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Deserto, strada della salvezza

Moyan Brenn / Flickr / CC

Desert scenery situated between Hopi reservation and Tuba city (monument valley) in Arizona

Dimensione Speranza - pubblicato il 25/03/14

Tutto questo era vero – sia pure adombrato – già anche prima, poiché, fin dal giorno in cui Dio trasse dall’Egitto la discendenza di Abramo, il Salvatore – in figura di Mosè, dei giudici, dei re e dei profeti, in figura di manna, di miele di roccia, di acqua viva – era con il suo popolo.

Ma perché il cammino della salvezza passa proprio attraverso il deserto?

«Il deserto è monoteista» – diceva un profondo conoscitore della Bibbia (J. Daniélou). Il deserto è lo spazio della libertà per Dio. «È il noviziato che il Signore ha scelto per formavi i suoi profeti e apostoli» (card. Leger).

È ciò che san Bendetto nella sua Regola definisce la scuola, il discepolato del servizio divino, la santa milizia di Cristo.

È dunque lì, nel deserto, dove l’uomo si trova disancorato da tutti gli appoggi umani, dove l’occhio non ha altro da vedere che lo spazio immenso e vuoto in ogni direzione, dove ogni suono è spento, dove il tempo sembra non avere più ritmi di durata, dove ogni attesa sembra divenire assurda, dove l’unico sguardo che si può incontrare è la pupilla dilatata del cielo, è lì che il Signore conduce colui che gli è caro e gli si rivela come l’Unico: «Ascolta, Israele… Io sono il Signore tuo Dio… Non avere altri dèi di Fronte a me» (Dt 5,6).

L’idolatria è il prodotto della molteplicità e della divisione. Il suo ambito è prevalentemente il centro abitato dove s’impone, presuntuosa di essere autosufficiente, l’opera dell’uomo.

Il deserto è invece una realtà nuda, di inefficienza, una realtà unificata ed essenziale. In esso, perciò, l’uomo si configura con i caratteri dell’unità e dell’essenzialità, a immagine del suo Dio, unica realtà che nel deserto egli può contemplare.

Quando i primi monaci penetrarono nel deserto, vollero esprimere con il loro esodo il desiderio di essere realmente liberi da ogni cosa della terra e, per ottenere ciò, si misero in una situazione tale da non aver più nulla da poter prendere, da essere in uno spogliamento concreto, di fatto, in cui null’altro poter sperare al di fuori di Dio (E. Schillebeeckx).

3. Il deserto prova della fede

Il deserto è dunque il luogo dove la fede è messa alla prova e dove l’autonomia significa impotenza e morte. È sempre attuale anche per noi l’ammonimento di Mosè al popolo d’Israele:

Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che neppure i tuoi padri avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant’anni. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore tuo Dio corregge te (Dt 8, 2-5).

Prova di fede e di obbedienza.

Ecco perché Gesù – nel quale si identifica il vero Israele, l’Eletto, il Servo di Dio – assume radicalmente l’esperienza del deserto e la pone proprio all’inizio della sua vita pubblica, al centro della sua missione redentrice. Come già era stato per Israele, il deserto è il noviziato di Gesù, servo di Dio. Là egli affronta la prova della fede e dell’obbedienza per tutti noi.

Egli intraprende un itinerario, si potrebbe dire, catecumenale per ricevere il battesimo della croce. «Tiene duro» nella tentazione che lo aggredisce con la fame e con la sete, non solo della carne ma soprattutto del cuore e dello spirito. I suoi «no» al tentatore sono un «sì» alla volontà del Padre che lo condurrà dal deserto di Giudea fino al deserto spaventoso della croce. Sospeso come sull’abisso del mondo che lo rifiuta, Cristo si lascerà cadere fino nelle profondità della morte – fino agli inferi – per toccare il fondo della debolezza e della solitudine umana e di là riconsegnare l’umanità nelle mani del Padre. L’abissale deserto della croce diviene cosi il grembo dell’Amore infinito in cui l’uomo nasce figlio di Dio.

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bibbiadesertosalvezzaspiritualità
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