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“Non caccio di casa il padre dei miei figli”

© Robert Hoetink

Aleteia - pubblicato il 19/03/14

Il caso delle presunte frequentazioni del marito di Alessandra Mussolini con le baby squillo fanno emergere una riflessione sul rapporto coniugale, sulla responsabilità verso i figli e sul significato del perdono

“Non caccio di casa il padre dei miei figli”, nemmeno se su di lui pesa l’ombra di un fatto grave come la frequentazione di prostitute minorenni. Alessandra Mussolini, esprime le sue prime considerazioni sulla vicenda babysquillo in cui è coinvolto il marito, Mauro Floriani: “Mauro resta pur sempre il padre dei miei figli e non è vero che l’ho cacciato di casa. Per adesso io come, mamma e moglie tradita, penso ai figli e a non destabilizzarli troppo, in attesa che la situazione si chiarisca. Poi, quando sarà il momento, penserò a me stessa e a che cosa sarà meglio decidere per me e per la mia coscienza”.

Quale riflessione porta, al di là del mero scandalo, un fatto del genere? Perché un coniuge ad un certo punto della vita matrimoniale può arrivare al tradimento? Offriamo un’ ipotesi di risposta, traendo spunto da ilCristiano.it

Nutrire l’amore
Se entrambi i coniugi si impegnano attivamente per dare uno spessore d’amore e di dedizione alla loro unione, in tutti gli aspetti della vita quotidiana e colmando di attenzioni ogni sfera del matrimonio, difficilmente si andrà a ricercare altrove qualcosa che (falsamente) ci appaghi di più. 

Il tradimento e poi?
Quali sono le situazioni che si possono presentare dopo il tradimento? La più istintiva, è quella di sancire la rottura definitiva del rapporto coniugale, ammettendo drasticamente che non ci possono più essere spazi d’intervento per un eventuale recupero. L’orgoglio del coniuge tradito è stato ferito a morte e la sua fiducia nell’altro è totalmente scomparsa. Una lama impietosa ha reciso tutti i punti di contatto.

Poi c’è un’altra strada, seppur più difficile da realizzare nell’immediato, cioè quando la ferita brucia. Ma è quella che offre l’opportunità di ristabilire la relazione spezzata. È il perdono vero: la possibilità di ricominciare daccapo, offrendo a chi è caduto l’occasione di ristabilirsi al cospetto di Dio e davanti al coniuge offeso. “Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Ga 6:1).

Un perdono difficile, ma necessario
Per recuperare una relazione dissacrata dall’adulterio è necessario innanzitutto un vero ravvedimento da parte del coniuge adultero, con la sua piena consapevolezza di quale grande dolore ha arrecato all’altro. Senza il ravvedimento, c’è ben poco su cui ricostruire.

Il secondo passo è rappresentato dal perdono. È l’aspetto più difficile per un coniuge tradito, ma è necessario. Perdonare non significa dimenticare, né cancellare con un colpo di spugna il dolore profondo procurato dal tradimento. Non significa neanche fare come se nulla fosse accaduto. Il perdono costa, è inutile negarlo. Nessuno di noi può perdonare a cuor leggero una cosa del genere.

La rabbia, la delusione e la frustrazione ci mantengono in uno stato emotivo che è esattamente il contrario di quello necessario perché si possa perdonare. Quando ci sentiamo offesi, abbandonati affettivamente, rifiutati, colpiti nel profondo e vediamo il nostro amore calpestato in modo così vergognoso, l’ultima cosa a cui pensiamo è proprio perdonare chi ci ha fatto tutto ciò. Perciò non c’è da aspettarsi che passi tutto in fretta e furia e senza dolore.

Lottare contro il male
La Sacra Scrittura ci avverte solennemente riguardo la gravità dell’adulterio, ma il mondo sembra non farci caso. Le seduzioni a volte affondano le loro lame velenose anche nella mente dei credenti. Non lasciamoci travolgere dalla fiumana di peccato che vuole abbattersi anche sulla chiesa del Signore. Sappiamo che “le porte dell’Ades non la potranno vincere” (Mt 16:18), ma ciò non ci esonera dalla vigilanza, anzi, veniamo esortati a “non fare posto al diavolo” (Ef 4:27).

La famiglia è il cuore della chiesa
Questa affermazione fa capire qual è "la posta in gioco". La famiglia è l’obiettivo primario degli attacchi che mirano a rompere il fronte difensivo dell’unità di coppia. Non offriamo al mondo la possibilità di colpire impunemente attraverso peccati come l’adulterio. E se ci dovesse essere qualcuno che è caduto, ma che poi si è ravveduto, rialziamolo con amore e fortifichiamolo con la preghiera, così che possa riprendere, col tempo, il suo posto nell’amore di Dio che sempre ci aspetta a braccia aperte.

LEGGI IL DOSSIER DI ALETEIA SU "PERCHE’ SPOSARSI OGGI"

Tags:
matrimonio

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