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“Questo Papa piace troppo”

Vincenzo Pinto/AFP

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 19/03/14

Giuliano Ferrara e il duo Gnocchi e Palmaro scrivono perché - a loro - Papa Francesco proprio non piace

Questo Papa piace troppo” di Giuliano Ferrara ma soprattuto di Gnocchi e Palmaro (di cui parlammo qui qui) edito da Piemme è insieme – per così dire – una invettiva contro il Papa Francesco e un profondo atto di amore alla Chiesa cattolica. Le due cose apparentemente non potrebbero stare insieme secondo molti eppure i due autori con intelligenza e anche con coraggio fanno in modo di tenere insieme le proprie perplessità personali (e perfino di dottrina) con il fervore di chi non vuol stare fuori dalle porte del tempio e dice: “la Chiesa è casa mia”.

Perché ai due ex conduttori di Radio Maria non piace Papa Francesco? La prima risposta che verrebbe da dire scorrendo le pagine del volumetto è: perché piace a tutti. L'idea di fondo del libro – o almeno una delle idee di fondo – è che non ci sia alcuna possibilità di avere un Papa che sia insieme amato dal mondo (in senso evangelico) e insieme pienamente fedele a Cristo. A questa critica – che è radicale e non va presa sotto gamba! – si aggiungono una serie di critiche circa l'orientamento teologico di Papa Francesco, in forte discontinuità (perché le discontinuità esistono e sono sempre esistite nella millenaria storia della Chiesa) con il papato di Benedetto XVI e l'uso disinvolto dei media e della mediatizzazione della figura del pontefice (ma siamo sicuri che tutto questo non sia iniziato almeno, se non prima, con Giovanni XXIII?). A questo si aggiunge una critica – affatto velata e quanto mai comprensibile – con le corti, vecchie e nuove, che girano attorno al Papa o alla sua figura, fin dalle prime pagine: “Ma questa voglia di misericordia e di tenerezza così sì intransigente e intollerante non suona contraddittoria a nessuno. È la dura legge del pop, verrebbe da dire. Anzi, vista l’unanime attitudine a leggere questo pontificato all’insegna di contraddizioni che non infastidiscono neppure quei cervelli cattolici che regnante Benedetto XVI tanto amavano il rigore della ragione, forse è giunto il momento di parlare della dura legge del clericalpop. Un fenomeno nuovo di zecca che, quanto a sberleffi al principio di non contraddizione, non è secondo ad altri. Per fare solo un esempio, basta pensare a quella folta schiera di conservatori che nel 2005 si sentirono al settimo cielo perché era stato eletto Joseph Ratzinger al posto di Jorge Mario Bergoglio e ora sono al settimo cielo perché c’è Jorge Mario Bergoglio al posto di Joseph Ratzinger. E se qualcuno fa tanto di analizzare l’inedito unanimismo che presiede a tali contraddizioni gli viene subito opposto l’inossidabile argomento dell’assistenza dello Spirito Santo durante il conclave. Che però, brandito così malamente e senza giudizio, non spiega perché tale unanimismo sia, appunto, inedito. Per capire le stranezze del mondo d’oggi, persino di quello cattolico, non basta aver orecchiato distrattamente qualche lezione di teologia dogmatica, servirebbe avere almeno un po’ di pratica di costume”. Se qui il problema non è Francesco, lo sono coloro che senza soluzione di continuità si sono spostati da un partito all'altro, per usare una metafora politica, e dicono la loro senza “pudore”: Gnocchi e Palmaro sono come i bambini che gridavano che il re è nudo quando tutta la corte ammira il vestito che non c'è, nella fiaba di Andersen, e parzialmente è vero, almeno rispetto all'ipocrisia che denunciano.

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giuliano ferrarapapa francescosecolarismo
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