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Padre Bergoglio mi ha salvato la vita durante la dittatura argentina

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Associated Press - pubblicato il 17/03/14

Quando Bergoglio divenne provinciale nel 1973, in America Latina si facevano strada nuove correnti di pensiero influenzate dal Concilio Vaticano II – che fissò i lineamenti per un rinnovamento della Chiesa –, come la Teologia della Liberazione. Ci si concentrava sulla profonda disuguaglianza sociale provocata dal sistema capitalistico nel continente e sull’aiutare i poveri a liberarsi dall’oppressione.

In Argentina nacque il Movimento di Sacerdoti per il Terzo Mondo, che orientarono la propria azione pastorale verso i quartieri emarginati. I militari li accusavano di essere “comunisti” e assassinarono mezzo centinaio di membri di vari ordini religiosi e del clero diocesano, secondo Larraquy.

Seduto in uno dei giardini del Colegio Máximo, il sacerdote Juan Carlos Scannone, che venne perseguitato per aver fornito sostegno spirituali ai poveri di una villa miseria e dice di dovere la sua vita a Bergoglio, ricorda il timore che provava quando percorreva i 12 isolati dal quartiere operaio La Manuelita, dove andava ogni giorno per “imparare dalla saggezza popolare”, al palazzo gesuita.

“Bergoglio mi disse di non venire mai solo, di farmi accompagnare, perché se fossi scomparso ci sarebbero stati dei testimoni”, ha raccontato Scannone, che è anche l’ideologo della Teologia del Popolo, una corrente non marxista della Teologia della Liberazione. Le sue riflessioni erano pubblicate su riviste specializzate, alle quali i militari prestavano un’attenzione particolare.

Per Scannone, in quel periodo Bergoglio lo difese ogni volta che i vescovi mettevano in discussione le sue riflessioni.

Durante la brutale repressione, tre seminaristi che lavoravano nella diocesi del vescovo terzomondista Enrique Angelelli, assassinato nel 1976, si nascosero nel Colegio Máximo, secondo Scavo.

“Era un’epoca difficile perché intorno all’edificio c’erano sempre dei militari. Bergoglio aveva una strategia: suscitava fiducia in loro perché non pensassero che c’erano delle persone nascoste. L’ho visto salvare delle vite”, ha raccontato Miguel La Civita, uno di loro.

Secondo Larraquy, il leader dei gesuiti sosteneva l’azione solidale dei suoi uomini nei confronti dei più poveri, ma non era d’accordo con il loro impegno politico e sul fatto che avessero contatti con i membri della guerriglia. “Bergoglio li obbligava ad abbandonare l’ordine, ma non dava loro nessun luogo di incardinazione nel clero e restavano un po’ sospesi”.

I gesuiti furono detenuti nella Scuola di Meccanica dell’Armata (ESMA), principale centro di torture e detenzione illegale durante il regime. Vennero liberati nell’ottobre 1976.

Nel 2010, Bergoglio ha dichiarato come testimone di aver incontrato i dittatori Jorge Rafael Videla ed Emilio Massera per intercedere per i religiosi.

“Sono riconciliato con gli eventi e considero la questione chiusa”, ha affermato Jalics in un comunicato dalla sua residenza in un monastero della Germania dopo che Bergoglio è stato eletto papa. Yorio è morto nel 2000. Sua sorella ha dichiarato che è morto credendo che Bergoglio l’avesse tradito.

Secondo Scannone, amico personale di Yorio, “Bergoglio ha fatto tutto il possibile per liberarli”.

Leader di organizzazioni per i diritti umani concordano sul fatto che Francesco aiuterebbe a spazzare via ogni dubbio se diffondesse gli archivi della Chiesa sulla dittatura.

“Glielo abbiamo chiesto e continuiamo ad aspettare. La Chiesa è stata parte della dittatura, è stata complice diretta e oggi co
ntinua a non diffondere nulla di ciò che ha archiviato”, ha lamentato l’avvocato Bregman.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
argentinapapa francescoteologia della liberazione
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