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Si può dire che l’omelia è «Parola di Dio»?

© Frederick Manligas Nacino
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Il teologo risponde

Sono vostra affezionata abbonata da tanti anni. Un bravo giovane sacerdote, spiegando la liturgia, ci ha detto che, nella Messa, anche l’omelia (la «predica») è «Parola di Dio». Io ho espresso perplessità e sono perplessa (con tutto il rispetto per il sacerdote che parla). Grazie per il chiarimento.

Risponde don Filippo Belli, docente di Teologia biblica alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Da qualche decennio l’espressione «Parola di Dio» risuona spesso nel vocabolario cristiano, catechetico ed ecclesiastico. L’impressione però è che sia utilizzata in modo restrittivo e superficiale, senza coglierne tutto il valore e la profondità. In pratica, spesso, essa è utilizzata per indicare le Sacre Scritture. Ma questo, appunto, è molto limitativo e anche fuorviante.

Noi non siamo una religione del libro, siamo, invece, la religione del Verbo incarnato e vivente. Dio ha parlato e continua a parlare in modo vivo: «la Parola di Dio è viva ed efficace, più tagliente di una spada a doppio taglio» (Eb 4,12). La Parola di Dio non può essere ridotta alla sua testimonianza autorevole privilegiata, canonica e ispirata che è la Sacra Scrittura.

La Parola di Dio è l’evento di Dio che parla agli uomini di ogni tempo, che si mette in dialogo con loro per farsi conoscere e per ammetterli alla comunione con sé mediante Cristo. Nessuna parola umana può contenere ed esaurire questo evento, se non in forza dello Spirito che agisce attraverso le parole scritte per farlo accadere oggi come Parola viva. Scriveva tempo fa Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose: «Che rapporto intercorre tra Parola di Dio e Scritture? È la stessa testimonianza biblica che mostra che non vi è coincidenza tra le due realtà e che la Parola eccede la Scrittura e non ne è esaurita. La parola di Dio è un’energia, una realtà vivente, operante, efficace, eterna, onnipotente. Dio parla e la potenza della sua parola si manifesta negli ambiti della creazione e della storia […] Questa Parola di Dio è dunque realtà ben più ampia della Scrittura» (Enzo Bianchi «La lettura spirituale della Scrittura oggi» in L’esegesi cristiana oggi, Piemme, Casale Monferrato 2000, p. 235).

La testimonianza privilegiata di tale Parola è la Scrittura, ma essa è Parola di Dio non in modo diretto e immediato. Il Concilio Vaticano II a proposito spiega che «le Scritture contengono la Parola Dio e in quanto ispirate, sono realmente Parola di Dio» (Dei Verbum 21). La Scrittura «diventa» Parola di Dio in quanto è all’opera lo Spirito Santo, non solo nella sua scrittura, ma anche nella sua ricezione. È tanto vero che la Bibbia è letta da moltissimi in modo «laico», cioè senza implicare che attraverso di essa parli Dio, cioè al di fuori dell’ambito dello Spirito che l’ha suscitata e la rende Parola attuale e viva. 

L’esortazione apostolica «Verbum Dei» di Benedetto XVI, l’ultimo documento magisteriale riguardo la Parola di Dio, afferma al numero 7: «Questa espressione [vedi: Parola di Dio] riguarda la comunicazione che Dio fa di se stesso. […] Dunque l’espressione "Parola di Dio" viene qui ad indicare la persona di Gesù Cristo, eterno Figlio del Padre, fatto uomo». Ma l’esortazione spiega anche che quest’unica parola di Dio assume significati diversi e si può dunque parlare di una sinfonia della Parola. Essa continua: «la stessa creazione, il liber naturae, è anche essenzialmente parte di questa sinfonia a più voci in cui l’unico Verbo si esprime. Allo stesso modo confessiamo che Dio ha comunicato la sua Parola nella storia della salvezza […] ed ha la sua pienezza del mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Figlio di Dio. E ancora, Parola di Dio è quella predicata dagli apostoli […] Infine, la Parola di Dio attestata e divinamente ispirata è la Sacra Scrittura».

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