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Gesù aveva una conoscenza superiore agli altri uomini?

Isaac Hsieh

Gaudium Press - pubblicato il 24/03/14

Aveva una vista a raggi x come Superman? Che tipo di “conoscenza superiore” era quella di Gesù?

di Saúl Castiblanco

Quali erano le scienze – i tipi di conoscenza – che illuminavano l'intelligenza divina e umana del Salvatore? Lasciamo che padre Royo Marín ce lo spieghi, basandosi su San Tommaso.

Cristo, in quanto Dio, possedeva e possiede la Scienza Divina, ovvero una comprensione infinita di sé e una conoscenza assoluta “di tutte le cose distinte da sé”, che conosce “non in se stesse, ma nella propria intelligenza infinita, per quanto la sua essenza contiene l'immagine di tutto ciò che non è Lui” (1).

Per questo esclama padre Sauvé: “Voi, o tenero Bambino che dormite nel presepe o riposate nel grembo della vostra Santissima Madre! La visione eterna in persona” (2).

Gesù, però, aveva anche la Scienza beatifica, ovvero quella che deriva dalla visione beatifica, che è posseduta dagli angeli e dai beati e che Egli possedeva in quanto uomo. Ciò è affermato da Royo Marín quando dice che “Cristo, in quanto uomo, ha posseduto la scienza beatifica fin dal primo istante del suo concepimento nel grembo virginale di Maria” (3).

Senza essere di natura infinita, perché questa intelligenza gli derivava in quanto uomo, l'estensione della sua scienza beatifica era incommensurabile. Quanto alle cose create, padre Royo spiega:

In virtù della sua scienza beatifica, l'intelligenza umana di Cristo ha conosciuto nel Verbo assolutamente tutte le cose esistenti secondo tutti i tempi (passato, presente e futuro), perché tutte le sono sottoposte (cfr. 1 Cor 15, 27); anche i pensieri di tutti gli uomini, visto che deve giudicare tutti (cfr. D 2184).

Non ha conosciuto, però, mediante questa scienza beatifica, tutti gli esseri possibili che Dio poteva creare, perché questo equivarrebbe a comprendere Dio. Ha tuttavia conosciuto tutto quello che le creature possono realizzare, perché ha compreso perfettamente nel Verbo l'essenza di tutte le creature, e quindi tutta la loro potenza e la loro virtù, ovvero tutto ciò che sono capaci di realizzare (cfr. STh III 10, 1-4) (4).

Allo stesso modo, Dio-Uomo possedeva la Scienza infusa, cioè “quella scienza che non è stata acquisita mediante l'insegnamento delle creature o l'indagine della propria ragione, ma per specie intelligibili infuse direttamente da Dio nella comprensione umana o angelica” (5), cioè una scienza che proviene direttamente da Dio.

Al riguardo Sauvé afferma che tranne la Vergine Benedetta, “alla quale importanti teologi attribuiscono la visione beatifica per eccezione e solo nei momenti più solenni della sua vita, le rivelazioni più sublimi dei santi dipendono dalla scienza infusa, non dalla visione beatifica. Non era in Dio, ma in alcune idee infuse da Dio che una Santa Caterina da Siena o una Santa Teresa vedevano Nostro Signore. È evidente che Nostro Signore, fin dal primo istante, in tutta la sua perfezione, ha dovuto avere questa scienza infusa da Dio negli angeli, nei santi, nelle anime dal momento in cui abbandonano la terra e conservata mediante lui negli stessi condannati” (6).

Questa scienza, presente in Gesù Cristo dal primo instante del suo concepimento nel grembo della Vergine, è quella che spiega il testo della Lettera agli Ebrei che dice che Cristo, entrando in questo mondo, si è offerto al Padre per fare la sua volontà (cfr. Eb 10, 5-7). Dio incarnato, infatti, “non poteva fare questa offerta con la sua scienza acquisita (visto che ancora non l'aveva), né con la sua scienza beatifica, che si ordina alla fruizione di Dio, non alla realizzazione di atti meritori, com'è stata questa offerta; ha dovuto poi farlo con una scienza infusa da Dio” (7).

Mediante questa scienza infusa, Gesù “abbracciava senza sforzo l'universo intero, tutti i segreti del cielo e della terra, tutti i segreti dei cuori, tutti i tempi. Da Betlemme e da Nazareth, anche mentre il Divin Bambino dormiva o sorrideva, vedeva il Getsemani e la sua agonia, il pretorio e i suoi affronti, la colonna e le sue torture, il Calvario e i suoi dolori e la sua morte spaventosa. (…) Questa scienza non era limitata né dallo spazio né dal tempo, né dall'eternità; si fermava solo davanti all'infinità divina, che chiaramente conosceva, anche quando non la comprendeva, e davanti al mistero della Santissima Trinità, la cui esistenza conosceva per via dei suoi effetti, ovvero mediante la grazia, la gloria, l'incarnazione, senza penetrare la sua natura, essendo una cosa riservata alla visione beatifica” (8).

Gesù possedeva infine la scienza acquisita, che è chiaramente un'intelligenza umana, attraverso la quale acquisiamo mediante il nostro raziocinio le idee, a partire dai dati offerti dai sensi. È chiaro che questa scienza di Gesù era molto superiore a quella di tutti gli uomini, al punto da conoscere tutto ciò che l'uomo può sapere attraverso l'azione del raziocinio agente (9).

Sicuramente la questione non è di facile comprensione – alla fine dei conti stiamo parlando della Seconda Persona della Trinità –, ma grazie a Dio ci sono i testi fonte, e tutti i trattati seri di Cristologia, soprattutto il Trattato del Verbo Incarnato di San Tommaso, per permetterci di immergerci con ammirazione nelle varie scienze della persona divina di Nostro Signore Gesù Cristo.

1 Royo Marín, Antonio O.P., Jesucristo y la Vida Cristiana. Biblioteca de Autores Cristianos. BAC. Madrid. 1961 p. 106.

2 Sauvé. Jesús íntimo. pp. 222-226 in Royo Marín, Antonio O.P., Jesucristo y la Vida Cristiana. Biblioteca de Autores Cristianos. BAC. Madrid. 1961 p. 107.

3 Royo Marín, Op. cit. p. 109.

4 Ibid., p. 111.

5 Ibid., p. 115.

6 Sauvé. Jesús íntimo. pp. 236-240 in Royo Marín, Antonio O.P., Jesucristo y la Vida Cristiana. Biblioteca de Autores Cristianos. BAC. Madrid. 1961 p. 116.

7 Royo Marín, Op. cit. p. 117

8 Sauvé, Op. cit. 241

9 Cfr. Royo Marín, Op. cit. p. 121.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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