale ho sempre ammirato la forza della personalità espressa in parole e gesti che nascevano da scelte d’amore. Ho sempre accompagnato con la chitarra i ragazzi in parrocchia o nei campi estivi e avevo anche scritto qualcosa ma era più che altro un modo di stare insieme a loro. Invece la sera in cui ho visto un film dedicato alla vita di madre Teresa, ho sentito una grande emozione e nel cuore continuavano a risuonarmi le sue parole “il meglio di te”. E’ stato allora che è iniziata la mia “avventura” di cantautore e il primo cd “Il cammino semplice”, che risale al 2006, con testi e preghiere ispirate proprio a madre Teresa.

I testi di “Fides” da cosa scaturiscono?

Benedetto: Non nascono mai a tavolino, ma sono sempre legati all’esperienza di vita e alle riflessioni di un periodo. Per questo ultimo lavoro è stato importante un periodo di pausa dopo un piccolo intervento, durante il quale sono rimasto più a casa, gustando il silenzio. Alcuni testi del cd sono nati da una esperienza di meditazione profonda nel quale mi ha molto colpito uno scritto di Rosmini da cui è nato “Dio, Dio, Dio” mentre le parole di Sant’Agostino del canto “Tardi ti ho amato” mi accompagnano da molto tempo. Ho trovato, inoltre, un collaboratore straordinario nel biblista don Giuseppe De Virgilio che mi ha offerto i testi per “Sete di te”, centrato sulla figura della samaritana che Gesù incontra al pozzo, “Vedrai” che torna sull’episodio del cieco guarito, “Via Verità e Vita”. Nei miei lavori, inoltre, non manca mai un canto mariano e così per “Tenero il tuo cuore” ho utilizzato un testo del teologo Carlo Rocchetta che ha rivolto un’attenzione specifica ai temi del matrimonio e della tenerezza dell'amore.

Come accolgono i fedeli un parroco che è anche cantautore?

Benedetto: Credo che ogni volta che canto le persone avvertano che sto dando, in maniera profonda e pulita, il meglio di me, al di là dei limiti che ognuno di noi vive nella quotidianità. Come ha detto sant’Agostino “chi canta, prega due volte” e posso dire che “annuncia due volte”. Prima di tutto sono sacerdote e parroco e questa attività non toglie nulla alla comunità di Palata della quale sono responsabile. Considero i miei canti uno strumento di evangelizzazione, sull’esempio di don Alberione poiché sono un appassionato del suo insegnamento e della famiglia paolina. I miei canti avvicinano soprattutto, dati i ritmi pop-rock,  un pubblico di adulti giovani. I più giovani fanno fatica ad avvicinarsi a testi con un messaggio, ma nel concerto alla tendopoli di San Gabriele dell’Addolorata li ho visti ballare…
 

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