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Un musical per portare le persone a Cristo

@GMG Rio 2013
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La storia della comunità di don Zeno Saltini in uno spettacolo musicale. Un popolo di volontari cattolici che vive per il Vangelo

Riportiamo uno stralcio dell’articolo di Elena Fabrizi pubblicato su Tracce.it il 18 marzo che racconta di Don Zeno Saltini, delle origini del suo popolo e di come oggi la sua testimonianza sia viva più che mai.

I figli di Nomadelfia
Il popolo che ha seguito don Zeno era ed è il popolo di Nomadelfia, una comunitàcristiana ad oggi composta da 270 persone, situata in un piccolo paese vicino a Grosseto, che ha fatto della fraternità evangelica una legge di vita.
Costituita come parrocchia dalla Chiesa nel 1962, agli occhi dello Stato italiano è un’associazione civile sotto forma di cooperativa di lavoro. Tutto ha origine dal carisma del sacerdote di Fossoli, quando nel 1931 accoglie il primo dei futuri cinquemila “figli di Nomadelfia”, un ragazzo appena uscito dal carcere, «che più che di assistenza, ha bisogno di un padre». Da allora, una storia che continua, a tratti travagliata. E che don Giussani (fondatore di Comunione e Liberazione e amico di Don Zeno) indica nel 1970 come un «paradigma» per «il riconoscere in altri una giustezza di criteri». Si tratta di persone che per vocazione vogliono vivere la “legge della fraternità” con lo scopo di costruire una civiltà fondata sul Vangelo. Una proposta a tutto tondo: non esiste proprietà privata, i beni sono in comune, non si riceve una paga dagli ambienti lavorativi della comunità. Oltre ai figli naturali, le famiglie sono aperte all’affido. 

Il desiderio della Missione 
“Nomadelfia è una proposta” non è uno slogan ma uno dei loro cromosomi. Forte è il desiderio di apertura e missione nel mondo. Infatti, oltre ai 10mila visitatori che ricevono annualmente, i nomadelfi organizzano dal 1966 per il periodo estivo alcune serate gratuite di spettacoli e balli in tutta Italia. I ragazzi e bambini della comunità, aiutati da parte degli adulti, diventano attori e ballerini acrobatici. «Don Zeno fu uno dei primi ad accorgersi che la gente non andava più in chiesa. E se non era in chiesa, allora, per incontrarla, bisognava andare in piazza», racconta Roberto, nomadelfo e, all’interno della comunità, uno degli addetti all’accoglienza dei visitatori. In questo periodo è il responsabile delle musiche ed effetti audio dell’ultimo spettacolo I ragazzi di don Zeno.

I ragazzi di don Zeno
Un musical dai grandi numeri, in scena al Teatro Nuovo di Milano il 2 e 3 aprile: 87 giovani attori, 250 costumi e a fine gennaio già con 1900 prenotazioni. Si tratta di una commedia musicale che racconta la storia di don Zeno dagli inizi ad oggi, lungo il corso di tutto il Novecento. Un alternarsi di varie forme di teatro popolare: dalla commedia dell’arte, alla moderna commedia musicale, ispirandosi al modello epico brechtiano. 

Un lavoro impegnativo che va avanti da due anni, nato dall’eco della fiction Rai del 2008: «La regia, gli sceneggiatori, alcuni degli operatori dopo un mese di riprese si sono affezionati a noi. In particolare la sceneggiatrice Franca De Angelis ha continuato a venirci a trovare a fiction conclusa. Conoscendoci meglio, lancia l’idea di un musical». Spiega Roberto, sottolineando che il musical ripercorre la storia di don Zeno e di Nomadelfia dagli inizi ad oggi. «Questo musical parla da solo. A noi sta a cuore trovare qualche forma per rigenerare la conoscenza verso il nostro fondatore». Perché il pubblico possa vedere con i propri occhi la vita che n’è nata e che continua a esserci: «Don Zeno ha sempre creduto che fosse il momento che la fraternità salvasse il mondo. Un mondo che ha bisogno di testimoni di una santità sociale. Crediamo che Nomadelfia sia un motivo di credibilità per portare le persone a Cristo. Attraverso la famiglia e il lavoro in particolare, vivendo una vita basata sul Vangelo». 

Lo spettacolo è gratuito perché tutti siano liberi di venire. «Contiamo sulla Provvidenza» dice Roberto fragorosamente. Rosanna ha vissuto all’interno della comunità di Nomadelfia dal 1970 al 1981, su invito di don Giussani. Oggi, dopo aver visto lo spettacolo a Grosseto, testimonia colpita come «i figli che non hanno mai conosciuto don Zeno, in questo spettacolo si sono così immedesimati che sono rinati in una storia. Nella nuova coscienza del grande dono che hanno ricevuto». Il dono di un abbraccio. Come don Giussani amava ricordarlo dopo la morte: «Don Zeno era un abbraccio all’umanità: non l’umanità dei filosofi, ma l’umanità della gente, delle persone, piccole e grandi».

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