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Opuscoli su gender nelle scuole. Il governo: “così non va”

© Public Domain
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La lotta alla discriminazione non può prevaricare il diritto alla scelta educativa dei genitori

Sull'opuscolo dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) che introduce nelle scuole la teoria del gender e che ha suscitato numerose polemiche, interviene con un’intervista al settimanale Tempi (21 marzo) il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione Gabriele Toccafondi, il quale spiega “di non sapere niente di quanto deciso da questo ufficio (l’Unar, ndr) che produce materiale per le scuole, gli studenti e gli insegnanti, con un’impronta culturale a senso unico” e lascia prevedere un intervento del governo per “far chiarezza sugli scopi dell’Unar”.

Ma quella del fascicolo pro-gender non è l’ultima proposta dell’Unar. Tempi denuncia l’arrivo “in occasione della settimana contro il razzismo, della proposta alle scuole di una sitcom, Vicini, in cui si parla di un condominio che accoglie le coppie omosessuali ma non le famiglie con bambini”.

Sulla questione interviene anche il Forum delle associazioni familiari con una nota (forum famiglie.org 21 marzo) nella quale l'associazione sottolinea che “è particolarmente grave che oggi siano in corso di diffusione presso le scuole di ogni ordine e grado materiali didattici ed interventi apparentemente sull’affettività e sulla sessualità, ma che in sostanza tradiscono il giusto mandato di combattere ogni discriminazione, e invece intendono introdurre valori, contenuti e stili di vita riferiti all’ideologia del gender, promossi e gestiti da associazioni prive di alcun accreditamento presso il Miur, senza alcun contraddittorio, e soprattutto senza alcuna richiesta o informazione preventiva ai genitori”.

Il sottosegretario Toccafondi rivela a Tempi che “i libretti sono stati commissionati dal Ministero delle Pari opportunità all’istituto Beck per una spesa di circa 24 mila euro. Alla notizia dei gravi contenuti di questi opuscoli con il ministero dell’Istruzione ho chiesto di bloccarne la distribuzione. Il problema è che qualcuno li aveva già stampati e non si può escludere che siano stati usati o che possano essere fotocopiati. La cosa grave di tutta la vicenda però sta a monte, quando queste tematiche sono state assunte come modello educativo senza il consenso dei genitori, rimasti completamente esclusi dalla cosiddetta strategia per la lotta contro la discriminazione nelle scuole”.

Il governo dunque sta per intervenire anche per precisare gli scopi dell’Unar, spiega il sottosegretario, e per ristabilire il principio della libera scelta dei genitori nell’educazione dei figli: “Quanto sta succedendo, però, dimostra che occorre che i genitori si riprendano il loro posto e che le scuole glielo diano. Anche perché chi riesce a incidere di più sono proprio le associazioni o i singoli genitori che si ribellano all’ideologia imposta”.

Il Forum delle Associazioni familiari nella sua nota osserva che “il documento “Strategia Nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, realizzato dall’Unar, non ha alcun valore normativo, non è mai stato approvato da nessuna istituzione di rappresentanza dei cittadini sia a livello politico che sociale e non può quindi essere presentato come una disposizione obbligatoria per le scuole. Tale documento è inoltre incompleto perché non afferma la responsabilità educativa dei genitori, riconosciuta dalla Costituzione e da altre norme in vigore. Sotto questo aspetto non rispetta neppure la raccomandazione europea che a tal proposito recita: ”Tali misure dovrebbero tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli” (CM/Rec 2010 Consiglio d’Europa)”.

Per approfondire: Gender biologico o ideologico?

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