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Si può dire che l’omelia è «Parola di Dio»?

© Frederick Manligas Nacino
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Il teologo risponde

Questa lunga premessa alla questione – per la quale è chiaro che la Parola di Dio è un evento inesauribile e vivo che non può essere assimilato alle parole scritte della Bibbia se non in quanto in esse agisce lo Spirito – è necessaria per provare a rispondere alla domanda. Lo faccio con tre considerazioni.

La prima è che se la Parola di Dio è l’evento per il quale Dio si comunica, la parola del sacerdote, in quanto ha ricevuto tramite l’ordinazione un carisma sicuro di predicazione, ne fa parte, ne è riverbero e strumento. Ovviamente questo non riguarda tutte e quante le singole affermazioni del sacerdote di turno, ma come evento liturgico ed ecclesiale di parola, l’omelia è uno dei mezzi attraverso i quali l’unica Parola di Dio si esprime.

La seconda considerazione, legata alla prima, è che l’omelia, in quanto atto liturgico – che tra l’altro fa parte della Liturgia della Parola – partecipa dell’evento di comunicazione di Dio alla sua Chiesa. L’atto liturgico, per esempio quello della Santa Messa, non è un semplice rito umano. Esso è certamente composto di atti umani, ma attraverso di essi è Dio che si comunica, con la sua Parola e la sua Presenza operativa. Quindi tutto ciò che partecipa di questo atto è in qualche modo sottratto alla semplice fattualità umana per divenire l’azione di Cristo a favore della Sua Sposa, la Chiesa. Egli le parla, la consola, la riveste dei Suoi doni e della Sua presenza. Anche attraverso le parole del sacerdote nell’omelia.

Infine, occorre sempre dire che la Parola di Dio accade in quanto è accolta. Là dove non è ascoltata e accolta cordialmente e fattivamente la Parola di Dio non accade, non ha incidenza. Immaginiamo una assemblea in cui tutti i membri sono totalmente distratti, presi da altro, compreso il prete, e in cui risuona la Parola di Dio proclamata nelle letture. Essa, formalmente è offerta da parte di Dio, ma non accade come Parola in quanto non è accolta.

Questo è dire la somma benevolenza e condiscendenza da parte di Dio che usa le parole umane (le scritture, l’omelia, ecc…) con il rischio che queste non vengano accolte: «Egli venne fra i suoi ma i suoi non l’hanno accolto» (Gv 1,11). Dio si è piegato per comunicare con noi al linguaggio umano ed alle sue leggi, per le quali una parola non ascoltata, non è parola, cioè non comunica, non produce il suo effetto. Essa – pur somma e sovrana e vera come la Parola di Dio – per essere tale deve essere ascoltata. Per questo, che l’omelia sia Parola di Dio (cioè che Dio si comunichi attraverso quelle parole che tentano di spiegare e attualizzare le Scritture), occorre una cordialità di ascolto e disponibilità a lasciarlo parlare. Non è essenziale – è anche impossibile – che il sacerdote nella sua omelia le dica tutte giuste, che siano tutte azzeccate le sue parole. L’omelia, in quanto strettamente legata alle Scritture proclamate è una ulteriore occasione per Dio di comunicare sé, purché ci sia anche un cuore disponibile ad accoglierlo.

Qui l’originale

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